L'ERRATA VISIONE DEL POTENZIALE TURISTICO
 l'«errata visione del potenziale turistico»* rimane il problema irrisolto di un altopiano privo di un governo unitario del turismo, la sua economia centrale; questa attività di ricerca impone oggi alte competenze di marketing che sul territorio oggettivamente non ci sono, esattamente come non c'erano in altri territori prima che questi adottassero politiche unitarie, forme di governo partecipato e linee guida condivise dentro cui operare e comunicare coadiuvati da consulenti esterni |||||||||| «un’insufficiente conoscenza delle caratteristiche della clientela e delle tendenze di mercato nuoce all’elaborazione di prodotti turistici in grado di soddisfare la domanda esistente»*: un'esempio di questa anomalia è rappresentato dalla paradossale mancanza (2012) di una rete unificata di percorsi pedonali estate/inverno che colleghi gli otto comuni, una rete che sappia connettere l'altopiano in un unico "parco", promosso in internet sotto un unico marchio (cfr_oltre 775 firme raccolte su www.liberaconsulta7c.it)  |||||||||| proprio come fin dal 1996 mette in guardia la Commissione europea, questa «errata visione»* porta inevitabilmente i decisori locali a progetti eccessivamente grandi, con effetti devastanti per l'economia, il paesaggio, l’ambiente; porta, altrettanto inevitabilmente, al degrado dei siti naturali e della cultura locale; sono fenomeni indicatori di degenerazione del territorio, di «perdita dell’identità locale»*, rappresentano il primo effetto della distanza di una attuale visione del turismo |||||||||| la mancanza di condivisione dei progetti, la loro visione antistorica, il «degrado dei siti naturali»* e la «perdita o "folklorizzazione" dell’identità locale»* sono i fattori che oggi generano la deriva del Sistema Turismo Altopiano e, purtroppo, genera progetti «eccessivamente grandi»* come la cosiddetta riqualificazione della piana di Marcesina, grandi impianti a fune in quota, ciclopedonale da Folgaria, trasformazione del paesaggio secolare limitrofo ai centri con una vastità di campi da golf... |||||||||| porre al centro una «errata visione del potenziale turistico» è in antitesi ad uno «sviluppo turistico che scaturisca da una cooperazione e dal dialogo tra la popolazione e i diversi operatori locali interessati»*; predisporre queste condizioni per lo sviluppo comune è dunque il vero compito degli amministratori (decisori), non lo è invece pensare e progettare singolarmente, direttamente, in base alla propria cultura, formazione, intuizioni ||||||||||   * cfr_Commissione europea, Progetto LEADER, Valutare il potenziale turistico, Peter Zimmer e Simone Grassmann, 1996

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 24/12/2011 9.11.05 | Id messaggio : 105


VERSO QUALE QUALITA' DEL TURISMO
Quello sulle politiche del turismo (nb_non "programmazione degli eventi") è un dibattito che in altopiano non si vuole, l'argomento rimane un tabù, ed è blindato dai vertici decisionali; chi dice la sua diviene oggetto di attacchi personali; da questi attacchi emergono negatività, slegocentrismo e localismo antistorico; sono esattamente i disvalori che il sindaco di Conco Graziella Stefani ha denunciato come la cattiva pratica in cui «il più forte o il più furbo o il più potente non porterà benefici» al territorio. No, non li ha portati infatti. Le buone pratiche di turismo territoriale (nb_non di "località turistica") di montagna parlano da anni di successi di un «autonomia "partecipata" che crea ricchezza» (Il Sole24 Ore, lunedi 28.11.11, inserto RAPPORTI). Spetta ad Asiago, come leader, l'avvio di un normale (altrove) governo partecipato per lo sviluppo di un'economia dell'occupazione diffusa nel turismo. Se Asiago non lo fa, non si ponga però ancora l'alibi "soldi": per favorire la qualità del dibattito e trovarsi sistematicamente attorno ad un tavolo ("c" come Comunità) per condividere sfide comuni ("i" come Innovazione) non si parte mettendo al centro singoli progetti disorganici o accordi sottobanco, ma capacità riconosciute ("t" come Talenti), amore per la propria terra di antica fratellanza ("t" come Territorio), l'onestà intellettuale, in fine, di ascoltare ("a" come Accoglienza). Pur dietro l'angolo, nessuno indica questa via come facile, semplicemente come l'unica. Non è solo la maggior disponibilità di fondi, che sappiamo essere sempre pochi, il punto di partenza da cui fondare il governo federato del turismo altopianese, lo è la loro gestione responsabile e condivisa. Si tratta quindi di volontà politica, quella che si esprime attraverso opinioni e, soprattutto, si conferma votando. Senza questo passaggio, niente emancipazione verso la competitività ma ancora emarginazione e consumo di paesaggio.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 02/12/2011 13.51.08 | Id messaggio : 102


IL PAESAGGIO È UN BENE COMUNE
IL PAESAGGIO È UN BENE COMUNE ||| «Il paesaggio, forse a prima vista meno tangibile dell´acqua, è un bene comune perché tutelandolo si preservano l´ambiente, la sicurezza delle persone, le attività agricole, i suoli, la bellezza.» ... vi propongo di seguito la lettura dell'articolo di CARLO PETRINI tratto da La Repubblica del 28 ottobre 2011 ||| «Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi». Parole di Andrea Zanzotto, il grande poeta che ci ha da poco lasciato all´età di 90 anni. È una citazione famosa, che chi si batte contro il consumo di suolo (Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Alberto Asor Rosa, Luca Mercalli, Luca Martinelli) giustamente conosce e non esita a utilizzare. Mi accodo buon ultimo anch´io, a maggior ragione di fronte a cosa hanno subito la Liguria e la Toscana negli ultimi giorni, senza dimenticare come Roma è andata in tilt una settimana prima a causa di piogge più intense della norma. Sia che si chiami in causa il cambiamento climatico, sia che si accusi l´eccessiva e disordinata cementificazione, più o meno indirettamente dietro a queste sciagure c´è sempre la mano incauta dell´uomo. Perché il cambiamento climatico lo causiamo noi, la cementificazione selvaggia la pratichiamo noi, abusiva o legale che sia. Le connessioni nascoste tra ciò che facciamo e certe loro brutte conseguenze sono sempre meno nascoste. E fanno male in termini di vite umane, territori cancellati, danni ingenti.Allora, pur se profondamente rattristato dalle ultime alluvioni, voglio dare una buona notizia: domani, a Cassinetta di Lugagnano (MI), ci sarà la prima costituente Assemblea Nazionale del Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. Aderenti da tutta Italia lanceranno la campagna “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”. Non si può aspettare oltre, urge una mobilitazione. Oggi, dopo quell´insostituibile bene comune qual è l´acqua siamo passati anche alla tutela attiva sul territorio del secondo bene comune irrinunciabile: il suolo fertile. Come il Forum Nazionale dei Movimenti per l´Acqua che ha vinto l´importante battaglia dei referendum nello scorso giugno, anche i movimenti per la terra e il paesaggio hanno deciso di unirsi per agire concretamente, capillarmente sui territori e a livello nazionale. Non è importante dire chi c´è dentro. Anche se le migliaia di aderenti possono vedere sul sito che è il cuore del Forum, www.salviamoilpaesaggio.it, nessuno è qui per fare pubblicità a se stesso o ad altre cause. La bandiera è quella del paesaggio, dei suoli fertili, della loro integrità per rifuggire anche eventi drammatici come quelli liguri. È una bandiera che va al di là di qualsiasi colore o interesse particolare. Migliaia di singoli cittadini, centinaia di organizzazioni nazionali hanno già aderito, stanno nascendo i comitati locali, e chiunque è libero di costituirli.Chi legge con attenzione i giornali, i più diffusi o quelli più piccoli locali, sa che i temi della difesa del suolo libero dalla cementificazione e la tutela del paesaggio sono tra quelli che stanno più a cuore ai cittadini. Normalmente gli articoli che ne parlano e che appaiono su queste pagine sono quelli che scatenano più e-mail di commento, ma soprattutto segnalazioni di cittadini che si oppongono alla costruzione di una zona industriale in un´area agricola, alla devastazione di tratti di costa, a piani regolatori scellerati, alla rovina per sempre del profilo di meravigliose colline e valli. Le denunce continuano a migliaia in tutto il Paese, dai casi più eclatanti ai piccolissimi scempi che rosicchiano minime porzioni di suolo fertile. Ora finalmente ci sarà un vero strumento per passare all´azione, entriamo nel vivo rispetto a un tema dove l´hanno sempre fatta da padrone grandi speculatori, poteri forti e l´interesse di pochi contro quelli della collettività.La campagna “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”, cui è sufficiente aderire on-line, vuole fare da amplificatore per i problemi a livello locale, ma il Forum che la promuove sta lavorando a due importanti progetti, – potenzialmente dirompenti come i referendum sull´acqua – che si lanceranno domani a Cassinetta di Lugagnano. Il primo è la richiesta da parte dei cittadini al proprio Comune di un censimento, sul proprio territorio, di tutti gli edifici pubblici e privati, civili e industriali sfitti, vuoti e inutilizzati. Soltanto prendendo in considerazione le grandi città, negli ultimi dieci anni in Italia si sono costruite 4 milioni di case, mentre pare che ce ne siano almeno 5,2 milioni di vuote. Per non parlare dei capannoni, la cui proliferazione negli ultimi anni insulta anche il più maleducato senso estetico: continuo a vederne di abbandonati ovunque, con striscioni appesi che ne implorano l´affitto. Prima di costruire altro allora capiamo che cosa c´è a disposizione, utilizziamo l´inutilizzato, smettiamola di edificare dove non si può o dove non si dovrebbe, non sacrifichiamo più suolo libero, perché è fondamentale per la nostra agricoltura e il turismo, ma anche per prevenire frane e alluvioni.Il censimento è una prima mossa, e saranno i comitati locali a pretenderlo, ma poi ci sarà un secondo strumento: il Forum sta lavorando a una legge d´iniziativa popolare per arrivare a una moratoria nazionale al consumo di suolo. La Provincia di Torino ha già fatto una legge di questo tipo, ed è uno degli esempi che cercheremo di seguire, insieme alle legislazioni tedesche e britanniche molto più restrittive delle nostre. Il Comune di Cassinetta di Lugagnano, scelto per la prima Assemblea Nazionale dei Forum per la Terra e per il Paesaggio, è un altro esempio virtuoso perché ha dichiarato il suo territorio “a crescita zero”, come del resto già altri piccoli comuni in Italia (e li volevano cancellare!). Non entrino in fibrillazione quelli del settore edilizio: abbiamo così tante case da ristrutturare, da buttar giù per tirarne su di nuove, di brutte da abbellire, senza contare l´enorme sforzo da fare per migliorare l´efficienza energetica che ci sarà lavoro in abbondanza per tutti nei prossimi anni. Come vediamo, ancora una volta in futuro dovremo privilegiare la qualità rispetto alla quantità, fare lavori migliori che dureranno di più nel tempo e miglioreranno la nostra vita e i luoghi in cui viviamo: c´è meno margine per speculare, ma più possibilità per guadagnarci tutti quanti qualcosa ed evitare catastrofi. Ciò che si spende per riparare a disastri come quello occorso in Liguria – ma che ormai si rincorrono mese dopo mese in ogni parte d´Italia – è di gran lunga più costoso di quanto non spenderemmo mai per un´attenta e corretta gestione del territorio.Non c´è bisogno di nuove case, non c´è bisogno di nuovi capannoni: è ora di capire che chi li fa li fa soltanto per il proprio tornaconto privato, e intanto distrugge un bene comune. Rispettiamo la proprietà privata, ma il bene comune deve avere la precedenza. Il paesaggio, forse a prima vista meno tangibile dell´acqua, è un bene comune perché tutelandolo si preservano l´ambiente, la sicurezza delle persone, le attività agricole, i suoli, la bellezza. Il privato, fatti salvi i suoi diritti, non può privare il resto della comunità di qualcosa d´insostituibile e di non rinnovabile. Il privato non può privare. |||

