L'ACQUA E' DI TUTTI
COORDINAMENTO ALTOPIANO 7C REFERENDUM «L'ACQUA E' DI TUTTI» | VENERDI 20 MAGGIO ORE 20:30 | CINEMA GRILLO PARLANTE ASIAGO ||| INCONTRO PUBBLICO ||| Giovanni Stefani, giornalista RAI ||| Rosario Lembo, presidente Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua ||| SABATO 14, inizio ore 18.00 UNA NOTTE AL MUSEO, ore 19.00 Dott. Emanuele Cunico "il Novecento e l'acqua", ore 20.30 video WATER MAKES MONEY, dalle 22.00 musica con i FREE SPIRIT, visita NON STO al museo www.museodellacqua7comuni.it

Autore: COORDINAMENTO REFERENDUM | Luogo: ALTOPIANO 7C | Data: 08/05/2011 18.22.04 | Id messaggio : 91


TURISMO, UNA SFIDA CULTURALE
Gli studi economici sul turismo concordano, sono finiti i tempi in cui bastava aspettare che gli ospiti arrivassero. Il turismo è comunicazione, innovazione, sfida culturale, a partire da internet. Irresponsabile parlare di sviluppo delle strutture alberghiere senza prima condividere una visione univoca. Affrontare questa sfida implica la rifondazione di un governo del turismo capace di generare attrazione. Rifondazione non è rivoluzione… anche se, a questo punto, un po’ di albergatori in Piazza Carli con cartelli del tipo «adesso basta localismi e individualismi» io ce li vedrei proprio bene. Viviamo all'interno di un grande parco ambientale, etnico, storico, ma si è persa la consapevolezza di essere un unico territorio di otto comuni patrimonio identitario, immateriale, bene comune degli abitanti. Come tale va tutelato e al tempo stesso reso, responsabilmente, fruibile, va comunicato. Da dove cominciare? Dalle linee guida della Comissione Europea per favorire emancipazione e buon governo: incontri pubblici, seminari; tavoli di lavoro locali (consulta turismo frazione / Comune); concertazione territoriale dei tavoli (consulta turismo / Comunità Montana). Non è minimamente così che sta andando, niente condivisione dal basso, zero progettualità condivisa. Gli interventi che nei prossimi anni modificheranno sensibilmente il paesaggio arrivano dall’alto: nuovi campi da golf, riqualificazione Marcesina, ciclopedonale da Folgaria... una quindicina di milioni di euro dall’intesa transfrontaliera Dallai/Galan, calati a macchia di leopardo, senza alcuna connessione, sinergia, condivisione. Silente anche la Comunità Montana, punto d’incontro degli otto comuni, niente comunicazione, nessun progetto esposto in Sala Maschere. Grandi insegne di agenzie immobiliari, ma nessun cenno alla secolare fratellanza, nemmeno sulla facciata dell’ex stazione ora sede della Comunità Montana Spettabile Reggenza 7 Comuni. A Cavalese puoi leggere «Palazzo della Magnifica Comunità» e altrettanto a Folgaria. L’altopiano rinnega se stesso, la propria tradizione secolare in cui, biil manne zeint bèart nicht, tanti uomini valgono niente, légan mitanàndar bèart, mettere insieme vale. Senza questa cultura il territorio perde progressivamente identità e, inesorabilmente, la sua matrice di attrattività. Nelle oltre 650 firme già raccolte su www.liberaconsulta7c.it c’è un richiamo diretto al recupero e la fruizione di una rete pedonale intercomunale, in gran parte già esistente, attorno ai centri (sviluppo anulare) e di collegamento tra loro (connessione intercomunale). Mettere tutto sotto un unico marchio, quello degli otto comuni, "obbliga" ad aprire un tavolo intercomunale, senza prevaricazioni. Ma i decisori locali eludono questa prospettiva, la temono, oppongono localismi, arroganza, analfabetismo territoriale. Così, nel 2011, non c’è ancora alcun progetto d’insieme che metta in connessione questo benididdio e lo presenti dignitosamente in internet… Niente cooperativismo significa niente accesso ai finanziamenti europei. Intanto arrivano 750.000 euro a Valstagna per gli itinerari geologici tra Altopiano e Brenta, 689.000 per quelli collinari Brenta-Bassano-Marostica (Aquas1), 750.000 per quelli tra Colli Euganei e Adige… Qui sono stati costituiti tavoli del territorio, presentati progetti condivisi dal basso, accolti e formalizzati dai paternariati. Accade ai confini trentini e veneti di un altopiano emarginato da decisori culturalmente lontani da queste modalità di governo. Un’area montana ad alta vocazione turistica dovrebbe invocare quella normalità di cui non si vede traccia. Asiago, colpevolmente, non ha certo alcun successo da vantare in questo senso.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N°344 del 13.04.11 | Data: 18/04/2011 7.57.15 | Id messaggio : 90


