L'INTERVENTO DEL 08.06.2012
Convegno «Verso una nuova Spettabile Reggenza dei 7 Comuni?. Incontro con gli Amministratori Altopianesi.» Venerdì 08 Giugno 2012 INTERVENTO DI ITALIA NOSTRA GRUPPO ALTOPIANO 7 COMUNI. IL COMUNICATO E’ STATO DISTRIBUITO, LETTO IN SALA CONSILIARE DEL MUNICIPIO DI ASIAGO DAL SOCIO GIORGIO SPILLER, E PROTOCOLLATO. «Nel territorio dei Sette Comuni…» scriveva Stern. Oggi in questo nostro territorio dei Sette Comuni è in corso una precisa opera di “deterritorializzazione” (cfr_Ulderico Bernardi). Come può dirsi «Incontro con gli Amministratori Altopianesi» un convegno dove GALLIO, FOZA, ENEGO, ROTZO, LUSIANA e CONCO non ci sono? «Verso una nuova Spettabile Reggenza dei Sette Comuni?» è un tema che riguarda, per definizione, tutti i comuni dell’altopiano, o nessuno di loro. Gli altri Comuni hanno dato mandato ad Asiago e Roana di rappresentare gli «Amministratori Altopianesi» nel convegno di Venerdi 8 Maggio? Perchè il municipio di Asiago e non la Sala della Comunità Montana “Spettebile Reggenza 7 Comuni”, unica sede simbolo di una territorialità sovracomunale? Come può dirsi «Incontro con gli Amministratori Altopianesi» un convegno dove GALLIO, FOZA, ENEGO, ROTZO, LUSIANA e CONCO non ci sono? «Verso una nuova Spettabile Reggenza dei Sette Comuni?» è un tema che riguarda, per definizione, tutti i comuni dell’altopiano, o nessuno di loro. Gli altri Comuni hanno dato mandato ad Asiago e Roana di rappresentare gli «Amministratori Altopianesi» nel convegno di Venerdi 8 Maggio? Perchè il municipio di Asiago e non la Sala della Comunità Montana “Spettebile Reggenza 7 Comuni”, unica sede simbolo di una territorialità sovracomunale? Questo agire genera la disgregazione di un patrimonio identitario che rappresenta la più grande proprietà comune dell’Altopiano dei Sette Comuni. Un patrimonio prezioso di unicità, “immateriale”, che oggi assume immenso valore economico. Si tratta di uno straordinario vantaggio competitivo, spendibile, responsabilmente, nell’attuale dimensione dell’economia del turismo sostenibile. Si tratta, ancora, del fattore determinante nelle dinamiche di competitività tra territori. Si tratta, infine, di identità e diversità che ci giungono come eredità di una secolare tradizione giuridica, bene indivisibile, anche se “immateriale”, dei Siben Alte Komoine, Prüdere Liben. In questo senso nessuno degli otto sindaci può arrogarsi il diritto di rappresentare l’identità di un territorio che per 500 anni è stato fermamente ispirato a valori di fratellanza e unito in Federazione di Comuni. Nessuna autorità, se non per espressa volontà degli oggi otto comuni, dovrebbe presenziare eventi pubblici ispirati alla storia e al ruolo della Reggenza. Accade invece in convegni ad Asiago o, in una vetrina più ampia, in eventi come la Festa della Sensa a Venezia, ed è assolutamente prevaricatorio, irrispettoso, disgregante, antistorico.Italia Nostra Gruppo Altopiano 7 Comuni pone quindi l’urgenza per l’avvio di un tavolo territoriale partecipato da tutti gli otto Comuni, dove dibattere e contribuire pariteticamente alla costituzione condivisa di una consulta intercomunale garante della tutela dell’immagine istituzionale della Spettabile Reggenza 7 Comuni.

Autore: ITALIA NOSTRA Gruppo Altopiano 7 Comuni | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 15/07/2012 22.04.46 | Id messaggio : 114


SENZA UN GOVERNO DEL TURISMO
Senza un governo del turismo partecipato da tutti gli otto comuni (e contrade annesse), l'altopiano va alla deriva e diverrà sempre più una triste periferia di Vicenza. L'ospite chiede di incontrare la cultura locale? ...«no, guèra quindasedisdoto!»; tutti si organizzano tra più Comuni come per la "Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri" (2006)? ...«no, va bèn "a-sià-go"!»; oltre il 60% dei turisti dichiara di andare in vacanza per camminare (Ossevatorio Nazionale Turismo)? ...«no, qua se fà tuto golf»; l'ospite chiede reti di percorsi anulari, a partire dagli alberghi, facili, da 30 - 90 minuti, connessi tra loro, ben segnalati? ...«no, nàltri metìmo posto quei de la rogàsion»; altri territorio hanno l'orgoglio di musei etnici custodi della loro identità di gente di montagna? «no serve, naltri gàvimo l'osàrio»; tutti mostrano orgogliosi i propri saperi di generazioni e la propria lingua? «no, femo i foghiartificiai, i "fiocchi di luce" pirotecnici»... L'idea che sta facendo morire l'altopiano è che Asiago rappresenti l'eccellenza e che gli altri Siben, Alte Komeun, Prüdere Liben debbano "seguire" questa eccellenza. Parere personale, io la chiamo prevaricazione, irresponsabile, antistorica. Asiago resterà la perla dell'altopiano, ma da sola non può competere, il turismo montano oggi richiede "comunità di vallata" ad "economia partecipata". Il turismo oggi è comunicazione (Giordana), la qualità richiesta impone competenze esterne all'altopiano (outsourcing). Il nostro petrolio verde è un paesaggio unico, eredità di una cultura di difesa della Freiheiten (federazione, indipendenza, privilegi, esenzioni) che non è valorizzata e rimane potenziale inespresso. E' questo il più grande bene e proprietà comune per un territorio di origini secolari, economicamente vocato la turismo, ma oggi culturalmente lontano dal nuovo turismo delle identità (Reggenza), dello sviluppo responsabile (future generazioni) ed ecologico (preservazione per il futuro).

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 10/06/2012 20.58.41 | Id messaggio : 113


FARE TURISMO SOTTO UN UNICO MARCHIO
«che non sappiamo fare turismo sotto un unico marchio è una cosa ormai risaputa» ["davide", 14-04-12 ore 09:03, blog Gallio Rinasce, www.galliorinasce.it/discussione.html]. Avere questa consapevolezza è importante, tuttavia temo non basti. Occorre individuare pubblicamente quegli amministratori che (legittimamente) si oppongono all'unitarietà dell'altopiano. Solamente se questi nomi emergono gli altopianesi (altrettanto legittimamente) potranno valutare localmente se riconfermare questi amministratori che hanno operato, e operano, in questa visione antistorica. Superare questa visione significa percorrere finalmente (ma è molto tardi) le modalità indicate dalla Commissione europea e allo stesso tempo quelle secolari con cui si è autogovernata la Reggenza. Oggi questo modello di economia partecipata si è tradotto per molte vallate in ricchezza diffusa divenendo realtà economiche protagoniste nella dinamica competitiva tra territori (non più tra località). L' IDENTITA' DEL TERRITORIO ALTOPIANO 7 COMUNI (non ASIAGO) e la sua CAPACITA' DI FARE RETE rappresentano, in sintesi, la "cultura" di marketing territoriale richiesta da questo mercato del turismo. Un territorio così vasto, tenute conto le sue preziose diversità, ha potenzialità formidabili: dalla collina delle Contrade Annesse alla quota massima di Cima XII. La cultura però non si può comprare, ecco quindi che la priorità non sono i soldi, e tanti ne sono stati spesi per nulla con il Consorzio Turistico, ma favorire questa crescita culturale. L'alibi dei "pochi soldi" o dell' "emergenza permanente" non può più sdoganare le incapacità. In altopiano, quali DECISORI oggi, fattivamente, favoriscono e quali invece, magari occultamente, ostacolano la crescita e la diffusione di una cultura di marketing territoriale? E' dentro questa ambiguità che amministratori e operatori alimentano la disgregazione dell'altopiano. Il guscio di interesse locali li mette ancora al riparo dall'affrontare i nuovi scenari aperti dal potenziale cooperativistico. Questo situazione stagnante di non-governo unitario del turismo è terreno favorevole all'attuale vertice per prevaricare in una dimensione in cui fatalmente «il più forte o il più furbo o il più potente non porterà benefici» (Graziella Stefani, sindaco di Conco, L'Altopiano n° 352).