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 31/10/2011 8.13.42 | Id messaggio : 101


CONTRIBUTO AL DIFFICILE DIALOGO TRA I NOSTRI COMUN
Dopo aver letto più volte l'articolo del Sindaco di Conco, D.ssa Graziella Stefani, sul numero 352 dell'Altopiano, mi sono detto: finalmente uno degli attori istituzionali dell'Altopiano rompe un tabù, spezza un silenzio assordante su certi argomenti, che dura da anni, portandoli alla pubblica attenzione: la concertazione tra Comuni, Enti, categorie economiche; il modello di sviluppo funzionale alle esigenze del nostro variegato territorio; i problemi di ordine demografico, sociale, economico in genere. Subito dopo, a cascata, mi sono passate per la mente una serie di considerazioni: la prima, conseguente anche alla attività amministrativa recentemente sperimentata, riguarda la mancanza di concertazione tra comuni, e non solo, anche tra categorie economiche e associazioni, nonostante lo stimolo dei vari bandi e iniziative dell'Unione Europea, che attraverso i vari programmi Interreg, Spazio Alpino e altri,ci mette a disposizione ingenti contributi finanziari, condizionandoli però ad una consultazione tra le parti e condivisione di strategie, scelte e progetti, di area vasta; una delle possibili cause di tale negatività potrebbe essere il carattere individualista e campanilista della nostra gente, inammissibile però quando presente anche negli amministratori degli enti, che, in teoria, dovrebbero rappresentare la crema del territorio e guardare alle problematiche e alle loro soluzioni con una visione razionale e di medio-lungo termine. Le soluzioni a parte dei problemi prospettati dalla D.ssa Stefani esistono da tempo: nel corso degli anni sono state avanzate proposte innovative da più parti, ma giacciono nei cassetti dei vari enti; ho partecipato, insieme a me molte altre persone, a decine di conferenze, dibattiti, simposi vari, in cui ricorrevano, riconosciute da tutti, le stesse problematiche e venivano additate soluzioni innovative condivise da molti, salvo poi riscontrare, il giorno dopo, il ritorno alle vecchie consuetudini: Marketing Territoriale, filiera del legno, consorzio di servizi, PATI, mobilità dolce, piani di sviluppo comprensoriale sono quelle che di primo acchito mi vengono alla mente. Esistono reti di paesi alpini, anche di altri stati, come la rete di Comuni Alleanza nelle Alpi, e associazioni, quali la CIPRA, che stanno sperimentando da tempo pratiche innovative sul calo demografico e l'invecchiamento della popolazione, su un turismo, anche ambientale, sostenibile e spalmato su tutte le stagioni, sulla creazione di filiere forestali ed agricole, sulla viabilità e mobilità, tutte problematiche che ci accomunano: però i nostri rappresentanti, salvo a quanto pare uno, si ostinano a voler perseguire ognuno la propria strategia, improvvisandosi specialisti in tutti i settori, con sperpero di risorse e continuo peggioramento delle nostre realtà socio-economiche. L'altra considerazione poi, relativa alle problematiche sollevate, riguarda il modello di sviluppo cui facciamo riferimento: l'abnorme attività immobiliare degli ultimi 40-50 anni ci ha assuefatti all'idea che ogni progresso della nostra economia non possa prescindere da tale indirizzo. Anche se a parole, almeno ultimamente, si auspica di perseguire un modello diverso, tale assuefazione è sottilmente compenetrata nella mentalità delle categorie economiche e politiche, nella visione delle persone, al punto da determinare il tipo di soluzioni che si propongono alle difficoltà universalmente riconosciute, imitando in parte i comportamenti e le strategie delle città e dei paesi di pianura. La rosa di politiche e le scelte messe in atto da una città di pianura rispondono ad esigenze diverse e non possono essere, pari pari, trasferite alle nostre realtà. Se vi soffermate un momento sulla storia della Reggenza, sulle sue istituzioni e ordinamento, noterete che una delle principali attività era la gestione capillare di tutto il suo territorio, attraverso i colonnelli, le vicinie, e tutto l'ordinamento di tipo federale che si era data ( dopo quella elvetica, la più antica federazione europea). Il principio informatore delle nostre città di pianura, quasi tutte anticamente murate, è di tipo centralistico, un sistema urbano-centrico, che ne ha determinato il tipo di evoluzione, con i risultati, anche negativi, che abbiamo sotto gli occhi: inurbamento, concentrazione eccessiva di servizi commerciali e professionali,inquinamento, stress anche ambientale, cattiva qualità di vita, ( d'altronde è per questo che i cittadini vengono in montagna, per l'aria, l'ambiente, il paesaggio, per la possibilità di vivere qualche giorno in un ambiente sano e salutare), la città mangia con l'agricoltura, però non la vede, non le è connaturata, mentre per noi essa è parte intrinseca e necessaria del nostro paesaggio, integrata nella nostra economia, attività indispensabile per mantenere quel paesaggio e quell'ambiente che ci rendono attrattivi. Penso quindi che, coerentemente, dobbiamo assumere nelle nostre strategie un modello diverso da quello urbano-centrico della pianura; dobbiamo guardare al nostro territorio come un tutto unico, quasi un organismo vivente, in cui ogni parte ha la sua funzione e le sue necessità, per cui se muore o soffre un organo o un arto, soffre l'intero; dobbiamo coltivare la nostra diversità e le diversità tra noi, percepirle come un arricchimento e non un handicap, un pò come succede nella natura, la cui qualità si misura con il livello di biodiversità. Dobbiamo sforzarci di vedere la nostra casa con l'occhio dell' ospite, che ci viene a trovare, per adesso, solo quindici-venti giorni l'anno, preoccuparci, prima di tutto, di starci bene noi, procurare una buona qualità di vita a noi e i nostri figli, curare e sviluppare le particolarità e potenzialità che ci distinguono dalla pianura e dagli altri ambienti, soprattutto non assimilare le abitudini e i comportamenti dei cittadini. Per percorrere questa strada, raggiungere unità di intenti, concertare strategie, è necessario consorziare il più possibile servizi ora gestiti dai vari comuni, raggiungendo una forte economia di scala e una più equa ripartizione dei loro benefici; creare dei tavoli di partenariato permanenti, anche con i privati e le categorie economiche; unificare la gestione del nostro patrimonio silvo-pastorale creerebbe una massa critica sufficiente a costruire e gestire in maniera sostenibile una filiera del legno locale, con evidenti ricadute sul piano occupazionale ed economico; implementare l'attività delle malghe con l'agriturismo, valutando anche il loro utilizzo come centri servizi per lo sci da fondo, aggiungerebbe un'integrazione complementare al reddito dei nostri agricoltori; creare un centro servizi per la gestione unitaria del marketing territoriale razionalizzerebbe la spesa per la promozione oggi dispersa in mille rivoli negli otto comuni, con un effetto moltiplicatore e qualitativo per tutto il territorio, trasformando il turismo nel nostro petrolio; creare occasioni di incontro e competitività costruttiva tra i nostri paesi, penso, per esempio, all'idea e al progetto di Giancarlo Bortoli del Palio dei Comuni ( e nei Comuni) ci farebbe riscoprire, forse, la nostra fratellanza; tornare, in fondo, allo spirito solidaristico della Reggenza, approfondendone anche la conoscenza, approfittando dell'occasione, come suggerisce la D.ssa Stefani, del settecentesimo anniversario della fondazione della " Spettabile".