DESIGN DEL PRODOTTO TURISTICO
Dentro al concetto "meno case, più alberghi" c'è la visione responsabile di un'economia del turismo sostenibile, volta a meglio conservare l'ambiente spostando l'offerta dai beni (le seconde case) ai servizi (alberghi, bed & brekfast, agriturismo…). Fino a qui tutto bene, ma il vero problema continua a non emergere. L'economia dei servizi richiede, altrettanto responsabilmente, figure professionali non più, come prima, impegnate a progettare e vendere appartamenti, ma capaci di coinvolgere il territorio dal basso per sviluppare un design del prodotto turistico condiviso. Dove prima era richiesto di edificare e commercializzare beni materiali, oggi è richiesta l’eccellenza nel costruire l’immateriale, la marca altopiano, l'attrattività attraverso un sistema coerente di valori. Nessun alibi, o si ha il coraggio di essere se stessi attraverso la valorizzazione culturale di quanto già abbondantemente offre il territorio, o non c'è vitalità per gli alberghi. L'esempio dell'iceberg ci aiuta a capire il valore dell’innovazione in un sistema turismo. La Hochpustertal / Alta Pusteria, connette 5 comuni, Sesto, San Candido, Dobbiaco, Villabassa, Braies (...e nessuno compare nel marchio d’area). Se passandoci si vuole vedere solo bellissimi alberghi e impianti, significa non capire quello che c'è sotto alla realtà emergente: sotto, ma non si può vedere perché immateriale, c’è il 70% del totale dell'iceberg, è la capacità del territorio di fare squadra per sostenere l'attività alberghiera ed il suo indotto. Ancora alibi, il tradizionale «sono i finanziamenti a sostenere tutto» va respinto: solo la rilevante capacità del territorio di creare connessioni (nel nostro caso la fruibilità, accessibilità, prossimità di un vasto e straordinario entnomuseo cimbro come patrimonio storicoambientale) può motivare e giustificare l'economia dei servizi (nel nostro caso alberghi, bed & breakfast, agriturismo…). Oggi "meno case, più alberghi" implica per l'altopiano un preciso processo di emancipazione del territorio. Ma dov'è in altopiano la cabina di regia che sappia rispondere e dare divenire alla vocazione turistica? Non c’è. Le procedure decisionali tradizionali non sono più efficaci, da almeno 15 nni, il loro presidio da parte degli amministratori locali costituisce la prima causa dell'emarginazione dell'altopiano. L’indicazione univoca è «governance». Lo sostengono la Commissione europea, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, Regione Veneto, le università, la Scuola di Management del Turismo Trentino... La capacità di innovazione di un sistema turismo si misura oggi con la capacità di favorire una governance, un processo decisionale con modalità di coinvolgimento dal basso. Per l'altopiano significa tornare, dopo secoli, ad essere se stesso, una confederazione per il governo del turismo. Viceversa, l'essere governati dall'alto, o dal di fuori, con insufficiente mediazione nelle scelte locali, non appartiene alla tradizione giuridica dell’altopiano. L’attuale filiera decisionale tradizionale va superata, inadatta verso l’interno (incapacità di fare squadra), deleteria verso i consulenti e professionisti esterni (vedi esempio sito Consorzio Turistico). Il nuovo scenario di competitività tra sistemi turistici aperto da internet genera una domanda di fruizione diversa, prima di tutto sul piano culturale. Vanno ridisegnati iconografia e posizionamento. Tutto questo impone all'altopiano una propria governance per una strategia comune condivisa, pena l'emigrazione progressiva e la perdita di posti di lavoro.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N.342 del 19.03.11 | Data: 19/03/2011 16.07.26 | Id messaggio : 89