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 16/04/2012 10.04.16 | Id messaggio : 112


STOAN PLATTEN & BEGHELEN
L'estate 2012 è alle porte, il vero patrimonio, quello che rappresenta "il petrolio sotto i nostri piedi" (Finozzi, assessore al turismo Regione Veneto), sull'altopiano dei 7 Comuni rimane abbandonato a se stesso. E' il caso delle stoan platten (lastre di petra) e delle antiche vie rurali, un grande "monumento diffuso" di unicità e storia, testimonianza di memoria collettiva e risorsa comune. Tutto a impatto zero, 365 giorni all'anno, a pochi passi dai centri ( ). Nessun amministratore pensa che mappare e preservare le stoan platten debba essere un impegno verso la nostra terra e il suo futuro prossimo. Più facile ricevere e spendere milioni per le trincee. Ma siamo davvero solo l'altopiano della guerra e della morte? Ci ha inventati Cadorna o prima di subire questo tragico evento, e il profugato, eravamo una federazione di comuni che si autogovernava in armonia con la natura e con la vita? C'è nei decisori di oggi un distacco di identità. Sembra si attenda che stoan platten e bèghelen (stradine) scompaiano per poter poi organizzare convegni in cui "poerle" spieghino perché siano scomparse. E pubblicare poi libri da 50 euro con foto e disegni in cui "poerle" raccontino quanto erano belle le stoan platten, così importanti per il paesaggio e per la sua storia secolare, e come, infine, prima della Grande Guerra non ci fosse filo spinato attorno ai pascoli, ma appunto stoan platten. Ovvero, convegni e libri spiegheranno come i veri "poerle" siano gli altopianesi, i loro amministratori locali. Per fortuna rimane un po' di toponomastica. Sembra che questa riesca a passare indenne [Borbaiss Got!] sopra la testa degli amministratori locali. E' forse perché non la capiscono? I nomi e il senso (che non è mai di guerra) dei nostri luoghi potrà divenire una risorsa: questo se si avviasse un progetto unitario per una di rete percorsi pedonali, preziose pagine di microstoria per UN ALTOPIANO UNICO, UN UNICO TERRITORIO... Ma se guardare avanti significa ancora guardare a modelli e valori che non ci appartengono, allora sul "petrolio sotto i nostri piedi" si rischia solo di inciampare, tutta la vita.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 02/04/2012 11.05.11 | Id messaggio : 111


ECOMUSEO GRANDE GUERRA E TURISMO
«Dopo il recupero dei luoghi storici i dubbi sul futuro. ASIAGO. La ristrutturazione di forti e trincee della Grande Guerra» Giornale di Vicenza 25/03/2012, Gerardo Rigoni. Leggi l'articolo su Per l'Ecomuseo della Grande Guerra sono stati spesi milioni di euro, ma ora non si sanno cogliere le occasioni e ricondurle dentro un unico piano condiviso. Che non c'è. Tutto si ripete, aumentano progressivamente la perdita di identità e l'emarginazione dell'altopiano. Non mancano i soldi, mancano le competenze per l'innovazione del prodotto turistico. Siamo ancora alle "intuizioni" dell'amministratore locale che in realtà improvvisa perchè non ha mai operato e ignora ogni dinamica di competitività. Manca il tavolo di lavoro che faccia da tutor territoriale, una "Reggenza 7C del turismo" a cui siedano gli attori e condividano linee guide, priorità, visione. E' vitale avviare questo dibattito, nulla di rivoluzionario, è semplicemente la "normalità" che sta alla base delle economie di vallata. Invece la Comunità Montana "Spettabile Reggenza 7 Comuni" è silente; Asiago, ambigua, si pone come leader, ma di fatto non ha mai saputo mettere al centro un progetto comune; il sindaco di Gallio chiama a sè gli operatori e pretende che sia la sua amministrazione a tracciare le linee guida, Roana si coalizza con Asiago e Gallio, queste non sanno nemmeno collegarsi con una rete pedonale. Tutto questo mentre Enego spende oltre 3,5 milioni a Marcesina. Siamo all'estate 2012, ad ogni investimento ci risiamo, gli amministratori puntualmente si interrogano, disorientati, su chi siamo, dove andiamo, a quale turismo miriamo...

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 27/03/2012 12.05.59 | Id messaggio : 110


E I PERCORSI PEDONALI?
Per i percorsi pedonali come quello (che non c'è) tra Asiago-Gallio e per una rete più vasta e organizzata sotto un unico marchio Reggenza Altopiano 7 Comuni, gli amministratori non hanno proprio tempo da perdere. Vedono queste cose come un turismo da poveri, gente mediocre che ha l'appartamento, che gira con i bastoncini estate e inverno. Mica come al Golf, dove un sindaco ammicca industriali, mica come nell'impiantistica per lo sci, dove parliamo di decine di milioni di euro. Gli amministratori girano in auto, sono professionisti, commercialisti o ingegneri, immobiliaristi, si spazientiscono a sentire queste cose da "poerle", da ecologisti, da sostenitori del valore paesaggio. Consideriamo anche che, come tali, i turisti non votano ad Asiago o Gallio o Roana, e che la realizzazione di questo "mega" (?) progetto per i percorsi pedonali non ripagherebbe adeguatamente con visibilità e voti. Allarmante? Molto peggio, le prossime elezioni sono all'orizzonte: non cambierà nulla. Anzi, proprio chi, per errata valutazione del potenziale turistico, ha portato l'altopiano all'attuale emarginazione, è già in pole position e salirà pure di grado gerarchico. L'elettorato viene quotidianamente "preparato" ad arte, la stampa locale ci da dentro, il cemento continua ad essere sversato dalle betoniere e "fare turismo" continua ad essere ambiguamente declinato con "programmazione di eventi” ...piromusicali, nazionalpopolari, tombola galeotta, Ghel Gnock Fest (ndr_ tardo cimbro). Si aggiunga una spruzzatina di turismo della trincea in vista del centenario della Grande Guerra ed ecco che nulla cambia, tutto è fermo alla dimensione della pro loco anni 80... E i segnali di valorizzazione dell'identità locale? E i 500 di autonomia del Spettabile Reggenza? Ci sono, eccome: il sindaco di Asiago Gios annuncia in una trasmissione televisiva locale che la sua visione dei servizi pubblici tra gli otto comuni è direttamente ispirata alla Reggenza. Ci siamo, mi dico. Contrordine: questa visione vale per i vigili, i servizi sociali, l'anagrafe ecc ecc, escluso però il turismo, l'economia primaria. Come dire «cari fratelli, cooperiamo, condividiamo tra tutti e otto le spese per i servizi, ottimizziamo le uscite, ne beneficeremo tutti, ma lasciate che Asiago, Gallio e Roana, i più cementiferi, colgano tutte le opportunità delle entrate dal turismo». E che nessuno parli di prevaricazione. Dunque Asiago, Gallio e Roana formeranno l'Altopiano di Asiago. Sembra che il nuovo toponimo sia stato inoltrato all'Istituto Geografico Militare con richiesta di modificare le carte geografiche. Ci vorrà un po' di tempo perchè attualmente all' IGM stanno sono obertai per capire da dove sbuchi e cosa sia la "Padania". Il Consorzio Turismo, cari i nostri sette fratelli, si chiamerà invece "Asiago Turismo". Sembra anche che al Palazzo del Turismo Millepini sia allo studio uno speciale braccialetto elettronico da imporre ai turisti, così quelli che sconfinano prenderanno una scossa. Il dispositivo punirà il turista in albergo a Gallio, diciamo al Gaarten, che pretenderà di avere libero accesso alla Piana di Marcesina. No, quella no, è in comune di Enego... E' tempo di paradossi, accade quando si perde la propria identità. Questo richiede che in altopiano i turisti siano invitati da apposita segnaletica a dedicare un po' più attenzione agli amministratori, alle loro esigenze, alle loro tradizioni locali. Gli ospiti si mettano in testa di che siamo in ZTL, Zona a Turismo Limitato. La visione del turismo in altopiano è, per tradizione, riservata ad amministratori e decisori di Asiago, e per definizione, i decisori della leadership Asiago non sbagliano mai, non ne abbiamo riscontro storico. Questo ha portato talmente avanti il turismo da superare quello che altrove si chiama ancora banalmente marketing territoriale, e che qui si chiama già marketing elettorale. Un altopiano unico, un unico territorio, una Reggenza 7C del turismo.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 11/03/2012 8.42.08 | Id messaggio : 109