Autore: Giampaolo Carboniero | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 15/09/2011 11.02.26 | Id messaggio : 100


TRE CASE SU QUATTRO SONO DI "FORESTI"
Gian Antonio Stella, Corriere della Sera del 30 agosto scrive: «Cortina ha poco più di 6.000 abitanti e circa l'80% della proprietà immobiliare è in mano a non residenti. Asiago ha mezzo migliaio di anime in più e insieme con Roana e Gallio, gli altri due principali poli di attrazione dell'Altopiano dei Sette Comuni, storicamente affratellati dalla comunità cimbra (Siben Alte Komeun) condivide la stessa sorte: quasi tre quarti delle case sono intestati a «foresti». Una risorsa, per chi vive di turismo, e nessuno è così sciocco da lagnarsene. Ma, insieme, anche un problema. Sempre più grave.» Proprio in questa situazione, «sempre più grave» come dice Stella, qualcosa oggi si sta spezzando e qualcos'altro invece si potrebbe un po' riaggiustare. In altopiano (troppo lentamente, e con solo il sindaco Gios in evidenza) si sta spezzando l'idea che l'economia delle immobiliari sia un'entità sovrana, in nome della quale sacrificare l'entità e l'autodeterminazione di un'antica comunità. Gli altopianesi stanno pagando caramente la loro lontananza dal governo del territorio. Riappropriarsene significa rompere l'egemonia economica delle immobiliari e fermare la perdita «sempre più grave» di ambiente, ma soprattutto di identità. Ma le amministrazioni non fanno nulla per favorire l'emancipazione dal basso in questo senso... Altrove il processo è già ben avviato: l'economia turistica di vallata, intesa come governo della risorsa comune e matrice stessa di preservazione dell'ambiente, rappresenta la "normalità". Questa visione è in linea con le direttive per l'emancipazione delle aree rurali emanate dalla Comissione europea. La rinascita dell'altopiano è possibile solo "dentro" la rinascita del turismo; questa è possibile solo "dentro" la rinascita culturale, che a sua volta implica una visione unitaria del turismo in continuità con la tradizione secolare del buon governo del territorio. Cioè "dentro" a quell'eredità che è la "fratellanza" dei Siben Alte Komeun.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 03/09/2011 14.48.30 | Id messaggio : 99


LA REGGENZA COMPIE 7OO ANNI
...illuminante, bravissima. Ancora una volta è una donna a "vedere" oltre: «il più forte o il più furbo o il più potente non porterà benefici»; così il sindaco di Conco Graziella Stefani conclude il suo intervento titolato IL DIFFICILE DIALOGO TRA I NOSTRI COMUNI a pag. 1 de L'Altopiano n° 352 in edicola da ieri

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 07/08/2011 15.04.31 | Id messaggio : 98


OSSERVAZIONI TURISTICHE: TIR, Turisti In Rivolta
«Turisti in rivolta», titola così la stampa locale di metà Luglio. Era fine giugno quando da queste pagine [ndr 25.06, pag 8] argomentavo che agli ospiti andrebbe prudentemente ricordato di trovarsi in ZTL (Zona a Turismo Limitato). Puntuali le lamentele per i percorsi "per tutti" della Grande Guerra, e non, con «Cartelli divelti. Segnali devastati. Ci si perde». Se i percorsi in altopiano hanno «competenze miste su centinaia di chilometri» e in Comunità Montana si è inermi perchè «Bloccati da tagli finanziari», all’assessore al turismo Andrea Benetti non resta da ribadire che «Certamente sarebbe preferibile una gestione unitaria e comprensoriale». E’ semplice, la disorganizzazione è frutto della mancanza di un unico coordinamento. L'organizzazione di una rete pedonale rappresenta un'infrastruttura intercomunale con la quale collegare tutti i punti di interesse turistici già esistenti. In una visione unitaria, i vantaggi immediati sono un sensibile implemento della qualità del turismo a fronte di un investimento minimo, profiquo nel tempo, estate e inverno, a partire dai centri, con minimi costi di manutenzione e opportunità occupazionali, produttive, diffuse sul territorio. Ma allora, perchè manca una unica, grande rete pedonale ben tabellata e «Ci si perde»? Perché a governare il turismo degli otto Comuni non è la normale logica dell’agire per obiettivi condivisi, ma la logica dell’amministratore locale, finalizzata al proprio elettorato locale: la priorità sono le opere che offrono la visibilità da tradurre in consenso elettorale nel breve termine. Ecco quindi dai municipi la “priorità zero”, niente deleghe per la rete pedonale alla Comunità Montana Spettabile Reggenza 7 Comuni. Ciascuno per sé, per la propria visibilità elettorale, ultimo il sindaco di Gallio con i suoi “Sentieri galliesi”, progetto in piena antitesi con una visione unitaria a partire dal nome e con itinerari che raggomitolano il centro a se stesso. Unire le forze attorno ad un preciso progetto unitario a 5 anni per un turismo sostenibile è una precisa responsabilità dei decisori. Non è così e ciascuno incolpa gli altri. Fondi per i Comuni a confine col Trentino: il sindaco di Asiago Gios bacchetta gli altri «Progetti assurdi e la solita disarmonia». Tutto già visto, più soldi arrivano più contrasti si vedono, lavorare assieme è una sfida culturale, implica saper tornare ad essere se stessi, significa rimettere al centro una federazione secolare di comuni, non Asiago. Solo da questa consapevolezza, rivisitata oggi come Sistema Turismo Locale, si può guardare alla valorizzazione attraverso l’avvio di un nuovo turismo sostenibile (ambiente) e condiviso (territorio). Sintomo dell’attuale fase di deriva culturale e identitaria, il magazine "Il Venerdì di Repubblica" di venerdì 29 luglio, pag 76, riporta ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI DI ASIAGO (TRENTINO). Mi chiedo, tra «sette comuni di Asiago» e «Trentino», quale sia la maggior inesattezza. Riecco un’altro bivio senza cartelli: o coesi protagonisti della straordinaria unicità delle proprie secolari radici storiche, o dritti verso l’emarginazione culturale e turistica, aspetti che per l’altopiano inevitabilmente si fondono. La rete di percorsi pedonali implica unitarietà e “multidisciplinarità”, ovvero un lavoro di gruppo delegato, permanente, finalizzato a raggiungere nel medio lungo termine una crescente qualità dell’accoglienza percepita: vale per Gardaland, per le Cinque Terre, per l’Alta Val Punteria … per il magnifico Parco Reggenza Altopiano 7 Comuni IL PARADOSSO: tra Asiago e Gallio, centri ad alta vocazioni turistica, Amministrazioni rivolte a infrastrutture pluri milionarie, nel 2011 ancora neppure un solo, misero, pur orticato, percorso pedonale di collegamento. Provare per credere, poi scrivete. L’ALIBI SOLDI: dall'accordo col Trentino l’Amministrazione di Asiago fa arrivare 500.000 euro che rappresenta il 50% di quanto previsto per l’implemento del golf; la Presidente Gemmo ringrazia il sindaco che «si è adoperato con celerità e abnegazione per agevolare il compimento degli iter burocratici e procedurali necessari»; la rete pedonale non è una priorità, fra tutto l'altopiano (8 comuni) niente soldi per la fruibilità a partire dagli alberghi, estate/inverno, nordic walking, cultura locale, toponomastica e microstoria... Le OPPORTUNITA': l’Osservatorio Nazionale rileva che il turismo della cultura locale è triplicato (8% del 2008, oggi il 23%); in primavera ecco il bando, il Piano Sviluppo Rurale europeo cofinanzia (75%) i percorsi pedonali. La mancanza di progetti comuni è atavica, l'altopiano non risponde, svanito nel nulla quello «coordinato tra tutti gli otto comuni» annunciato più volte negli anni dall'assessore allo sport di Asiago Franco Sella. Intanto vanno a segno Bassano, Valstagna, Bassa Padovana, Camposampierese... Signori ospiti, ci spiace, siamo in Zona a Turismo Limitato, non c’è un euro per i percorsi pedonali …ma per celebrare il 150° dell'Unità d'Italia il Comune di Asiago ne spende 35.000. Emendamento dell’opposizione: «l’ammontare di tale spesa appare spropositato, considerata la difficile situazione economica e i tagli», bocciato. Intanto per i 700 anni della Spettabile Reggenza 7 Comuni, vero patrimonio comune di unicità prezioso in comunicazione, neppure un petardo. Come già avvenne nel 2008 per le pirotecniche celebrazioni dei 100 di turismo, nulla di nulla resta oggi al turista, neppure una segnaletica per collegare il Caffè Roma al monte Katz (alias M.te Bi), terrazzo buono di Sleghe. Gli AMMINISTRATORI locali non siedono ad un tavolo unitario, eludono la discussione e le analisi intorno alla valenza di una rete di percorsi pedonali. La confondono con l’ottima rete di sentieri CAI. Disertano l’incontro promosso dalla Comunità Montana il 25.02.10, lo disertano ancora il 04.03.10, disertano il Seminario sulla Mobilità Dolce organizzato in giugno dal Comune di Gallio. Tutto questo mentre dal basso, tutto volontariato, vengono raccolte oltre 700 firme di residenti e di “TIR” che con una petizione chiedono la normalità, la «valorizzazione e messa in rete dei percorsi pedonali già esistenti, ma in gran parte abbandonati e non fruibili, perchè non mappati e segnalati».