PATTO STRATEGICO PER IL TURISMO
Patto strategico per il turismo, c’è chi dice no. Un patrimonio tangibile di boschi e malghe testimonia secoli di buongoverno. Se l'altopiano oggi è un territorio così straordinario è perché gli interessi collettivi e il rispetto dell’ambiente sono stati naturalmente posti come prevalenti su quelli privati. Storicamente questo è stato possibile dentro una confederazione tra i 7 comuni e, localmente, con le vicinie. Nel governo del sistema turismo i due momenti potrebbero oggi essere reinterpretati rispettivamente dalla Comunità Montana e, dal basso, dai Tavoli del Territorio, consulte locali in cui operatori assistiti da esperti definiscono strategie d’ambito a medio/lungo termine per la qualificazione e comunicazione del prodotto turistico. Questo coordinamento di base degli attuali attori, supervisionato da un Centro Servizi Marketing Territoriale (Comunità Montana), rappresenta la strada per superare l’accentramento di decisionalità negli assessorati comunali, oggi inadatti ad interpretare i loro ruoli. Il nuovo scenario richiede una visione a medio termine che sappia motivare e attrarre investimenti. Il mercato è fortemente caratterizzato dai Sistemi Turistici Locali (vallate, dorsali fluviali o collinari) aggregati da caratteri ambientali e storici. L’altopiano è perfetto, ma è richiesta innovazione per il superamento delle gestioni tradizionali, un piano strategico incisivo, a 3-5 anni, l’agire come marca avvalendosi delle stesse professionialità che operano nei settori industriali e commerciali. Se non nella secolare unicità etnica, nella montagna umanistica di Stern, nel coraggio del territorio di essere se stesso, come altro ritrovarsi e proporsi? La risposta resta, dal 1310, nell’art.1 dello statuto della Reggenza, «Il bene del popolo è il bene del governo e il bene del governo è il bene del popolo». Le immobiliari fanno squadra, sottoscrivono azioni comuni, rivolgono istanze alla Regione. Sono affiancate da manager di esperienza con una precisa visione, speculativa, deleteria per l’ambiente. Per contro, i decisori nel turismo non fanno squadra, zero programmi di supporto specialistico alle attività di marketing turistico-territoriale. Sono commercialisti, avvocati, ingegneri, uomini impegnati e generosi, ma culturalmente rappresentano la cosa più lontana dalle conoscenze di competitività di marca tra sistemi turistici. Come già dal 1310, un patto del territorio implica quella visione d’insieme che, 700 anni dopo, la Commissione europea pone al centro dello sviluppo rurale (PSR). Ma c’è nei decisori chi dice “no, prevalga l’egemonia del costruire”. A loro serve esattamente l’altopiano che c’è ora, pro loco guidate dal personalismo, un non-sistema privo di governo unitario e incapace di generare eccellenza, il distacco dai valori originali che ci differenziano. Ecco Lele Mora, la superficialità di Siben, gli assessori primedonne, orsi, mucche con gli occhiali, il sito senza qualità del Consorzio Turistico, un colabrodo di soldi in cui il concetto di sistema unitario è remoto. Ed è agonia per i progetti a più alto contenuto di cultura, identità e unicità, a più basso investimento e impatto, subito finanziabili e spendibilissimi sul web e alle fiere. Richiedono un tavolo permanente multidisciplinare, vengono affidati all’improvvisazione di un assessore …allo sport. Sono oltre 600 le firme già raccolte da Libera Consulta 7C per la valorizzazione di una rete pedonale intercomunale a connessione di un vasto entnomuseo cimbro diffuso Altopiano 7 Comuni. Solo da questa visione può partire il processo per conservare e valorizzare il patrimonio identitario in funzione dello sviluppo di un turismo sostenibile. Semplice, rivoluzionario, dietro l’angolo. Implica la condivisione di un patto del territorio. Ma c’è chi dice no.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N. 341 del 05.03.11 | Data: 07/03/2011 9.35.26 | Id messaggio : 88