UN ALTOPIANO UNICO
UN ALTOPIANO UNICO, UN UNICO TERRITORIO, UNA REGGENZA 7C PER IL TURISMO. Sono favorevolmente colpito dalle osservazioni del presidente mandamentale Commercianti Corrado Finco pubblicate dalla stampa locale. «E' incredibile che, pur parlandone da tempo, non si sia riusciti ancora a trovare una soluzione per dare la possibilità di andare a piedi fra Asiago e Gallio»: il vertice del turismo altopianese vive in un altra dimensione, ha una propria visione, ispirata a se stessa, antistorica, invoca infrastrutture, resort, arroccamenti e collegamenti in quota, la moltiplicazione dei campi da golf che interessa il 4,6% dei turisti italiani(*). Avrà forse qualche rilevanza che il 62,0% dei turisti italiani(*) dichiari di andare in vacanza per camminare?. Se si, dov'è la rete perdonale intercomunale che collega tutto l'altopiano, sotto un unico marchio Reggenza 7C, 365 giorni all'anno, lontani da auto, in un paesaggio secolare favoloso? Finco sottolinea poi giustamente la priorità di «organizzare manifestazioni che valorizzino le nostre tradizioni, che invece di sostenere abbiamo abbandonato»: il vertice del turismo altopianese risponde con le serate piromusicali. Recoaro domenica scorsa ha attirato in un solo giorno 15.000 spettatori, lo ha fatto con la sua "shella martz", ovvero consolidando valori, tradizioni locali... cultura cimbra. Significa saper dare un senso alle cose, coinvolgere "dal basso" il territorio, 200 volontari, 1200 comparse, i carri delle contrade, saper far squadra e andare in contro alle aspettative di cultura locale ricercate dal 24,0% dei turisti italiani (*), assistere a spettacoli è al 10° posto con il 9,1% (*). Le istanze di Finco troveranno accoglienza tra gli amministratori? Oggi la parola d'ordine per competere nel turismo diventa «Un altopiano unico, un unico territorio». Chiaro poi che dentro a questo "contenitore" ci siano realtà diverse, nulla di nuovo, nulla da reinventare, tutto già previsto e rodato nei secoli dalla Reggenza. Risulta allora determinante che proprio i commercianti, per primi, nel loro preciso interesse, "pretendano" strategie per la maggior competitività. Non si tratta di programmazione di eventi e manifestazione, ma di operare una svolta per la crescita sistemica. Implica cambiamenti, l'avvio di un radicale processo di innovazione con l'intervento di consulenti esterni che affianchino non gli amministratori, ma una consulta locale. E’ nell'interesse anche delle immobiliari, perché la qualità percepita del turismo eleva sensibilmente il valore e l'attrattività degli immobili esistenti, è nell'interesse di agricoltori, artigiani, guide e accompagnatori... Un'unica rete intercomunale di percorsi riveste un'altissima valenza strategica, nel dicembre 2009 si è avviata una raccolta firme su www.liberaconsulta7c.it che oggi ha superato le 800 adesioni, nel giugno scorso a Gallio si è organizzato (Arc. Diego Morlin, Chiara Stefani) un Seminario sulla Mobilità Dolce, incontro totalmente disertato dagli stessi amministratori locali a cui oggi, sullo stesso tema, chiede attenzione Corrado Finco. Questa rete è indispensabile prima di tutto per "marcare il territorio sul piano simbolico". Significa contribuire a restituire quell'originaria identità secolare della Reggenza di cui non si legge più traccia alcuna. E' l'opportunità reale, a investimento minimo, a impatto zero, per avviare questo primo fondamentale strumento unitario di "turismo dei servizi", coordinato sotto un unico marchio, 365 giorni l'anno, a partire dai centri, dagli alberghi. Stiamo parlando di un patrimonio comune di storia, saperi e sapori, che messo in connessione attraverso segnalazione e microstoria eleva quella qualità senza cui oggi è assolutamente inutile investire in fiere e su internet in quanto il prodotto risulta privo dell'unicità originaria che distingue e fa la differenza. Non è più il tempo di modalità riconducibili all'attività da pro loco, chi ha operato nell'errata visione del potenziale turistico si faccia da parte e favorisca, responsabilmente, l'avvio urgente di una consulta territoriale degli operatori. Lo suggerisce la secolare tradizione giuridica della Reggenza 7C; lo dimostra il successo delle buone pratiche di governo del turismo di altri territori, pur ben meno dotati dell'altopiano; lo indicano le direttive della Commissione europea per lo sviluppo sostenibile delle aree rurali a vocazione turistica. E se tutto ciò non bastasse, mettiamo sul piatto le testimonianze dei saggi, primo tra tutti Mario Rigoni Stern, raccolte nella Carta di Asiago. Può bastare?. * Fonte: Osservatorio Nazionale del Turismo dati Unioncamere, 4000 interviste, secondo semestre 2011.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 01/03/2012 8.34.23 | Id messaggio : 108


ASIAGO, LE GIUSTE ISTANZE DEI COMMERCIANTI
Sono favorevolmente colpito dalle osservazioni del presidente mandamentale dell'Associazione Commercianti Corrado Finco pubblicate a pag 6 de L'Altopiano (ultimo numero, il 366): «E' incredibile che, pur parlandone da tempo, non si sia riusciti ancora a trovare una soluzione per dare la possibilità di andare a piedi fra Asiago e Gallio». Finco sottolinea inoltre la priorità di «organizzare manifestazioni che valorizzino le nostre tradizioni, che invece di sostenere abbiamo abbandonato». Finalmente sentiamo emergere questi concetti semplici e determinanti, e questa volta proprio da chi rappresenta di diretto e legittimo interlocutore con i decisori del turismo sul territorio. Auguro al presidente Finco di perseguire questa linea fino in fondo, con determinazione, di trovare coesione tra i commercianti e pronta accoglienza tra gli amministratori. Va dato atto al quindicinale L'Altopiano di aver evidenziato nel tempo la concretezza di queste istanze, peccato non ci siano anche delle tavole rotonde di approfondimento sulle stese tematiche. Connettere le attrattività storico paesaggistiche dei 7 Comuni attraverso una rete intercomunale di percorsi di mobilità dolce (non motorizzata) riveste un'altissima valenza strategica, in questo senso nel dicembre 2009 si è avviata su www.liberaconsulta7c.it una raccolta di firme arrivata oggi ad oltre 800 adesioni. Questa rete è indispensabile prima di tutto per "marcare" il territorio sul piano simbolico, contribuendo a restituirgli la dovuta identità secolare di Reggenza di cui non si legge più traccia alcuna. E' prioritario, anche sul piano propedeutico, avviare questo primo strumento di "turismo dei servizi" sotto un unico marchio, 365 giorni l'anno, a partire dai centri... Un patrimonio comune, di storia, saperi e sapori, dotato di segnalazione e microstoria per dare più qualità e riproporre alle fiere e su internet l'unicità originaria che distingue e fa la differenza: «un'altopiano unico, un unico territorio».

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO DEI 7 COMUNI | Data: 20/02/2012 9.42.35 | Id messaggio : 107


UNA REGGENZA 7C DEL TURISMO
e così... passano gli anni, e le opportunità, ma l'argomento Sistema Turismo Altopano 7 Comuni rimane blindato da interessi localistici... conviene eluderlo... affrontarlo imporrebbe assumersi una reponsabilità precisa: perseguire il buon governo di una risorsa comune; imporrebbe finalmente mettere al centro e perseguire insieme un obiettivo territoriale per il bene di tutti; ovvero fondare una Reggenza 7C del Turismo; ___   si, risorsa turismo come «Bene Comune», perchè il turismo è un frutto della nostra antica terra; come tale, le antiche leggi lo vogliono fonte di emancipazione comune per gli abitatori, esattamente come è già accaduto per l'economia silvopastorale; ___   oggi questo rispetto del bene comune e del valore della comunità sono negati da decisori guidati dalla miopia della prevaricazione localistica; tutto questo porta ulteriore, progressiva, emarginazione; ___   si sta tradendo un patto secolare di fratellanza, e non si vuole che emerga questa consapevolezza: è questo che non va perdonato a chi siede, pur senza fondi da spendere, pur senza poteri decisionali, ai vertici delle istituzioni locali; ___     dietro l'ambiguità di chi non prende posizione non c'è buonismo, dietro la negazione dell'identità originaria del territorio non c'è ristrettezza economica: è ai decisori che spetta la responsabilità di favorire la cultura e la consapevolezza della potenzialità cooperativistica; ___   «Cos'è più importante del bene comune? Un nuovo modo di costruire il bene comune è possibile, e si deve ricominciare proprio dai piccoli paesi come il vostro» (Don Andrea Gallo, febbraio 2012, Marano).