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 31/07/2011 19.37.47 | Id messaggio : 97


SEMINARIO MOBILITA' DOLCE GALLIO
SEMINARIO MOBILITA' DOLCE GALLIO, 24 GIUGNO 2011. Mobilità Dolce e turismo sostenibile, una sfida culturale. “Mobilità Dolce e turismo sostenibile, un approccio multidisciplinare” è in realtà il titolo di un testo sull’«approccio metodologico interdisciplinare nella valorizzazione di percorsi di mobilità non motorizzata quali strumenti di riscoperta delle risorse del territorio.» (Busi, Pezzagno). ||| Questa mattina si evidenziano, giustamente, i benefici psicofisici della Mobilità Dolce per l’individuo. Io, da altopianese, sono particolarmente interessato al progetto di una vasta Rete di Modalità Dolce intesa come infrastruttura intercomunale; è una visione cooperativistica con cui guardare ad un territorio che sappia avviare un proprio, originale, turismo sostenibile; è una visione che si pone culturalmente in contrapposizione a quell’economica dell’individualismo che ha già portato alla prevaricazione ambientale, ovvero a quell’egemonia della cultura delle attività immobiliari (…) ||| Approccio metodologico, da dove partire? Come sempre, dall’analisi delle aspettative del mercato: «la fuori [ndr. “giù in pianura”] c’è la gente giusta che aspetta il prodotto giusto, dalla gente giusta, al prezzo giusto» (Philippe Stark). Qualcuno a questo punto già non vedrà bene il nesso con questo seminario: insisto, siamo in un distretto turistico, l’ambiente ereditato è la risorsa economica comune degli altopianesi, il paesaggio rappresenta oggi “il” prodotto turismo. ||| Importante interpretare come sia cambiata la domanda “culturale”, quali siano allo stato le aspettative nei confronti di una montagna vista sempre più come riserva di valori rurali radicati [cfr. Carta di Asiago]. Impossibile allora in questa analisi non tener conto delle aspettative di un’ospite che è molto diverso da quello di soli pochi anni fa, e inoltre non tener conto di cosa rappresentino culturalmente Slow Food, Terra Madre, Alpine Pearls, la montagna umanistica di Stern, la riscoperta del senso e dei luoghi, i saperi e i sapori della tradizione cimbra… . ||| Di fronte a queste dinamiche l’altopiano può elencare un formidabile asset di vantaggi competitivi quali la prossimità, l’accesso, la morfologia, le maggiori ore di sole estate/inverno, l’unicità culturale-linguistica, l’eredità storico-ambientale. Sono opportunità che vanno colte, ma bisogna prima di tutto che le conoscano gli altopianesi, chiamati a divenire protagonisti consapevoli, a essere chiamato a disincantarsi, al non aspettarsi più nulla dai municipi… meno che meno innovazione. . ||| Una ReMoDo configura percezione di connessione fisica e simbolica. es. Gardaland = parco attrazioni connesso da ReMoDo; es. Cinque Terre = parco attrazioni connesso da ReMoDo; es. Hochpustertal = parco attrazioni ambientali connesso da ReMoDo; ||| La presenza di una ReMoDo genera una percezione articolata su due livelli: - fisico -> genera percezione funzionale -> comunica qualità dell’ospitalità - simbolico -> genera percezione istituzionale -> comunica status di marca Prima ancora di segnalare il percorso o indicare le percorrenze, la ReMoDo assolve alla funzione strategica di marcare (livello fisico) e di comunicare (livello simbolico) l’identità del territorio. ||| La valenza istituzionale della ReMoDo va codificata [cfr per definizione] sotto linee guida comuni, ponendo cioè tutto l’ambito sotto l’unico marchio-ombrello del Sistema Turismo Altopiano 7 Comuni; ovvero “dentro” un unico contenitore percettivo della ReMoDo: - unico nome / logotipo - unica identità per l’intero sviluppo intercomunale - unico visual della segnaletica e della tabellazione microstoria / toponimi - unico format per cartografia e guide cartacee - unico format per sito web / banner - unico Centro Servizi, Ufficio Stampa, Responsabile PR. ||| Quasi 30 anni fa, Mario Rigoni Stern, nella presentazione del libro Montagne dell'Altopiano di Asiago 7 Comuni in 24 itinerari, foto di Mauro Frigo, Bassano 1983, scrive «...andiamo per le strade e i sentieri che gli itinerari ci indicano: scopriremo un Altopiano nuovo e singolare, inaspettato, dove storia e paesaggio, natura e lavoro degli uomini saranno nostri compagni in maniera insolita ed emozionante.» . ||| Un progetto unitario di ReMoDo come “parco, museo diffuso” dell’ A7C E’ la visione di un territorio secolare che, ri-connesso con il ripristino della sua originale (dove possibile) rete di mobilità diventa museo diffuso. E’ la visione di un esteso parco della memoria etnica, linguistica, storica, una visione maturata nel tempo come iniziativa responsabile e sostenibile, condivisa dal basso. Siamo dunque di fronte ad una precisa “volontà condivisa”, ma anche ad una “volontà disattesa”… ||| In democrazia, per dare visibilità e incisività alle proprie proposte, gruppi di persone si organizzano liberamente in comitati o associazioni: è il normale processo di governo del territorio promosso dalla Commissione europea, noto come partecipazione "bottom-up". Libera Consulta 7C nasce per sensibilizzare il territorio su obiettivi unitari strategici, vitali per l'economia dell’altopiano, obiettivi unitari tuttora non considerati prioritari dalla filiera decisionale delle singole amministrazioni comunali. ||| Se dal basso si sottolinea l’esigenza di una rete di percorsi intercomunali, dall’alto questo obiettivo specifico è tuttora non considerato prioritario dai decisori locali; in particolare - e io aggiungo colpevolmente - il progetto di una ReMoDo non è considerato prioritario rispetto, ad esempio, all’estensione dei campi da golf, riqualificazione campo d’aviazione, dorsale ciclopedonale, funivie-resort… ||| 28 aprile 2011_Agostino Bonomo, presidente uscente GAL Montagna Vicentina, Intervista su Telechiara: _la leva più importante è quella legata al turismo _manca una piena consapevolezza di quello che il nostro territorio può dare _un’offerta turistica che non è ma stata coordinata da nessuno. ||| Riemerge allora il tema della responsabilità dei decisori; abbiamo perso la consapevolezza delle nostre radici secolari, la decisionalità delle riunioni dei capifamiglia, vicinie, colonnelli, Comune, Reggenza. Nessuna traccia di quella che è stata una delle più antiche Federazioni di comuni, sembra talvolta che prima del maggio del ‘15 non esistessimo… Dunque: zero consapevolezza di appartenenza = zero responsabilità verso il destino del territorio; questa visione antistorica diventa un muro di gomma dietro cui i decisori si sentono sdoganati da ogni responsabilità etica di bene comune. ||| La vera sfida culturale sta nel saper essere se stessi: valorizziamo quello che siamo, quello che già abbiamo; si tratta con coerenza storica di "marcare" il territorio dell'antica Federazione dei 7 Comuni; di connettere centri e contrade attraverso il recupero e la riqualificazione dell’antica rete di percorsi pedonali. La reponsabilità dei decisori è di unire le forze attorno a valori del territorio (che ci sono), non di inseguire modelli che non ci appartengono. ||| “Protagonisti consapevoli” non significa solo (lo dico con sacrale riverenza) enfatizzare sempre e solo trincee e campi di battaglia. Chiediamoci perché le nostre radici secolari non vengono mai enfatizzate o celebrate… La mi a risposta è lontananza culturale dei decisori, è qui che perdiamo la nostra sfida: nel populismo delle serate pirotecniche tricolori per i 150 anni dell'unità d’Italia, nella deriva di serate celebrative per i 700 anni della Reggenza con 5 o 10 persone…. ||| La sfida non è nel sfuggire la storia, ma nel saper unire e dare un senso al territorio: inutili gli alibi, inutile l’aggregazione con il trentino; c'è un destino comune, non può esserci l'indifferenza, non può mancare la consapevolezza dopo che un gigante come Mario Rigoni Stern (quello in particolare di Storia di Tönle, L'anno della vittoria, Le stagioni di Giacomo...) ha aperto una tale breccia... . ||| Oggi, 24 Giugno 2011, sta decollando il Sistema Turismo A7C? …no, si progetta singolarmente, comune per comune, niente deleghe per un progetto comune alla Comunità Montana, che ha risorse umane, che ha braccia da far lavorare, che conosce e vive il territorio. ||| Ciascuno per sé, con un proprio, disorganico, tratto di percorso pedonale, disconnesso dal sistema, elemento di altrettanto triste periferia vicentina, con propria tabellazione e depliantistica, sempre diversi da comune a comune, sempre con lo stemma del comune in primo piano. Sullo stesso piatto, a macchia di leopardo, molti soldi puntualmente sciolti come neve al sole, come insegna il Consorzio Turistico. E nulla che elevi in modo determinante la rilevanza della qualità del prodotto e quindi della competitività dell'altopiano…

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 27/06/2011 17.36.10 | Id messaggio : 96


SEMINARIO MOBILITA' DOLCE
MOBILITA' DOLCE, UNA VIABILITA' PER TUTTI. Esempi, proposte, esperienze. Venerdì 24 giugno, ore 09:00. Sala Consigliare in Via Roma, 2, GALLIO (VI). Questo seminario è rivolto ad amministratori e progettisti, vuole far capire quanto sia importante una viabilità più attenta alle esigenze psico - fisiche di un grande numero di persone. Il seminario diventa momento di confronto sulle proposte innovative realizzate in questi ultimi anni, in essere e stimolo per interventi futuri. Coordina l'architetto Diego Morlin.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 21/06/2011 11.51.19 | Id messaggio : 94