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 17/02/2012 20.43.39 | Id messaggio : 106


L'ERRATA VISIONE DEL POTENZIALE TURISTICO
 l'«errata visione del potenziale turistico»* rimane il problema irrisolto di un altopiano privo di un governo unitario del turismo, la sua economia centrale; questa attività di ricerca impone oggi alte competenze di marketing che sul territorio oggettivamente non ci sono, esattamente come non c'erano in altri territori prima che questi adottassero politiche unitarie, forme di governo partecipato e linee guida condivise dentro cui operare e comunicare coadiuvati da consulenti esterni |||||||||| «un’insufficiente conoscenza delle caratteristiche della clientela e delle tendenze di mercato nuoce all’elaborazione di prodotti turistici in grado di soddisfare la domanda esistente»*: un'esempio di questa anomalia è rappresentato dalla paradossale mancanza (2012) di una rete unificata di percorsi pedonali estate/inverno che colleghi gli otto comuni, una rete che sappia connettere l'altopiano in un unico "parco", promosso in internet sotto un unico marchio (cfr_oltre 775 firme raccolte su www.liberaconsulta7c.it)  |||||||||| proprio come fin dal 1996 mette in guardia la Commissione europea, questa «errata visione»* porta inevitabilmente i decisori locali a progetti eccessivamente grandi, con effetti devastanti per l'economia, il paesaggio, l’ambiente; porta, altrettanto inevitabilmente, al degrado dei siti naturali e della cultura locale; sono fenomeni indicatori di degenerazione del territorio, di «perdita dell’identità locale»*, rappresentano il primo effetto della distanza di una attuale visione del turismo |||||||||| la mancanza di condivisione dei progetti, la loro visione antistorica, il «degrado dei siti naturali»* e la «perdita o "folklorizzazione" dell’identità locale»* sono i fattori che oggi generano la deriva del Sistema Turismo Altopiano e, purtroppo, genera progetti «eccessivamente grandi»* come la cosiddetta riqualificazione della piana di Marcesina, grandi impianti a fune in quota, ciclopedonale da Folgaria, trasformazione del paesaggio secolare limitrofo ai centri con una vastità di campi da golf... |||||||||| porre al centro una «errata visione del potenziale turistico» è in antitesi ad uno «sviluppo turistico che scaturisca da una cooperazione e dal dialogo tra la popolazione e i diversi operatori locali interessati»*; predisporre queste condizioni per lo sviluppo comune è dunque il vero compito degli amministratori (decisori), non lo è invece pensare e progettare singolarmente, direttamente, in base alla propria cultura, formazione, intuizioni ||||||||||   * cfr_Commissione europea, Progetto LEADER, Valutare il potenziale turistico, Peter Zimmer e Simone Grassmann, 1996

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 24/12/2011 9.11.05 | Id messaggio : 105


VERSO QUALE QUALITA' DEL TURISMO
Quello sulle politiche del turismo (nb_non "programmazione degli eventi") è un dibattito che in altopiano non si vuole, l'argomento rimane un tabù, ed è blindato dai vertici decisionali; chi dice la sua diviene oggetto di attacchi personali; da questi attacchi emergono negatività, slegocentrismo e localismo antistorico; sono esattamente i disvalori che il sindaco di Conco Graziella Stefani ha denunciato come la cattiva pratica in cui «il più forte o il più furbo o il più potente non porterà benefici» al territorio. No, non li ha portati infatti. Le buone pratiche di turismo territoriale (nb_non di "località turistica") di montagna parlano da anni di successi di un «autonomia "partecipata" che crea ricchezza» (Il Sole24 Ore, lunedi 28.11.11, inserto RAPPORTI). Spetta ad Asiago, come leader, l'avvio di un normale (altrove) governo partecipato per lo sviluppo di un'economia dell'occupazione diffusa nel turismo. Se Asiago non lo fa, non si ponga però ancora l'alibi "soldi": per favorire la qualità del dibattito e trovarsi sistematicamente attorno ad un tavolo ("c" come Comunità) per condividere sfide comuni ("i" come Innovazione) non si parte mettendo al centro singoli progetti disorganici o accordi sottobanco, ma capacità riconosciute ("t" come Talenti), amore per la propria terra di antica fratellanza ("t" come Territorio), l'onestà intellettuale, in fine, di ascoltare ("a" come Accoglienza). Pur dietro l'angolo, nessuno indica questa via come facile, semplicemente come l'unica. Non è solo la maggior disponibilità di fondi, che sappiamo essere sempre pochi, il punto di partenza da cui fondare il governo federato del turismo altopianese, lo è la loro gestione responsabile e condivisa. Si tratta quindi di volontà politica, quella che si esprime attraverso opinioni e, soprattutto, si conferma votando. Senza questo passaggio, niente emancipazione verso la competitività ma ancora emarginazione e consumo di paesaggio.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 02/12/2011 13.51.08 | Id messaggio : 102


IL PAESAGGIO È UN BENE COMUNE
IL PAESAGGIO È UN BENE COMUNE ||| «Il paesaggio, forse a prima vista meno tangibile dell´acqua, è un bene comune perché tutelandolo si preservano l´ambiente, la sicurezza delle persone, le attività agricole, i suoli, la bellezza.» ... vi propongo di seguito la lettura dell'articolo di CARLO PETRINI tratto da La Repubblica del 28 ottobre 2011 ||| «Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi». Parole di Andrea Zanzotto, il grande poeta che ci ha da poco lasciato all´età di 90 anni. È una citazione famosa, che chi si batte contro il consumo di suolo (Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Alberto Asor Rosa, Luca Mercalli, Luca Martinelli) giustamente conosce e non esita a utilizzare. Mi accodo buon ultimo anch´io, a maggior ragione di fronte a cosa hanno subito la Liguria e la Toscana negli ultimi giorni, senza dimenticare come Roma è andata in tilt una settimana prima a causa di piogge più intense della norma. Sia che si chiami in causa il cambiamento climatico, sia che si accusi l´eccessiva e disordinata cementificazione, più o meno indirettamente dietro a queste sciagure c´è sempre la mano incauta dell´uomo. Perché il cambiamento climatico lo causiamo noi, la cementificazione selvaggia la pratichiamo noi, abusiva o legale che sia. Le connessioni nascoste tra ciò che facciamo e certe loro brutte conseguenze sono sempre meno nascoste. E fanno male in termini di vite umane, territori cancellati, danni ingenti.Allora, pur se profondamente rattristato dalle ultime alluvioni, voglio dare una buona notizia: domani, a Cassinetta di Lugagnano (MI), ci sarà la prima costituente Assemblea Nazionale del Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. Aderenti da tutta Italia lanceranno la campagna “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”. Non si può aspettare oltre, urge una mobilitazione. Oggi, dopo quell´insostituibile bene comune qual è l´acqua siamo passati anche alla tutela attiva sul territorio del secondo bene comune irrinunciabile: il suolo fertile. Come il Forum Nazionale dei Movimenti per l´Acqua che ha vinto l´importante battaglia dei referendum nello scorso giugno, anche i movimenti per la terra e il paesaggio hanno deciso di unirsi per agire concretamente, capillarmente sui territori e a livello nazionale. Non è importante dire chi c´è dentro. Anche se le migliaia di aderenti possono vedere sul sito che è il cuore del Forum, www.salviamoilpaesaggio.it, nessuno è qui per fare pubblicità a se stesso o ad altre cause. La bandiera è quella del paesaggio, dei suoli fertili, della loro integrità per rifuggire anche eventi drammatici come quelli liguri. È una bandiera che va al di là di qualsiasi colore o interesse particolare. Migliaia di singoli cittadini, centinaia di organizzazioni nazionali hanno già aderito, stanno nascendo i comitati locali, e chiunque è libero di costituirli.Chi legge con attenzione i giornali, i più diffusi o quelli più piccoli locali, sa che i temi della difesa del suolo libero dalla cementificazione e la tutela del paesaggio sono tra quelli che stanno più a cuore ai cittadini. Normalmente gli articoli che ne parlano e che appaiono su queste pagine sono quelli che scatenano più e-mail di commento, ma soprattutto segnalazioni di cittadini che si oppongono alla costruzione di una zona industriale in un´area agricola, alla devastazione di tratti di costa, a piani regolatori scellerati, alla rovina per sempre del profilo di meravigliose colline e valli. Le denunce continuano a migliaia in tutto il Paese, dai casi più eclatanti ai piccolissimi scempi che rosicchiano minime porzioni di suolo fertile. Ora finalmente ci sarà un vero strumento per passare all´azione, entriamo nel vivo rispetto a un tema dove l´hanno sempre fatta da padrone grandi speculatori, poteri forti e l´interesse di pochi contro quelli della collettività.La campagna “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori”, cui è sufficiente aderire on-line, vuole fare da amplificatore per i problemi a livello locale, ma il Forum che la promuove sta lavorando a due importanti progetti, – potenzialmente dirompenti come i referendum sull´acqua – che si lanceranno domani a Cassinetta di Lugagnano. Il primo è la richiesta da parte dei cittadini al proprio Comune di un censimento, sul proprio territorio, di tutti gli edifici pubblici e privati, civili e industriali sfitti, vuoti e inutilizzati. Soltanto prendendo in considerazione le grandi città, negli ultimi dieci anni in Italia si sono costruite 4 milioni di case, mentre pare che ce ne siano almeno 5,2 milioni di vuote. Per non parlare dei capannoni, la cui proliferazione negli ultimi anni insulta anche il più maleducato senso estetico: continuo a vederne di abbandonati ovunque, con striscioni appesi che ne implorano l´affitto. Prima di costruire altro allora capiamo che cosa c´è a disposizione, utilizziamo l´inutilizzato, smettiamola di edificare dove non si può o dove non si dovrebbe, non sacrifichiamo più suolo libero, perché è fondamentale per la nostra agricoltura e il turismo, ma anche per prevenire frane e alluvioni.Il censimento è una prima mossa, e saranno i comitati locali a pretenderlo, ma poi ci sarà un secondo strumento: il Forum sta lavorando a una legge d´iniziativa popolare per arrivare a una moratoria nazionale al consumo di suolo. La Provincia di Torino ha già fatto una legge di questo tipo, ed è uno degli esempi che cercheremo di seguire, insieme alle legislazioni tedesche e britanniche molto più restrittive delle nostre. Il Comune di Cassinetta di Lugagnano, scelto per la prima Assemblea Nazionale dei Forum per la Terra e per il Paesaggio, è un altro esempio virtuoso perché ha dichiarato il suo territorio “a crescita zero”, come del resto già altri piccoli comuni in Italia (e li volevano cancellare!). Non entrino in fibrillazione quelli del settore edilizio: abbiamo così tante case da ristrutturare, da buttar giù per tirarne su di nuove, di brutte da abbellire, senza contare l´enorme sforzo da fare per migliorare l´efficienza energetica che ci sarà lavoro in abbondanza per tutti nei prossimi anni. Come vediamo, ancora una volta in futuro dovremo privilegiare la qualità rispetto alla quantità, fare lavori migliori che dureranno di più nel tempo e miglioreranno la nostra vita e i luoghi in cui viviamo: c´è meno margine per speculare, ma più possibilità per guadagnarci tutti quanti qualcosa ed evitare catastrofi. Ciò che si spende per riparare a disastri come quello occorso in Liguria – ma che ormai si rincorrono mese dopo mese in ogni parte d´Italia – è di gran lunga più costoso di quanto non spenderemmo mai per un´attenta e corretta gestione del territorio.Non c´è bisogno di nuove case, non c´è bisogno di nuovi capannoni: è ora di capire che chi li fa li fa soltanto per il proprio tornaconto privato, e intanto distrugge un bene comune. Rispettiamo la proprietà privata, ma il bene comune deve avere la precedenza. Il paesaggio, forse a prima vista meno tangibile dell´acqua, è un bene comune perché tutelandolo si preservano l´ambiente, la sicurezza delle persone, le attività agricole, i suoli, la bellezza. Il privato, fatti salvi i suoi diritti, non può privare il resto della comunità di qualcosa d´insostituibile e di non rinnovabile. Il privato non può privare. |||