RAGGIUNTE LE 700 FIRME
Ad un anno e mezzo abbiamo oggi superato l’obiettivo inizialmente prefissato per la raccolta di 700 firme. Un grazie a tutti, non molliamo... «Come abitanti legati alle proprie origini o come foresti che frequentano l'altopiano e si interessano alla sua storia secolare, chiediamo l'avvio di un vasto programma di ripristino, valorizzazione e messa in rete dei percorsi pedonali già esistenti, ma in gran parte abbandonati o non fruibili, perchè non mappati e segnalati. Questa rete è alternativa a quella motorizzata, ha elevata sostenibilità ambientale, è finalizzata principalmente alla miglior fruizione dell'ambiente, del paesaggio, della storia. Dotare il territorio di segnaletica e toponomastica significa fare dell'altopiano un grande libro aperto. Sono percorsi facili, anulari, a partire dai centri, separati e protetti, che consentono di muoversi in libertà a tutti, diversamente abili, bambini, anziani, tra una località e l'altra, a partire dai centri, estate-inverno, tra tracce di storia, immersi nella natura, lontani da auto e gas di scarico. Un antico patrimonio di percorsi che collegano contrade e località i cui antichi nomi trasudano di storia secolare, stradine delimitate da stoan platten (lastre di pietra) tra prati, boschi, luoghi della memoria... Questo patrimonio di ineguagliabile capacità attrattiva stà scomparendo. Aiutaci ad avere insieme più voce per chiedere di preservarlo e valorizzarlo, aggiungi anche la tua firma». www.liberaconsulta7c.it

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 18/06/2011 17.45.37 | Id messaggio : 93


Osservazioni Turistiche: la ZTL.
Zona a Turismo Limitato: è un segnale stradale che non esiste, ma se ci fosse Costo e Tortima dovrebbero esserne ben dotati. Si tratterebbe di avvertire responsabilmente i gentili ospiti che l’altopiano, pur ad alta vocazione turistica e solo ad un'ora dal mitico Nordest, non si è mai organizzato come Sistema Turismo e non è quindi pronto a presentarsi in modo unitario, organico e strutturato. Non è che la regia non funzioni, è che proprio non c’è. Tre consonanti, Z-T-L, per dire: «Carissimi ospiti, grazie per averci scelto, state entrando in un territorio di rilevante pregio ambientale, 700 anni di storia, un patrimonio di unicità etnica inespressa. Se usciti dal vostro albergo non troverete una rete di percorsi pedonali anulari ben segnalati, lontani dalle auto, che vi guidino a conoscere lo straordinario paesaggio, le contarde, i centri vicini, è solo perchè …qui non c’è tempo per queste bazzecole. Non troverete - per ostentata sufficienza - gli amministratori seduti ad un tavolo unitario del turismo. La “visione” è opposta, antistorica: dove è richiesto cooperativismo si risponde con il decisionismo verticistico (scrivanie di decisori, anziché tavoli di consulta); dove cresce la domanda di un turismo responsabile e rispettoso della natura si risponde «servono grandi infrastrutture» (prima i soldi, anziché prima i progetti); dove le aspettative sono di fruizione dell’unicità storico-ambientale si risponde con il turismo della trincea (musei di guerra, anziché etnografici, c’è il nulla prima del maggio del ‘15). Il tutto senza mai mettere sul tavolo una visione unitaria e condivisa. Progetto che naturalmente neppure esiste, proprio perché, per definizione, potrebbe provenire esclusivamente da quel tavolo unitario che non si vuole. Non chiedetevi a quale analisi di marketing risponda l’attuale filosofia di prodotto turistico; sappiate, e vi basti, che aeroporto, campi da golf, funivie/resort ispireranno il futuro (…). Obiettate ancora che la rete pedonale intercomunale sia ovvia priorità? Anch‘io. Ma tenetevelo per voi, soprattutto non portate esempi virtuosi: prego, un po’ di tatto, siamo in …ZTL. Non dite che la Svizzera investe centinaia di migliaia di euro proponendo un turismo “A piedi.”. Non nominate, per carità, “Alpine Pearls”, “CIPRA” o “Slow Walk” interpreti dell’andare a piedi per conoscere luoghi, antichi riti, lingua, toponimi, saperi e sapori della ruralità, il «paradigma dell'innovazione» secondo C. Petrini, fondatore di Slow Food. Già nel 1983, presentando una guida da me curata col fotografo Mauro Frigo, Rigoni Stern concludeva: “Andiamo per le strade e i sentieri che gli itinerari ci indicano: scopriremo un Altopiano nuovo e singolare, inaspettato, dove storia e paesaggio, natura e storia degli uomini saranno nostri compagni in maniera insolita ed emozionante”. Non c’è la saggezza del bene comune di Rigoni Stern, Patrizio Rigoni, della Terra Madre di Olmi nei nostri decisori, ma miopia, il populismo del facile consenso che cresce sotto il campanile e paga con voti sonanti. Non c’è heimat, il sentimento di “patria” dell’Ab. Dal Pozzo, né quello di antica fratellanza dei Sette Comuni. Appare sempre più evidente come la non competitività nel turismo sia di natura culturale, non infrastrutturale. In un altopiano - lo dice il termine stesso - si cammina più agevolmente, si hanno più ore di luce e luoghi più accessibili anche ai soggetti meno e/o diversamente abili. Esistono percorsi antichissimi, tuttora esistenti, con le stoanplatten, ma dimenticati, proprio lì, a pochi minuti dai centri abitati. Metterli in connessione significa creare un “museo diffuso”. Significa opportunità, 365 giorni all’anno. No, si progetta singolarmente, comune per comune, niente rete intercomunale e deleghe alla Comunità Montana, che ha risorse umane e ha braccia esperte: ciascuno per sé, un proprio segmento di percorso, una propria tabellazione e depliantistica, sempre diverse, da comune a comune. Tutti soldi spruzzati nel nulla, neve al sole, come insegna il Consorzio Turistico. Ma non chiedete dove siano oggi i benefici, quali i vantaggi competitivi siano stati consolidati, perché non ci sia un sito web che elevi la competitività dell’altopiano… Solo se si saprà dire “basta” a chi decide senza competenze specifiche, formazione tecnica ed esperienza di strategie di marca si potrà rispondere a ciò che “da fuori” il turismo montano di prossimità chiede. Si chiamano aspettative di mercato, si risponde con la competitività di sistema, implica pretendere normalità: un governo dal basso del Sistema Turismo Altopiano 7 Comuni. Sono queste, semplicemente, le linee guida della Commissione europea per lo sviluppo rurale locale, ma non si sta andando affatto in questa direzione.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 13/06/2011 13.47.47 | Id messaggio : 92


L'ACQUA E' DI TUTTI
COORDINAMENTO ALTOPIANO 7C REFERENDUM «L'ACQUA E' DI TUTTI» | VENERDI 20 MAGGIO ORE 20:30 | CINEMA GRILLO PARLANTE ASIAGO ||| INCONTRO PUBBLICO ||| Giovanni Stefani, giornalista RAI ||| Rosario Lembo, presidente Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua ||| SABATO 14, inizio ore 18.00 UNA NOTTE AL MUSEO, ore 19.00 Dott. Emanuele Cunico "il Novecento e l'acqua", ore 20.30 video WATER MAKES MONEY, dalle 22.00 musica con i FREE SPIRIT, visita NON STO al museo www.museodellacqua7comuni.it

Autore: COORDINAMENTO REFERENDUM | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 08/05/2011 18.22.04 | Id messaggio : 91


TURISMO, UNA SFIDA CULTURALE
Gli studi economici sul turismo concordano, sono finiti i tempi in cui bastava aspettare che gli ospiti arrivassero. Il turismo è comunicazione, innovazione, sfida culturale, a partire da internet. Irresponsabile parlare di sviluppo delle strutture alberghiere senza prima condividere una visione univoca. Affrontare questa sfida implica la rifondazione di un governo del turismo capace di generare attrazione. Rifondazione non è rivoluzione… anche se, a questo punto, un po’ di albergatori in Piazza Carli con cartelli del tipo «adesso basta localismi e individualismi» io ce li vedrei proprio bene. Viviamo all'interno di un grande parco ambientale, etnico, storico, ma si è persa la consapevolezza di essere un unico territorio di otto comuni patrimonio identitario, immateriale, bene comune degli abitanti. Come tale va tutelato e al tempo stesso reso, responsabilmente, fruibile, va comunicato. Da dove cominciare? Dalle linee guida della Comissione Europea per favorire emancipazione e buon governo: incontri pubblici, seminari; tavoli di lavoro locali (consulta turismo frazione / Comune); concertazione territoriale dei tavoli (consulta turismo / Comunità Montana). Non è minimamente così che sta andando, niente condivisione dal basso, zero progettualità condivisa. Gli interventi che nei prossimi anni modificheranno sensibilmente il paesaggio arrivano dall’alto: nuovi campi da golf, riqualificazione Marcesina, ciclopedonale da Folgaria... una quindicina di milioni di euro dall’intesa transfrontaliera Dallai/Galan, calati a macchia di leopardo, senza alcuna connessione, sinergia, condivisione. Silente anche la Comunità Montana, punto d’incontro degli otto comuni, niente comunicazione, nessun progetto esposto in Sala Maschere. Grandi insegne di agenzie immobiliari, ma nessun cenno alla secolare fratellanza, nemmeno sulla facciata dell’ex stazione ora sede della Comunità Montana Spettabile Reggenza 7 Comuni. A Cavalese puoi leggere «Palazzo della Magnifica Comunità» e altrettanto a Folgaria. L’altopiano rinnega se stesso, la propria tradizione secolare in cui, biil manne zeint bèart nicht, tanti uomini valgono niente, légan mitanàndar bèart, mettere insieme vale. Senza questa cultura il territorio perde progressivamente identità e, inesorabilmente, la sua matrice di attrattività. Nelle oltre 650 firme già raccolte su www.liberaconsulta7c.it c’è un richiamo diretto al recupero e la fruizione di una rete pedonale intercomunale, in gran parte già esistente, attorno ai centri (sviluppo anulare) e di collegamento tra loro (connessione intercomunale). Mettere tutto sotto un unico marchio, quello degli otto comuni, "obbliga" ad aprire un tavolo intercomunale, senza prevaricazioni. Ma i decisori locali eludono questa prospettiva, la temono, oppongono localismi, arroganza, analfabetismo territoriale. Così, nel 2011, non c’è ancora alcun progetto d’insieme che metta in connessione questo benididdio e lo presenti dignitosamente in internet… Niente cooperativismo significa niente accesso ai finanziamenti europei. Intanto arrivano 750.000 euro a Valstagna per gli itinerari geologici tra Altopiano e Brenta, 689.000 per quelli collinari Brenta-Bassano-Marostica (Aquas1), 750.000 per quelli tra Colli Euganei e Adige… Qui sono stati costituiti tavoli del territorio, presentati progetti condivisi dal basso, accolti e formalizzati dai paternariati. Accade ai confini trentini e veneti di un altopiano emarginato da decisori culturalmente lontani da queste modalità di governo. Un’area montana ad alta vocazione turistica dovrebbe invocare quella normalità di cui non si vede traccia. Asiago, colpevolmente, non ha certo alcun successo da vantare in questo senso.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N°344 del 13.04.11 | Data: 18/04/2011 7.57.15 | Id messaggio : 90


DESIGN DEL PRODOTTO TURISTICO
Dentro al concetto "meno case, più alberghi" c'è la visione responsabile di un'economia del turismo sostenibile, volta a meglio conservare l'ambiente spostando l'offerta dai beni (le seconde case) ai servizi (alberghi, bed & brekfast, agriturismo…). Fino a qui tutto bene, ma il vero problema continua a non emergere. L'economia dei servizi richiede, altrettanto responsabilmente, figure professionali non più, come prima, impegnate a progettare e vendere appartamenti, ma capaci di coinvolgere il territorio dal basso per sviluppare un design del prodotto turistico condiviso. Dove prima era richiesto di edificare e commercializzare beni materiali, oggi è richiesta l’eccellenza nel costruire l’immateriale, la marca altopiano, l'attrattività attraverso un sistema coerente di valori. Nessun alibi, o si ha il coraggio di essere se stessi attraverso la valorizzazione culturale di quanto già abbondantemente offre il territorio, o non c'è vitalità per gli alberghi. L'esempio dell'iceberg ci aiuta a capire il valore dell’innovazione in un sistema turismo. La Hochpustertal / Alta Pusteria, connette 5 comuni, Sesto, San Candido, Dobbiaco, Villabassa, Braies (...e nessuno compare nel marchio d’area). Se passandoci si vuole vedere solo bellissimi alberghi e impianti, significa non capire quello che c'è sotto alla realtà emergente: sotto, ma non si può vedere perché immateriale, c’è il 70% del totale dell'iceberg, è la capacità del territorio di fare squadra per sostenere l'attività alberghiera ed il suo indotto. Ancora alibi, il tradizionale «sono i finanziamenti a sostenere tutto» va respinto: solo la rilevante capacità del territorio di creare connessioni (nel nostro caso la fruibilità, accessibilità, prossimità di un vasto e straordinario entnomuseo cimbro come patrimonio storicoambientale) può motivare e giustificare l'economia dei servizi (nel nostro caso alberghi, bed & breakfast, agriturismo…). Oggi "meno case, più alberghi" implica per l'altopiano un preciso processo di emancipazione del territorio. Ma dov'è in altopiano la cabina di regia che sappia rispondere e dare divenire alla vocazione turistica? Non c’è. Le procedure decisionali tradizionali non sono più efficaci, da almeno 15 nni, il loro presidio da parte degli amministratori locali costituisce la prima causa dell'emarginazione dell'altopiano. L’indicazione univoca è «governance». Lo sostengono la Commissione europea, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, Regione Veneto, le università, la Scuola di Management del Turismo Trentino... La capacità di innovazione di un sistema turismo si misura oggi con la capacità di favorire una governance, un processo decisionale con modalità di coinvolgimento dal basso. Per l'altopiano significa tornare, dopo secoli, ad essere se stesso, una confederazione per il governo del turismo. Viceversa, l'essere governati dall'alto, o dal di fuori, con insufficiente mediazione nelle scelte locali, non appartiene alla tradizione giuridica dell’altopiano. L’attuale filiera decisionale tradizionale va superata, inadatta verso l’interno (incapacità di fare squadra), deleteria verso i consulenti e professionisti esterni (vedi esempio sito Consorzio Turistico). Il nuovo scenario di competitività tra sistemi turistici aperto da internet genera una domanda di fruizione diversa, prima di tutto sul piano culturale. Vanno ridisegnati iconografia e posizionamento. Tutto questo impone all'altopiano una propria governance per una strategia comune condivisa, pena l'emigrazione progressiva e la perdita di posti di lavoro.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N.342 del 19.03.11 | Data: 19/03/2011 16.07.26 | Id messaggio : 89


PATTO STRATEGICO PER IL TURISMO
Patto strategico per il turismo, c’è chi dice no. Un patrimonio tangibile di boschi e malghe testimonia secoli di buongoverno. Se l'altopiano oggi è un territorio così straordinario è perché gli interessi collettivi e il rispetto dell’ambiente sono stati naturalmente posti come prevalenti su quelli privati. Storicamente questo è stato possibile dentro una confederazione tra i 7 comuni e, localmente, con le vicinie. Nel governo del sistema turismo i due momenti potrebbero oggi essere reinterpretati rispettivamente dalla Comunità Montana e, dal basso, dai Tavoli del Territorio, consulte locali in cui operatori assistiti da esperti definiscono strategie d’ambito a medio/lungo termine per la qualificazione e comunicazione del prodotto turistico. Questo coordinamento di base degli attuali attori, supervisionato da un Centro Servizi Marketing Territoriale (Comunità Montana), rappresenta la strada per superare l’accentramento di decisionalità negli assessorati comunali, oggi inadatti ad interpretare i loro ruoli. Il nuovo scenario richiede una visione a medio termine che sappia motivare e attrarre investimenti. Il mercato è fortemente caratterizzato dai Sistemi Turistici Locali (vallate, dorsali fluviali o collinari) aggregati da caratteri ambientali e storici. L’altopiano è perfetto, ma è richiesta innovazione per il superamento delle gestioni tradizionali, un piano strategico incisivo, a 3-5 anni, l’agire come marca avvalendosi delle stesse professionialità che operano nei settori industriali e commerciali. Se non nella secolare unicità etnica, nella montagna umanistica di Stern, nel coraggio del territorio di essere se stesso, come altro ritrovarsi e proporsi? La risposta resta, dal 1310, nell’art.1 dello statuto della Reggenza, «Il bene del popolo è il bene del governo e il bene del governo è il bene del popolo». Le immobiliari fanno squadra, sottoscrivono azioni comuni, rivolgono istanze alla Regione. Sono affiancate da manager di esperienza con una precisa visione, speculativa, deleteria per l’ambiente. Per contro, i decisori nel turismo non fanno squadra, zero programmi di supporto specialistico alle attività di marketing turistico-territoriale. Sono commercialisti, avvocati, ingegneri, uomini impegnati e generosi, ma culturalmente rappresentano la cosa più lontana dalle conoscenze di competitività di marca tra sistemi turistici. Come già dal 1310, un patto del territorio implica quella visione d’insieme che, 700 anni dopo, la Commissione europea pone al centro dello sviluppo rurale (PSR). Ma c’è nei decisori chi dice “no, prevalga l’egemonia del costruire”. A loro serve esattamente l’altopiano che c’è ora, pro loco guidate dal personalismo, un non-sistema privo di governo unitario e incapace di generare eccellenza, il distacco dai valori originali che ci differenziano. Ecco Lele Mora, la superficialità di Siben, gli assessori primedonne, orsi, mucche con gli occhiali, il sito senza qualità del Consorzio Turistico, un colabrodo di soldi in cui il concetto di sistema unitario è remoto. Ed è agonia per i progetti a più alto contenuto di cultura, identità e unicità, a più basso investimento e impatto, subito finanziabili e spendibilissimi sul web e alle fiere. Richiedono un tavolo permanente multidisciplinare, vengono affidati all’improvvisazione di un assessore …allo sport. Sono oltre 600 le firme già raccolte da Libera Consulta 7C per la valorizzazione di una rete pedonale intercomunale a connessione di un vasto entnomuseo cimbro diffuso Altopiano 7 Comuni. Solo da questa visione può partire il processo per conservare e valorizzare il patrimonio identitario in funzione dello sviluppo di un turismo sostenibile. Semplice, rivoluzionario, dietro l’angolo. Implica la condivisione di un patto del territorio. Ma c’è chi dice no.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N. 341 del 05.03.11 | Data: 07/03/2011 9.35.26 | Id messaggio : 88