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 31/10/2011 8.13.42 | Id messaggio : 101


CONTRIBUTO AL DIFFICILE DIALOGO TRA I NOSTRI COMUN
Dopo aver letto più volte l'articolo del Sindaco di Conco, D.ssa Graziella Stefani, sul numero 352 dell'Altopiano, mi sono detto: finalmente uno degli attori istituzionali dell'Altopiano rompe un tabù, spezza un silenzio assordante su certi argomenti, che dura da anni, portandoli alla pubblica attenzione: la concertazione tra Comuni, Enti, categorie economiche; il modello di sviluppo funzionale alle esigenze del nostro variegato territorio; i problemi di ordine demografico, sociale, economico in genere. Subito dopo, a cascata, mi sono passate per la mente una serie di considerazioni: la prima, conseguente anche alla attività amministrativa recentemente sperimentata, riguarda la mancanza di concertazione tra comuni, e non solo, anche tra categorie economiche e associazioni, nonostante lo stimolo dei vari bandi e iniziative dell'Unione Europea, che attraverso i vari programmi Interreg, Spazio Alpino e altri,ci mette a disposizione ingenti contributi finanziari, condizionandoli però ad una consultazione tra le parti e condivisione di strategie, scelte e progetti, di area vasta; una delle possibili cause di tale negatività potrebbe essere il carattere individualista e campanilista della nostra gente, inammissibile però quando presente anche negli amministratori degli enti, che, in teoria, dovrebbero rappresentare la crema del territorio e guardare alle problematiche e alle loro soluzioni con una visione razionale e di medio-lungo termine. Le soluzioni a parte dei problemi prospettati dalla D.ssa Stefani esistono da tempo: nel corso degli anni sono state avanzate proposte innovative da più parti, ma giacciono nei cassetti dei vari enti; ho partecipato, insieme a me molte altre persone, a decine di conferenze, dibattiti, simposi vari, in cui ricorrevano, riconosciute da tutti, le stesse problematiche e venivano additate soluzioni innovative condivise da molti, salvo poi riscontrare, il giorno dopo, il ritorno alle vecchie consuetudini: Marketing Territoriale, filiera del legno, consorzio di servizi, PATI, mobilità dolce, piani di sviluppo comprensoriale sono quelle che di primo acchito mi vengono alla mente. Esistono reti di paesi alpini, anche di altri stati, come la rete di Comuni Alleanza nelle Alpi, e associazioni, quali la CIPRA, che stanno sperimentando da tempo pratiche innovative sul calo demografico e l'invecchiamento della popolazione, su un turismo, anche ambientale, sostenibile e spalmato su tutte le stagioni, sulla creazione di filiere forestali ed agricole, sulla viabilità e mobilità, tutte problematiche che ci accomunano: però i nostri rappresentanti, salvo a quanto pare uno, si ostinano a voler perseguire ognuno la propria strategia, improvvisandosi specialisti in tutti i settori, con sperpero di risorse e continuo peggioramento delle nostre realtà socio-economiche. L'altra considerazione poi, relativa alle problematiche sollevate, riguarda il modello di sviluppo cui facciamo riferimento: l'abnorme attività immobiliare degli ultimi 40-50 anni ci ha assuefatti all'idea che ogni progresso della nostra economia non possa prescindere da tale indirizzo. Anche se a parole, almeno ultimamente, si auspica di perseguire un modello diverso, tale assuefazione è sottilmente compenetrata nella mentalità delle categorie economiche e politiche, nella visione delle persone, al punto da determinare il tipo di soluzioni che si propongono alle difficoltà universalmente riconosciute, imitando in parte i comportamenti e le strategie delle città e dei paesi di pianura. La rosa di politiche e le scelte messe in atto da una città di pianura rispondono ad esigenze diverse e non possono essere, pari pari, trasferite alle nostre realtà. Se vi soffermate un momento sulla storia della Reggenza, sulle sue istituzioni e ordinamento, noterete che una delle principali attività era la gestione capillare di tutto il suo territorio, attraverso i colonnelli, le vicinie, e tutto l'ordinamento di tipo federale che si era data ( dopo quella elvetica, la più antica federazione europea). Il principio informatore delle nostre città di pianura, quasi tutte anticamente murate, è di tipo centralistico, un sistema urbano-centrico, che ne ha determinato il tipo di evoluzione, con i risultati, anche negativi, che abbiamo sotto gli occhi: inurbamento, concentrazione eccessiva di servizi commerciali e professionali,inquinamento, stress anche ambientale, cattiva qualità di vita, ( d'altronde è per questo che i cittadini vengono in montagna, per l'aria, l'ambiente, il paesaggio, per la possibilità di vivere qualche giorno in un ambiente sano e salutare), la città mangia con l'agricoltura, però non la vede, non le è connaturata, mentre per noi essa è parte intrinseca e necessaria del nostro paesaggio, integrata nella nostra economia, attività indispensabile per mantenere quel paesaggio e quell'ambiente che ci rendono attrattivi. Penso quindi che, coerentemente, dobbiamo assumere nelle nostre strategie un modello diverso da quello urbano-centrico della pianura; dobbiamo guardare al nostro territorio come un tutto unico, quasi un organismo vivente, in cui ogni parte ha la sua funzione e le sue necessità, per cui se muore o soffre un organo o un arto, soffre l'intero; dobbiamo coltivare la nostra diversità e le diversità tra noi, percepirle come un arricchimento e non un handicap, un pò come succede nella natura, la cui qualità si misura con il livello di biodiversità. Dobbiamo sforzarci di vedere la nostra casa con l'occhio dell' ospite, che ci viene a trovare, per adesso, solo quindici-venti giorni l'anno, preoccuparci, prima di tutto, di starci bene noi, procurare una buona qualità di vita a noi e i nostri figli, curare e sviluppare le particolarità e potenzialità che ci distinguono dalla pianura e dagli altri ambienti, soprattutto non assimilare le abitudini e i comportamenti dei cittadini. Per percorrere questa strada, raggiungere unità di intenti, concertare strategie, è necessario consorziare il più possibile servizi ora gestiti dai vari comuni, raggiungendo una forte economia di scala e una più equa ripartizione dei loro benefici; creare dei tavoli di partenariato permanenti, anche con i privati e le categorie economiche; unificare la gestione del nostro patrimonio silvo-pastorale creerebbe una massa critica sufficiente a costruire e gestire in maniera sostenibile una filiera del legno locale, con evidenti ricadute sul piano occupazionale ed economico; implementare l'attività delle malghe con l'agriturismo, valutando anche il loro utilizzo come centri servizi per lo sci da fondo, aggiungerebbe un'integrazione complementare al reddito dei nostri agricoltori; creare un centro servizi per la gestione unitaria del marketing territoriale razionalizzerebbe la spesa per la promozione oggi dispersa in mille rivoli negli otto comuni, con un effetto moltiplicatore e qualitativo per tutto il territorio, trasformando il turismo nel nostro petrolio; creare occasioni di incontro e competitività costruttiva tra i nostri paesi, penso, per esempio, all'idea e al progetto di Giancarlo Bortoli del Palio dei Comuni ( e nei Comuni) ci farebbe riscoprire, forse, la nostra fratellanza; tornare, in fondo, allo spirito solidaristico della Reggenza, approfondendone anche la conoscenza, approfittando dell'occasione, come suggerisce la D.ssa Stefani, del settecentesimo anniversario della fondazione della " Spettabile".