CUNICO, SUI SENTIERI CORRE L'IDENTITA'
Cunico, sui sentieri corre l’identità locale. La sua grande passione per i sentieri e la toponomastica gli è stata trasmessa da Mario Rigoni Stern. Bassanese d'adozione, Andrea Cunico, 55 anni, coniugato, padre di tre figli e nonno di un nipotino, ha coordinato il progetto per la valorizzazione del sentiero che collega i quartieri della Destra Brenta. Il percorso inizialmente riguardava solo il Bassanese a partire dal Ponte Vecchio, poi è confluito tra gli interventi infrastrutturali regionali coinvolgendo i Comuni limitrofi. «I consigli di quartiere della Destra Brenta avevano già lavorato cinque anni su un percorso condiviso - spiega Cunico - e la nostra sintesi è stata apprezzata dall'ufficio tecnico e integrato con le colline di Marostica e della Pedemontana del Brenta». Il valore complessivo dell'intervento è di 950 mila euro, di cui 698 mila col finanziamento della Regione. «Il mio interesse per i sentieri è nato nel 1983 con la pubblicazione di "Montagne dell'Altopiano", di cui sono stato editore, con la prefazione curata da Mario Rigoni Stern. Questa sua vicinanza mi ha insegnato che ogni luogo e ogni nome hanno un profondo significato: naturalmente ho letto tutte le suo opere». Cunico, diplomato all'istituto d'arte, ha lavorato per diversi anni in una tipografia bassanese. Dal 1980, dopo il servizio di leva negli Alpini, ha aperto un'agenzia di comunicazione e marketing in città. «Ho celebrato trent'anni di attività. Il mio mestiere consiste nell'analisi del mercato per aziende con marchi noti anche al livello internazionale. Professione che ha aspetti in comune col mio hobby per i sentieri. Ogni nome di luogo, come ogni marchio commerciale, ha un'identità e rappresenta dei valori che devono essere comunicati e riconoscibili dalla comunità». Esempi concreti? «Nel dialetto il fiume viene giustamente chiamato nel genere femminile 'La Brenta', e infatti deriva dal cimbro che significa 'la valle della sorgente'. E ancora: 'Angarano' trae origine dal fatto che i campi erano anticamente tutti recintati. Solo i nomi danno l'identità dei luoghi e consentono la trasmissione dei valori e delle tradizioni». Cunico è il coordinatore dell'associazione culturale «Libera Consulta 7C» (www.liberaconsulta7c.it): «Abbiamo già raccolto oltre 600 firme su una petizione per valorizzare le località e i sentieri dell'Altopiano, tra i firmatari molti architetti e noti professionisti sensibili alle questioni ambimentali. Un risultato sorprendente perchè raggiunto in breve tempo». Altro interesse culturale legato ai nomi è la tradizione cimbra: «Purtroppo ci sono pregiudizi nei confronti della cultura se non è di derivazione filoromana o latina. Ma dobbiamo sapere delle nostre origini». E per rispolverare un po’ di storia: «Nel 1598 Francesco Caldogno, provveditore della Serenissima Repubblica, dopo un'ispezione nel nostro territorio, scrisse al doge che non solo gli abitanti dei Sette Comuni erano tedeschi, ma anche quelli dei territori fino a Vicenza».

Autore: Lucia Fincato | Luogo: Il Gazzettino di Bassano, 27.01.11 | Data: 27/01/2011 17.48.17 | Id messaggio : 87


A SPASSO PER I BOSCHI
A SPASSO PER I BOSCHI, NUOVE VIE SULL'ALTOPIANO. ASIAGO. Un team al lavoro per tracciare percorsi lontani dalle auto e adatti anche ai ciclisti. Coordinatore di tutto il progetto l'assessore allo sport Sella che ha avviato il censimento e sta già testando gli itinerari. Unire le contrade, le frazioni ed i paesi dell'altopiano con percorsi lontani dalle auto. Tragitti ideati per ciclisti, pedoni e cavalli adatti a grandi e piccoli privi di barriere architettoniche. È il concetto della mobilità dolce che sta prendendo sempre più piede in Italia e pure in altopiano, con un'intesa tra Comuni coordinata dall'assessore allo sport di Asiago Franco Sella. L'altopiano è ricco di stradine, mulattiere e sentieri che si snodano in mezzo ai campi e che anticamente collegavano i centri abitati con le contrade. Buona parte sono di proprietà comunale; altre, nonostante siano state usate da generazioni di altopianesi come vie di comunicazione, attraversano proprietà private. Primo passo sarà quindi censire queste stradine per poi passare alla sistemazione e tabellazione. «Stiamo censendo parecchie vie marcandole poi con il gps - illustra Sella -, io stesso sto percorrendo dei sentieri segnalandoli quando esco a passeggiare o mentre faccio jogging. L'Asiago - Gallio è già a buon punto, ma stiamo lavorando anche su un numero cospicuo di percorsi che saranno segnati da una tabellonistica unitaria in tutti i Comuni. Ogni percorso viene valutato per poter indicare se è adatto a tutti oppure solo ai pedoni». Tra le prossime vie che saranno rese accessibili a pedoni e ciclisti l'antica strada che collega il centro di Asiago con il Kaberlaba, il collegamento con il Prunno ed il più impegnativo Boscon - Cesuna - Treschè Conca. È già attivo invece il percorso della vecchia ferrovia che da Asiago raggiunge il Campiello all'imbocco della strada provinciale del Costo. La tabellonisitca, oltre ai tempi di percorrenza e i punti di interesse, riporterà l'antico nome cimbro della località. «Un'unica tebellonistica - precisa Sella - era tra le condizioni fondamentali per proseguire con questo progetto. Negli ultimi decenni si è visto un proliferarsi di tabelle, indicazioni generiche, diverse, non solo da Comune in Comune, ma anche all'interno dello stesso comune, creando confusione agli occhi del turista. Questo progetto sta facendo emergere una sana sinergia, oltre a incentivare altri progetti per nuove aree di interesse». «Una rete di mobilità dolce ha come requisito principale il recupero delle infrastrutture territoriali dimesse - spiega Albano Marcarini, presidente di Co.Mo.Do., ovvero la Confederazione mobilità dolce -. Ferrovie, tratti stradali, strade arginali, navigli costituiscono un patrimonio viario eccezionale pronto per essere rivalutato con la mobilità dolce». «Una rivalutazione che non comporta alcunché di nuovo - precisa subito Marcarini -; il progetto si realizza infatti senza danneggiare il terriorio, ma solo recuperando e riutilizzando quanto già esiste». «Questo permette anche - prosegue - di contrastare l'abbandono di alcuni siti, cosa che costituirebbe non solo la perdita di una risorsa di uso pubblico, con il consgeuente degrado del territorio, ma anche una perdita della memoria storica». «Ma questi sentieri attorno ai paesi e fra un abitato e l'altro - conclude Marcarini - devono mantenere una caratteristica che noi definiamo "orizzontale", ovvero devono restare facili, adatti a un pubblico vasto di fruitori dalla terza età alle scolaresche, senza dimenticare i portatori di handicap».

Autore: Gerardo Rigoni | Luogo: Il Giornale di Vicenza, 26.01.11 | Data: 27/01/2011 17.38.00 | Id messaggio : 86


L'ANTICO BUON GOVERNO E IL TURISMO FUTURO
A soli 30 minuti d'auto da Asiago ci sono marche che il mondo ci invidia. Sono nate in un garage, senza contributi pubblici. Gente che ha lottato, saputo fare squadra, essere se stessa, fino ad arrivare a vendere jeans o tute da moto, o scarponi da trekking, ad americani e giapponesi, battendoli con l’originalità di un mix prodotto/comunicazione coerente nel tempo. Il prodotto turistico altopiano parte da vantaggi incredibili, risorse naturali, prossimità: competere, non dico nell'eccellenza, ma nel basico non è certo impossibile. Il turismo in Italia è il 12% del PIL, il Veneto è al primo posto. Per meglio favorire l’offerta del prodotto turistico locale, negli ultimi anni si sono avviati processi di aggregazione territoriale (Sistema Turismo Locale) basati su governance ascendenti, il buon governo attraverso la decisionalità dal basso. Si tratta di un passaggio obbligato per competere. Ma è un modello che l’altopiano non ha seguito. Si sta pagando ora con l'emarginazione, l’identità culturale del territorio è ridotta al minimo storico, un po’ i "poerle delle Alpi", diremo per capirci bene. Di una nazione con 500 anni di autonomia, di una straordinaria cultura giuridica alle spalle, di 700 anni dalla nascita della federazione di 7 Comuni, ti guardi intorno e non c’è traccia. Oggi la Commissione europea incentiva la partecipazione dal basso, promuove la consapevolezza di essere territorio, incoraggia il cooperativismo, lo premia con corridoi d’accesso ai fondi strutturali. Nessuna novità. Per chi conosce la nostra storia è un ritorno al passato, a valori fondativi (cfr. opere Giancarlo Bortoli). Una forma antica oggi facilmente modulabile, con modalità adeguate, al governo territoriale di un’economia del turismo tra “sistemi”, non più quindi tra “località”. L’attitudine aggregativa si scontra però con la realtà amministrativa altopianese e in particolare con un certo "slegocentrismo". Lo dico subito, tanto di cappello per l'impegno personale di assessori, vicesindaci, presidenti di consorzi turismo, pro loco e associazioni. Ma questa filiera decisionale è radicata "dentro" una visione in antitesi con il modello di governance richiesto, è frutto, inevitabilmente, fatalmente, dell’isolamento, della non-cultura di prodotto degli amministratori locali. L’alibi “Trentino = schèi facili” rimane abnorme. E’ lo stesso presidente del GAL (Gruppo Azione Locale) Agostino Bonomo a ridimensionare: «Serve maggiore coesione tra i Comuni. Il campanilismo allontana le soluzioni. Quando andiamo a Venezia con progetti unitari troviamo risposte e la porta aperta ai contributi UE e ai finanziamenti regionali. Per la promozione, la ricetta è obbligata: un vero coordinamento per dare all'Altopiano la vetrina che merita». Chiaro, ogni marca, se davvero tale, si chiede, ogni giorno, «quali valori mi rende unica e competitiva?». Il designer francese P. Stark risponde «la fuori (in pianura, NdA) c'è una tribù che aspetta il prodotto giusto, al prezzo giusto, dalle persone giuste». E’ quanto si sta facendo in altopiano nel turismo? Gli studi universitari indicano un turismo dove il «prodotto domandato si configura sempre più come esperienza». Saper rispondere a questa tendenza, decisamente stabilizzata, è una grande sfida e opportunità. Si tratta, prima di tutto, di saper mettere in rete questi nostri valori, sedersi attorno ad un tavolo di lavoro come da linee guida regionali (in realtà UE), costruire un nuovo prodotto turistico a partire da quelli a investimento minimo e massima unicità, comunicare sotto un unico marchio ombrello “sistema altopiano”. La parola d’ordine diventa “avviare connessioni”. Torno quindi, ancora una volta, alla valenza strategica, e propedeutica, di un progetto per un’estesa rete perdonale. E’ il primo, facile, concreto, responsabile, originale, sostenibile, passo per rifondare e rendere fruibile un patrimonio di identità, ambientale, storico e toponomastico insuperabile, già documentato da una buona bibliografia, una risorsa spendibile in competitività nel nuovo turismo della cultura locale, del camminare per scoprire, Slow Walking, Slow Food. Per il turista sarebbe normale aspettarsi percorsi segnalati, elementarmente mappati, in analogico e in digitale, semplici itinerari anulari che, estate e inverno, con partenza dai centri, circondino gli abitati, li connettano alle rispettive contrade, agriturismo, B&B, al Golf Arena, musei dell’Acqua, Latte, Legno, Grande Guerra, a tutto l'altopiano (8 comuni), con estensione intercomunale, più lontani e protetti possibile dalle auto. Non è vero che lo si sta facendo. La dorsale ciclopedonale da Folgaria è un'altra cosa, risponde ad altre aspettattive, c’è anche a Jesolo... Sono le carrarecce secolari delineate da stoan platten a rappresentare la nostra unicità, sono già esistenti, in gran parte abbandonate, dimenticate dagli stessi abitanti. Richiedono solo di essere rese "fruibili", connesse e dotate di un sistema visivo coordinato, minima manutenzione. E’ la visione di un Museo Etnico Diffuso dell’Altopiano dei 7 Comuni, parte integrante, fisica, di una forte, estesa, identità che dobbiamo recuperare per noi stessi. E’ una matrice di attrattività per un prodotto turistico di massima unicità, una rete di valori che viene ad accoglierti davanti all'albergo, appartamento, B&B, piazza, parcheggio, scuola... Per definizione (non certo mia), questo progetto richiede un tavolo multidisciplinare permanente a cui siedono talenti in architettura del paesaggio, toponomastica, microstoria e tradizioni locali, comunicazione, informatica, cultura cimbra. Ovvero, obbliga a fare squadra, a connettere risorse umane, a invitarle per meritocrazia: la carica amministrativa qui è un optional. Sembra apparentemente un obiettivo astruso, in realtà è l’avvio di una prima esperienza di processo di decisionalità per obiettivi comuni condivisi dentro logiche comuni, sotto un marchio comune, dal 1310.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N. 336 del 25.12.10 | Data: 12/01/2011 13.09.31 | Id messaggio : 85