Autore: Giampaolo Carboniero | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 15/09/2011 11.02.26 | Id messaggio : 100


TRE CASE SU QUATTRO SONO DI "FORESTI"
Gian Antonio Stella, Corriere della Sera del 30 agosto scrive: «Cortina ha poco più di 6.000 abitanti e circa l'80% della proprietà immobiliare è in mano a non residenti. Asiago ha mezzo migliaio di anime in più e insieme con Roana e Gallio, gli altri due principali poli di attrazione dell'Altopiano dei Sette Comuni, storicamente affratellati dalla comunità cimbra (Siben Alte Komeun) condivide la stessa sorte: quasi tre quarti delle case sono intestati a «foresti». Una risorsa, per chi vive di turismo, e nessuno è così sciocco da lagnarsene. Ma, insieme, anche un problema. Sempre più grave.» Proprio in questa situazione, «sempre più grave» come dice Stella, qualcosa oggi si sta spezzando e qualcos'altro invece si potrebbe un po' riaggiustare. In altopiano (troppo lentamente, e con solo il sindaco Gios in evidenza) si sta spezzando l'idea che l'economia delle immobiliari sia un'entità sovrana, in nome della quale sacrificare l'entità e l'autodeterminazione di un'antica comunità. Gli altopianesi stanno pagando caramente la loro lontananza dal governo del territorio. Riappropriarsene significa rompere l'egemonia economica delle immobiliari e fermare la perdita «sempre più grave» di ambiente, ma soprattutto di identità. Ma le amministrazioni non fanno nulla per favorire l'emancipazione dal basso in questo senso... Altrove il processo è già ben avviato: l'economia turistica di vallata, intesa come governo della risorsa comune e matrice stessa di preservazione dell'ambiente, rappresenta la "normalità". Questa visione è in linea con le direttive per l'emancipazione delle aree rurali emanate dalla Comissione europea. La rinascita dell'altopiano è possibile solo "dentro" la rinascita del turismo; questa è possibile solo "dentro" la rinascita culturale, che a sua volta implica una visione unitaria del turismo in continuità con la tradizione secolare del buon governo del territorio. Cioè "dentro" a quell'eredità che è la "fratellanza" dei Siben Alte Komeun.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 03/09/2011 14.48.30 | Id messaggio : 99


LA REGGENZA COMPIE 7OO ANNI
...illuminante, bravissima. Ancora una volta è una donna a "vedere" oltre: «il più forte o il più furbo o il più potente non porterà benefici»; così il sindaco di Conco Graziella Stefani conclude il suo intervento titolato IL DIFFICILE DIALOGO TRA I NOSTRI COMUNI a pag. 1 de L'Altopiano n° 352 in edicola da ieri

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 07/08/2011 15.04.31 | Id messaggio : 98


OSSERVAZIONI TURISTICHE: TIR, Turisti In Rivolta
«Turisti in rivolta», titola così la stampa locale di metà Luglio. Era fine giugno quando da queste pagine [ndr 25.06, pag 8] argomentavo che agli ospiti andrebbe prudentemente ricordato di trovarsi in ZTL (Zona a Turismo Limitato). Puntuali le lamentele per i percorsi "per tutti" della Grande Guerra, e non, con «Cartelli divelti. Segnali devastati. Ci si perde». Se i percorsi in altopiano hanno «competenze miste su centinaia di chilometri» e in Comunità Montana si è inermi perchè «Bloccati da tagli finanziari», all’assessore al turismo Andrea Benetti non resta da ribadire che «Certamente sarebbe preferibile una gestione unitaria e comprensoriale». E’ semplice, la disorganizzazione è frutto della mancanza di un unico coordinamento. L'organizzazione di una rete pedonale rappresenta un'infrastruttura intercomunale con la quale collegare tutti i punti di interesse turistici già esistenti. In una visione unitaria, i vantaggi immediati sono un sensibile implemento della qualità del turismo a fronte di un investimento minimo, profiquo nel tempo, estate e inverno, a partire dai centri, con minimi costi di manutenzione e opportunità occupazionali, produttive, diffuse sul territorio. Ma allora, perchè manca una unica, grande rete pedonale ben tabellata e «Ci si perde»? Perché a governare il turismo degli otto Comuni non è la normale logica dell’agire per obiettivi condivisi, ma la logica dell’amministratore locale, finalizzata al proprio elettorato locale: la priorità sono le opere che offrono la visibilità da tradurre in consenso elettorale nel breve termine. Ecco quindi dai municipi la “priorità zero”, niente deleghe per la rete pedonale alla Comunità Montana Spettabile Reggenza 7 Comuni. Ciascuno per sé, per la propria visibilità elettorale, ultimo il sindaco di Gallio con i suoi “Sentieri galliesi”, progetto in piena antitesi con una visione unitaria a partire dal nome e con itinerari che raggomitolano il centro a se stesso. Unire le forze attorno ad un preciso progetto unitario a 5 anni per un turismo sostenibile è una precisa responsabilità dei decisori. Non è così e ciascuno incolpa gli altri. Fondi per i Comuni a confine col Trentino: il sindaco di Asiago Gios bacchetta gli altri «Progetti assurdi e la solita disarmonia». Tutto già visto, più soldi arrivano più contrasti si vedono, lavorare assieme è una sfida culturale, implica saper tornare ad essere se stessi, significa rimettere al centro una federazione secolare di comuni, non Asiago. Solo da questa consapevolezza, rivisitata oggi come Sistema Turismo Locale, si può guardare alla valorizzazione attraverso l’avvio di un nuovo turismo sostenibile (ambiente) e condiviso (territorio). Sintomo dell’attuale fase di deriva culturale e identitaria, il magazine "Il Venerdì di Repubblica" di venerdì 29 luglio, pag 76, riporta ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI DI ASIAGO (TRENTINO). Mi chiedo, tra «sette comuni di Asiago» e «Trentino», quale sia la maggior inesattezza. Riecco un’altro bivio senza cartelli: o coesi protagonisti della straordinaria unicità delle proprie secolari radici storiche, o dritti verso l’emarginazione culturale e turistica, aspetti che per l’altopiano inevitabilmente si fondono. La rete di percorsi pedonali implica unitarietà e “multidisciplinarità”, ovvero un lavoro di gruppo delegato, permanente, finalizzato a raggiungere nel medio lungo termine una crescente qualità dell’accoglienza percepita: vale per Gardaland, per le Cinque Terre, per l’Alta Val Punteria … per il magnifico Parco Reggenza Altopiano 7 Comuni IL PARADOSSO: tra Asiago e Gallio, centri ad alta vocazioni turistica, Amministrazioni rivolte a infrastrutture pluri milionarie, nel 2011 ancora neppure un solo, misero, pur orticato, percorso pedonale di collegamento. Provare per credere, poi scrivete. L’ALIBI SOLDI: dall'accordo col Trentino l’Amministrazione di Asiago fa arrivare 500.000 euro che rappresenta il 50% di quanto previsto per l’implemento del golf; la Presidente Gemmo ringrazia il sindaco che «si è adoperato con celerità e abnegazione per agevolare il compimento degli iter burocratici e procedurali necessari»; la rete pedonale non è una priorità, fra tutto l'altopiano (8 comuni) niente soldi per la fruibilità a partire dagli alberghi, estate/inverno, nordic walking, cultura locale, toponomastica e microstoria... Le OPPORTUNITA': l’Osservatorio Nazionale rileva che il turismo della cultura locale è triplicato (8% del 2008, oggi il 23%); in primavera ecco il bando, il Piano Sviluppo Rurale europeo cofinanzia (75%) i percorsi pedonali. La mancanza di progetti comuni è atavica, l'altopiano non risponde, svanito nel nulla quello «coordinato tra tutti gli otto comuni» annunciato più volte negli anni dall'assessore allo sport di Asiago Franco Sella. Intanto vanno a segno Bassano, Valstagna, Bassa Padovana, Camposampierese... Signori ospiti, ci spiace, siamo in Zona a Turismo Limitato, non c’è un euro per i percorsi pedonali …ma per celebrare il 150° dell'Unità d'Italia il Comune di Asiago ne spende 35.000. Emendamento dell’opposizione: «l’ammontare di tale spesa appare spropositato, considerata la difficile situazione economica e i tagli», bocciato. Intanto per i 700 anni della Spettabile Reggenza 7 Comuni, vero patrimonio comune di unicità prezioso in comunicazione, neppure un petardo. Come già avvenne nel 2008 per le pirotecniche celebrazioni dei 100 di turismo, nulla di nulla resta oggi al turista, neppure una segnaletica per collegare il Caffè Roma al monte Katz (alias M.te Bi), terrazzo buono di Sleghe. Gli AMMINISTRATORI locali non siedono ad un tavolo unitario, eludono la discussione e le analisi intorno alla valenza di una rete di percorsi pedonali. La confondono con l’ottima rete di sentieri CAI. Disertano l’incontro promosso dalla Comunità Montana il 25.02.10, lo disertano ancora il 04.03.10, disertano il Seminario sulla Mobilità Dolce organizzato in giugno dal Comune di Gallio. Tutto questo mentre dal basso, tutto volontariato, vengono raccolte oltre 700 firme di residenti e di “TIR” che con una petizione chiedono la normalità, la «valorizzazione e messa in rete dei percorsi pedonali già esistenti, ma in gran parte abbandonati e non fruibili, perchè non mappati e segnalati».