I LUOGHI CHE CI CIRCONDANO, I LORO NOMI
Il significato dei nomi delle località che ci circondano, di un sentiero o di una contrada, può aprirci inaspettati scenari storici. Ognuno di questi nomi custodisce un patrimonio pervenutoci attraversando i secoli e oggi può restituirci qualcosa di prezioso per la sua unicità culturale. Sta a ciascuno coglierne il senso, restituirlo, renderlo fruibile. In questo ci aiuta il lavoro di analisi dei toponimi (nomi dei luoghi) e della loro etimologia (origine e storia del nome) che in altopiano troviamo pubblicati in interessantissimi lavori. Comune per comune, frutto di una raccolta paziente fatta con amore e rispetto per il territorio, questi libri rappresentano una grande risorsa. Certo, sarebbe auspicabile raccogliere questi tesori sotto lo stemma della Reggenza, in un'unica, ambiziosa, opera di toponomastica storica di tutti gli otto comuni. Ma questa visione si scontra con una realtà dove la cultura e la consapevolezza di appartenenza sembrano valori oramai definitivamente perduti… Tortima è una frazione di Conco, in prossimità di Fontanelle, poche case lungo la strada che qui fa un passaggio obbligato per l'accesso in Altopiano. Da qui si apre la vista sulla pianura, con l'aria pulita si vedono coltivazioni e capannoni diventare all'orizzonte laguna, fino a Venezia. E ogni volta ti coglie l'emozione. Qualche burlone fa risalire il nome al gran numero di curve che da li si oppongono a Bassano: tòrtima …'na strada contorta. Tortima (pronuncia tòrtima), deriva dalla radice cimbra Tor "porta", "portone", "valico", "passaggio" (Rizzolo, Schmeller). La sua posizione geografica di varco da e per l'altopiano è perfettamente descritta dal nome. Significativamente, poco lontano e sovrastante, c'è anche una località "le porte" (Rubbio) probabilmente tradotto da un precedente Törle (pronuncia tèrle) contrazione del plurale Tör-le, ora elegante agriturismo con una gran vista sulla pianura. Törle è anche il nome di un monte in prossimità di Kaberlaba, a sud di Asiago, inoltre nello stesso comune abbiamo Torbèllele, Turknotto, Turcio dove la radice Tür ha lo stesso significato (Rizzolo). In inglese Tor è Door "uscio, porta, atrio", in tedesco Tor è usato anche nello sport per dire "goal" quando il tiro entra appunto ...in porta. Finita la tortima ecco Angarano, l'antico quartiere che ci accoglie a Bassano, da sempre sponda ovest allo storico ponte palladiano. Il nome Angarano compare per la prima volta in un documento del 1131. Nel corso dei secoli le vie che scendevano da Rubbio e Valrovina (l'attuale Provinciale passa per San Michele, ma solo dal 1916) dovevano attraversare necessariamente Angarano perchè questa si estende da nord a sud lungo la destra del Brenta. Il nome è composto da due parti: Hangar e il suffisso an. Ciascuna delle due parti è particolarmente diffusa, conosciuta e ricorrente in tutta l'area di cultura cimbra. Altopianese originario di Rotzo, illustre bassanese, letterato e insegnante presso la famiglia Roberti, l'Abate Agostino Dal Pozzo (1732-1798) amava descrivere questa area linguistica a lui tanto cara compresa tra l'Adige ed il Brenta come un' "isola de' monti". Dal Pozzo annotò il termine hàngar, hàngher nel suo oggi preziosissimo Vocabolario Domestico dei Sette Comuni Vicentini; per l'area roveretana il Battisti (Glossario) riporta anger; il linguista bavarese Shmeller riporta angar: "un terreno prativo o arativo recintato". Particolarmente suggestiva anche la descrizione 'luogo dove si legavano gli animali (…) prima di arrivare alla borgata' (cfr Anzilotti, Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 2002). Il suffisso an ha invece funzione di collettivante, ci indica cioè che non si tratta di "un" singolo hàngar, ma di un insieme di terreni recintati. Ai giorni nostri, volendo cogliere al meglio il senso di questo antico nome, dobbiamo considerare la necessità di allora di descrivere un luogo sintetizzando le più salienti caratteristiche di unicità. In questo caso parliamo di un territorio che secoli fa, scendendo dall'altopiano, doveva impressionare molto i nostri tzimbar che vi si affacciavano dall'alto fin dall'eremo di San Bovo, poco abituati a paesaggi coltivati così estesi. Quel luogo fu dunque descritto approssimativamente con "...ai campi recintati" o anche "…all'estensione di coltivazioni". Molte, infine, le altre testimonianze di questa presenza: Àngar contrada ora scomparsa a Sud di Asiago (notaio Dall'Oglio 1522); Àngar località in contrada Tòccoli a Roana (notaio Azzolini 1694), nello stesso comune Àngar di Sopra, Àngar di Sotto e Ànger; Àngaro e (nella forma diminutiva) Àngaretto a Lusiana (Archivio Comunale 1733); Hàngar presso Castelletto di Rotzo; Àngarana presso Villaraspa a Molvena; Àngher, Presso Santa Caterina, Schio; Àngheri, Centa San Nicolò (TN). Altri indizi possono farci capire, solo per citare qualche esempio, quanto sia esteso ed importante il bacino di toponimi cimbri: Mol (conca, avvallamento), presente in Sisemol (Gallio), Camol (località sul monte Grappa) e (Comune di) Molvena; Mar (mucchio di sassi, sassoso, sasso) presente in Marotte (Lusiana), (Comune di) Marostica e (Comune di) Marano. Capire il senso dei nomi dei luoghi rappresenta uno straordinario strumento di conoscenza del territorio. Il miglior libro che racconti la storia di un altopiano non ricco, ma pur protagonista di una forte economia (legno da costruzione, carbone vegetale, pelli, lana, formaggi…), unicità linguistica (cimbro) e giuridica (reggenza) può essere scritto attraverso queste indicazioni, direttamente sui luoghi. In questo disegno c'è il senso del recupero e messa in rete dei percorsi pedonali secolari già esistenti. Attraverso un'organica, estesa, sapiente tabellatura e valorizzazione potremo comunicare prima di tutto la nostra inespressa identità culturale, poi offrire grande unicità a quella turistica. Senza consumo di territorio, acqua, energia. Senza modificare minimamente, ma riqualificando, il paesaggio, nostro bene e risorsa comune.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N.333 del 13.11.10 | Data: 12/01/2011 13.05.31 | Id messaggio : 84


L'ALBERO DELLA REGGENZA
vicino alla sede della comunità montana ad Asiago questa sera verrà acceso il più bel albero di natale a cui un altopianese convinto potesse pensare | è addobbato con le palline preparate dalle classi delle elmentari di vari comuni dell'altopiano | allora c'è speranza, c'è un filo che a 700 anni dalla nascita della Regierung vun Siben Komoin corre nel buio ma non si spezza pochi soldi, massimo risultato, valori, splendido | un grazie all'assessore della comunità montana Andra Benetti Bisachese

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 17/12/2010 13.55.33 | Id messaggio : 81




[1] [2] [3] [4]