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 31/07/2011 19.37.47 | Id messaggio : 97


SEMINARIO MOBILITA' DOLCE GALLIO
SEMINARIO MOBILITA' DOLCE GALLIO, 24 GIUGNO 2011. Mobilità Dolce e turismo sostenibile, una sfida culturale. “Mobilità Dolce e turismo sostenibile, un approccio multidisciplinare” è in realtà il titolo di un testo sull’«approccio metodologico interdisciplinare nella valorizzazione di percorsi di mobilità non motorizzata quali strumenti di riscoperta delle risorse del territorio.» (Busi, Pezzagno). ||| Questa mattina si evidenziano, giustamente, i benefici psicofisici della Mobilità Dolce per l’individuo. Io, da altopianese, sono particolarmente interessato al progetto di una vasta Rete di Modalità Dolce intesa come infrastruttura intercomunale; è una visione cooperativistica con cui guardare ad un territorio che sappia avviare un proprio, originale, turismo sostenibile; è una visione che si pone culturalmente in contrapposizione a quell’economica dell’individualismo che ha già portato alla prevaricazione ambientale, ovvero a quell’egemonia della cultura delle attività immobiliari (…) ||| Approccio metodologico, da dove partire? Come sempre, dall’analisi delle aspettative del mercato: «la fuori [ndr. “giù in pianura”] c’è la gente giusta che aspetta il prodotto giusto, dalla gente giusta, al prezzo giusto» (Philippe Stark). Qualcuno a questo punto già non vedrà bene il nesso con questo seminario: insisto, siamo in un distretto turistico, l’ambiente ereditato è la risorsa economica comune degli altopianesi, il paesaggio rappresenta oggi “il” prodotto turismo. ||| Importante interpretare come sia cambiata la domanda “culturale”, quali siano allo stato le aspettative nei confronti di una montagna vista sempre più come riserva di valori rurali radicati [cfr. Carta di Asiago]. Impossibile allora in questa analisi non tener conto delle aspettative di un’ospite che è molto diverso da quello di soli pochi anni fa, e inoltre non tener conto di cosa rappresentino culturalmente Slow Food, Terra Madre, Alpine Pearls, la montagna umanistica di Stern, la riscoperta del senso e dei luoghi, i saperi e i sapori della tradizione cimbra… . ||| Di fronte a queste dinamiche l’altopiano può elencare un formidabile asset di vantaggi competitivi quali la prossimità, l’accesso, la morfologia, le maggiori ore di sole estate/inverno, l’unicità culturale-linguistica, l’eredità storico-ambientale. Sono opportunità che vanno colte, ma bisogna prima di tutto che le conoscano gli altopianesi, chiamati a divenire protagonisti consapevoli, a essere chiamato a disincantarsi, al non aspettarsi più nulla dai municipi… meno che meno innovazione. . ||| Una ReMoDo configura percezione di connessione fisica e simbolica. es. Gardaland = parco attrazioni connesso da ReMoDo; es. Cinque Terre = parco attrazioni connesso da ReMoDo; es. Hochpustertal = parco attrazioni ambientali connesso da ReMoDo; ||| La presenza di una ReMoDo genera una percezione articolata su due livelli: - fisico -> genera percezione funzionale -> comunica qualità dell’ospitalità - simbolico -> genera percezione istituzionale -> comunica status di marca Prima ancora di segnalare il percorso o indicare le percorrenze, la ReMoDo assolve alla funzione strategica di marcare (livello fisico) e di comunicare (livello simbolico) l’identità del territorio. ||| La valenza istituzionale della ReMoDo va codificata [cfr per definizione] sotto linee guida comuni, ponendo cioè tutto l’ambito sotto l’unico marchio-ombrello del Sistema Turismo Altopiano 7 Comuni; ovvero “dentro” un unico contenitore percettivo della ReMoDo: - unico nome / logotipo - unica identità per l’intero sviluppo intercomunale - unico visual della segnaletica e della tabellazione microstoria / toponimi - unico format per cartografia e guide cartacee - unico format per sito web / banner - unico Centro Servizi, Ufficio Stampa, Responsabile PR. ||| Quasi 30 anni fa, Mario Rigoni Stern, nella presentazione del libro Montagne dell'Altopiano di Asiago 7 Comuni in 24 itinerari, foto di Mauro Frigo, Bassano 1983, scrive «...andiamo per le strade e i sentieri che gli itinerari ci indicano: scopriremo un Altopiano nuovo e singolare, inaspettato, dove storia e paesaggio, natura e lavoro degli uomini saranno nostri compagni in maniera insolita ed emozionante.» . ||| Un progetto unitario di ReMoDo come “parco, museo diffuso” dell’ A7C E’ la visione di un territorio secolare che, ri-connesso con il ripristino della sua originale (dove possibile) rete di mobilità diventa museo diffuso. E’ la visione di un esteso parco della memoria etnica, linguistica, storica, una visione maturata nel tempo come iniziativa responsabile e sostenibile, condivisa dal basso. Siamo dunque di fronte ad una precisa “volontà condivisa”, ma anche ad una “volontà disattesa”… ||| In democrazia, per dare visibilità e incisività alle proprie proposte, gruppi di persone si organizzano liberamente in comitati o associazioni: è il normale processo di governo del territorio promosso dalla Commissione europea, noto come partecipazione "bottom-up". Libera Consulta 7C nasce per sensibilizzare il territorio su obiettivi unitari strategici, vitali per l'economia dell’altopiano, obiettivi unitari tuttora non considerati prioritari dalla filiera decisionale delle singole amministrazioni comunali. ||| Se dal basso si sottolinea l’esigenza di una rete di percorsi intercomunali, dall’alto questo obiettivo specifico è tuttora non considerato prioritario dai decisori locali; in particolare - e io aggiungo colpevolmente - il progetto di una ReMoDo non è considerato prioritario rispetto, ad esempio, all’estensione dei campi da golf, riqualificazione campo d’aviazione, dorsale ciclopedonale, funivie-resort… ||| 28 aprile 2011_Agostino Bonomo, presidente uscente GAL Montagna Vicentina, Intervista su Telechiara: _la leva più importante è quella legata al turismo _manca una piena consapevolezza di quello che il nostro territorio può dare _un’offerta turistica che non è ma stata coordinata da nessuno. ||| Riemerge allora il tema della responsabilità dei decisori; abbiamo perso la consapevolezza delle nostre radici secolari, la decisionalità delle riunioni dei capifamiglia, vicinie, colonnelli, Comune, Reggenza. Nessuna traccia di quella che è stata una delle più antiche Federazioni di comuni, sembra talvolta che prima del maggio del ‘15 non esistessimo… Dunque: zero consapevolezza di appartenenza = zero responsabilità verso il destino del territorio; questa visione antistorica diventa un muro di gomma dietro cui i decisori si sentono sdoganati da ogni responsabilità etica di bene comune. ||| La vera sfida culturale sta nel saper essere se stessi: valorizziamo quello che siamo, quello che già abbiamo; si tratta con coerenza storica di "marcare" il territorio dell'antica Federazione dei 7 Comuni; di connettere centri e contrade attraverso il recupero e la riqualificazione dell’antica rete di percorsi pedonali. La reponsabilità dei decisori è di unire le forze attorno a valori del territorio (che ci sono), non di inseguire modelli che non ci appartengono. ||| “Protagonisti consapevoli” non significa solo (lo dico con sacrale riverenza) enfatizzare sempre e solo trincee e campi di battaglia. Chiediamoci perché le nostre radici secolari non vengono mai enfatizzate o celebrate… La mi a risposta è lontananza culturale dei decisori, è qui che perdiamo la nostra sfida: nel populismo delle serate pirotecniche tricolori per i 150 anni dell'unità d’Italia, nella deriva di serate celebrative per i 700 anni della Reggenza con 5 o 10 persone…. ||| La sfida non è nel sfuggire la storia, ma nel saper unire e dare un senso al territorio: inutili gli alibi, inutile l’aggregazione con il trentino; c'è un destino comune, non può esserci l'indifferenza, non può mancare la consapevolezza dopo che un gigante come Mario Rigoni Stern (quello in particolare di Storia di Tönle, L'anno della vittoria, Le stagioni di Giacomo...) ha aperto una tale breccia... . ||| Oggi, 24 Giugno 2011, sta decollando il Sistema Turismo A7C? …no, si progetta singolarmente, comune per comune, niente deleghe per un progetto comune alla Comunità Montana, che ha risorse umane, che ha braccia da far lavorare, che conosce e vive il territorio. ||| Ciascuno per sé, con un proprio, disorganico, tratto di percorso pedonale, disconnesso dal sistema, elemento di altrettanto triste periferia vicentina, con propria tabellazione e depliantistica, sempre diversi da comune a comune, sempre con lo stemma del comune in primo piano. Sullo stesso piatto, a macchia di leopardo, molti soldi puntualmente sciolti come neve al sole, come insegna il Consorzio Turistico. E nulla che elevi in modo determinante la rilevanza della qualità del prodotto e quindi della competitività dell'altopiano…

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7 COMUNI | Data: 27/06/2011 17.36.10 | Id messaggio : 96


SEMINARIO MOBILITA' DOLCE
MOBILITA' DOLCE, UNA VIABILITA' PER TUTTI. Esempi, proposte, esperienze. Venerdì 24 giugno, ore 09:00. Sala Consigliare in Via Roma, 2, GALLIO (VI). Questo seminario è rivolto ad amministratori e progettisti, vuole far capire quanto sia importante una viabilità più attenta alle esigenze psico - fisiche di un grande numero di persone. Il seminario diventa momento di confronto sulle proposte innovative realizzate in questi ultimi anni, in essere e stimolo per interventi futuri. Coordina l'architetto Diego Morlin.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 21/06/2011 11.51.19 | Id messaggio : 94


RAGGIUNTE LE 700 FIRME
Ad un anno e mezzo abbiamo oggi superato l’obiettivo inizialmente prefissato per la raccolta di 700 firme. Un grazie a tutti, non molliamo... «Come abitanti legati alle proprie origini o come foresti che frequentano l'altopiano e si interessano alla sua storia secolare, chiediamo l'avvio di un vasto programma di ripristino, valorizzazione e messa in rete dei percorsi pedonali già esistenti, ma in gran parte abbandonati o non fruibili, perchè non mappati e segnalati. Questa rete è alternativa a quella motorizzata, ha elevata sostenibilità ambientale, è finalizzata principalmente alla miglior fruizione dell'ambiente, del paesaggio, della storia. Dotare il territorio di segnaletica e toponomastica significa fare dell'altopiano un grande libro aperto. Sono percorsi facili, anulari, a partire dai centri, separati e protetti, che consentono di muoversi in libertà a tutti, diversamente abili, bambini, anziani, tra una località e l'altra, a partire dai centri, estate-inverno, tra tracce di storia, immersi nella natura, lontani da auto e gas di scarico. Un antico patrimonio di percorsi che collegano contrade e località i cui antichi nomi trasudano di storia secolare, stradine delimitate da stoan platten (lastre di pietra) tra prati, boschi, luoghi della memoria... Questo patrimonio di ineguagliabile capacità attrattiva stà scomparendo. Aiutaci ad avere insieme più voce per chiedere di preservarlo e valorizzarlo, aggiungi anche la tua firma». www.liberaconsulta7c.it

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 18/06/2011 17.45.37 | Id messaggio : 93


Osservazioni Turistiche: la ZTL.
Zona a Turismo Limitato: è un segnale stradale che non esiste, ma se ci fosse Costo e Tortima dovrebbero esserne ben dotati. Si tratterebbe di avvertire responsabilmente i gentili ospiti che l’altopiano, pur ad alta vocazione turistica e solo ad un'ora dal mitico Nordest, non si è mai organizzato come Sistema Turismo e non è quindi pronto a presentarsi in modo unitario, organico e strutturato. Non è che la regia non funzioni, è che proprio non c’è. Tre consonanti, Z-T-L, per dire: «Carissimi ospiti, grazie per averci scelto, state entrando in un territorio di rilevante pregio ambientale, 700 anni di storia, un patrimonio di unicità etnica inespressa. Se usciti dal vostro albergo non troverete una rete di percorsi pedonali anulari ben segnalati, lontani dalle auto, che vi guidino a conoscere lo straordinario paesaggio, le contarde, i centri vicini, è solo perchè …qui non c’è tempo per queste bazzecole. Non troverete - per ostentata sufficienza - gli amministratori seduti ad un tavolo unitario del turismo. La “visione” è opposta, antistorica: dove è richiesto cooperativismo si risponde con il decisionismo verticistico (scrivanie di decisori, anziché tavoli di consulta); dove cresce la domanda di un turismo responsabile e rispettoso della natura si risponde «servono grandi infrastrutture» (prima i soldi, anziché prima i progetti); dove le aspettative sono di fruizione dell’unicità storico-ambientale si risponde con il turismo della trincea (musei di guerra, anziché etnografici, c’è il nulla prima del maggio del ‘15). Il tutto senza mai mettere sul tavolo una visione unitaria e condivisa. Progetto che naturalmente neppure esiste, proprio perché, per definizione, potrebbe provenire esclusivamente da quel tavolo unitario che non si vuole. Non chiedetevi a quale analisi di marketing risponda l’attuale filosofia di prodotto turistico; sappiate, e vi basti, che aeroporto, campi da golf, funivie/resort ispireranno il futuro (…). Obiettate ancora che la rete pedonale intercomunale sia ovvia priorità? Anch‘io. Ma tenetevelo per voi, soprattutto non portate esempi virtuosi: prego, un po’ di tatto, siamo in …ZTL. Non dite che la Svizzera investe centinaia di migliaia di euro proponendo un turismo “A piedi.”. Non nominate, per carità, “Alpine Pearls”, “CIPRA” o “Slow Walk” interpreti dell’andare a piedi per conoscere luoghi, antichi riti, lingua, toponimi, saperi e sapori della ruralità, il «paradigma dell'innovazione» secondo C. Petrini, fondatore di Slow Food. Già nel 1983, presentando una guida da me curata col fotografo Mauro Frigo, Rigoni Stern concludeva: “Andiamo per le strade e i sentieri che gli itinerari ci indicano: scopriremo un Altopiano nuovo e singolare, inaspettato, dove storia e paesaggio, natura e storia degli uomini saranno nostri compagni in maniera insolita ed emozionante”. Non c’è la saggezza del bene comune di Rigoni Stern, Patrizio Rigoni, della Terra Madre di Olmi nei nostri decisori, ma miopia, il populismo del facile consenso che cresce sotto il campanile e paga con voti sonanti. Non c’è heimat, il sentimento di “patria” dell’Ab. Dal Pozzo, né quello di antica fratellanza dei Sette Comuni. Appare sempre più evidente come la non competitività nel turismo sia di natura culturale, non infrastrutturale. In un altopiano - lo dice il termine stesso - si cammina più agevolmente, si hanno più ore di luce e luoghi più accessibili anche ai soggetti meno e/o diversamente abili. Esistono percorsi antichissimi, tuttora esistenti, con le stoanplatten, ma dimenticati, proprio lì, a pochi minuti dai centri abitati. Metterli in connessione significa creare un “museo diffuso”. Significa opportunità, 365 giorni all’anno. No, si progetta singolarmente, comune per comune, niente rete intercomunale e deleghe alla Comunità Montana, che ha risorse umane e ha braccia esperte: ciascuno per sé, un proprio segmento di percorso, una propria tabellazione e depliantistica, sempre diverse, da comune a comune. Tutti soldi spruzzati nel nulla, neve al sole, come insegna il Consorzio Turistico. Ma non chiedete dove siano oggi i benefici, quali i vantaggi competitivi siano stati consolidati, perché non ci sia un sito web che elevi la competitività dell’altopiano… Solo se si saprà dire “basta” a chi decide senza competenze specifiche, formazione tecnica ed esperienza di strategie di marca si potrà rispondere a ciò che “da fuori” il turismo montano di prossimità chiede. Si chiamano aspettative di mercato, si risponde con la competitività di sistema, implica pretendere normalità: un governo dal basso del Sistema Turismo Altopiano 7 Comuni. Sono queste, semplicemente, le linee guida della Commissione europea per lo sviluppo rurale locale, ma non si sta andando affatto in questa direzione.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 13/06/2011 13.47.47 | Id messaggio : 92




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