CUNICO, SUI SENTIERI CORRE L'IDENTITA'
Cunico, sui sentieri corre l’identità locale. La sua grande passione per i sentieri e la toponomastica gli è stata trasmessa da Mario Rigoni Stern. Bassanese d'adozione, Andrea Cunico, 55 anni, coniugato, padre di tre figli e nonno di un nipotino, ha coordinato il progetto per la valorizzazione del sentiero che collega i quartieri della Destra Brenta. Il percorso inizialmente riguardava solo il Bassanese a partire dal Ponte Vecchio, poi è confluito tra gli interventi infrastrutturali regionali coinvolgendo i Comuni limitrofi. «I consigli di quartiere della Destra Brenta avevano già lavorato cinque anni su un percorso condiviso - spiega Cunico - e la nostra sintesi è stata apprezzata dall'ufficio tecnico e integrato con le colline di Marostica e della Pedemontana del Brenta». Il valore complessivo dell'intervento è di 950 mila euro, di cui 698 mila col finanziamento della Regione. «Il mio interesse per i sentieri è nato nel 1983 con la pubblicazione di "Montagne dell'Altopiano", di cui sono stato editore, con la prefazione curata da Mario Rigoni Stern. Questa sua vicinanza mi ha insegnato che ogni luogo e ogni nome hanno un profondo significato: naturalmente ho letto tutte le suo opere». Cunico, diplomato all'istituto d'arte, ha lavorato per diversi anni in una tipografia bassanese. Dal 1980, dopo il servizio di leva negli Alpini, ha aperto un'agenzia di comunicazione e marketing in città. «Ho celebrato trent'anni di attività. Il mio mestiere consiste nell'analisi del mercato per aziende con marchi noti anche al livello internazionale. Professione che ha aspetti in comune col mio hobby per i sentieri. Ogni nome di luogo, come ogni marchio commerciale, ha un'identità e rappresenta dei valori che devono essere comunicati e riconoscibili dalla comunità». Esempi concreti? «Nel dialetto il fiume viene giustamente chiamato nel genere femminile 'La Brenta', e infatti deriva dal cimbro che significa 'la valle della sorgente'. E ancora: 'Angarano' trae origine dal fatto che i campi erano anticamente tutti recintati. Solo i nomi danno l'identità dei luoghi e consentono la trasmissione dei valori e delle tradizioni». Cunico è il coordinatore dell'associazione culturale «Libera Consulta 7C» (www.liberaconsulta7c.it): «Abbiamo già raccolto oltre 600 firme su una petizione per valorizzare le località e i sentieri dell'Altopiano, tra i firmatari molti architetti e noti professionisti sensibili alle questioni ambimentali. Un risultato sorprendente perchè raggiunto in breve tempo». Altro interesse culturale legato ai nomi è la tradizione cimbra: «Purtroppo ci sono pregiudizi nei confronti della cultura se non è di derivazione filoromana o latina. Ma dobbiamo sapere delle nostre origini». E per rispolverare un po’ di storia: «Nel 1598 Francesco Caldogno, provveditore della Serenissima Repubblica, dopo un'ispezione nel nostro territorio, scrisse al doge che non solo gli abitanti dei Sette Comuni erano tedeschi, ma anche quelli dei territori fino a Vicenza».

Autore: Lucia Fincato | Luogo: Il Gazzettino di Bassano, 27.01.11 | Data: 27/01/2011 17.48.17 | Id messaggio : 87


A SPASSO PER I BOSCHI
A SPASSO PER I BOSCHI, NUOVE VIE SULL'ALTOPIANO. ASIAGO. Un team al lavoro per tracciare percorsi lontani dalle auto e adatti anche ai ciclisti. Coordinatore di tutto il progetto l'assessore allo sport Sella che ha avviato il censimento e sta già testando gli itinerari. Unire le contrade, le frazioni ed i paesi dell'altopiano con percorsi lontani dalle auto. Tragitti ideati per ciclisti, pedoni e cavalli adatti a grandi e piccoli privi di barriere architettoniche. È il concetto della mobilità dolce che sta prendendo sempre più piede in Italia e pure in altopiano, con un'intesa tra Comuni coordinata dall'assessore allo sport di Asiago Franco Sella. L'altopiano è ricco di stradine, mulattiere e sentieri che si snodano in mezzo ai campi e che anticamente collegavano i centri abitati con le contrade. Buona parte sono di proprietà comunale; altre, nonostante siano state usate da generazioni di altopianesi come vie di comunicazione, attraversano proprietà private. Primo passo sarà quindi censire queste stradine per poi passare alla sistemazione e tabellazione. «Stiamo censendo parecchie vie marcandole poi con il gps - illustra Sella -, io stesso sto percorrendo dei sentieri segnalandoli quando esco a passeggiare o mentre faccio jogging. L'Asiago - Gallio è già a buon punto, ma stiamo lavorando anche su un numero cospicuo di percorsi che saranno segnati da una tabellonistica unitaria in tutti i Comuni. Ogni percorso viene valutato per poter indicare se è adatto a tutti oppure solo ai pedoni». Tra le prossime vie che saranno rese accessibili a pedoni e ciclisti l'antica strada che collega il centro di Asiago con il Kaberlaba, il collegamento con il Prunno ed il più impegnativo Boscon - Cesuna - Treschè Conca. È già attivo invece il percorso della vecchia ferrovia che da Asiago raggiunge il Campiello all'imbocco della strada provinciale del Costo. La tabellonisitca, oltre ai tempi di percorrenza e i punti di interesse, riporterà l'antico nome cimbro della località. «Un'unica tebellonistica - precisa Sella - era tra le condizioni fondamentali per proseguire con questo progetto. Negli ultimi decenni si è visto un proliferarsi di tabelle, indicazioni generiche, diverse, non solo da Comune in Comune, ma anche all'interno dello stesso comune, creando confusione agli occhi del turista. Questo progetto sta facendo emergere una sana sinergia, oltre a incentivare altri progetti per nuove aree di interesse». «Una rete di mobilità dolce ha come requisito principale il recupero delle infrastrutture territoriali dimesse - spiega Albano Marcarini, presidente di Co.Mo.Do., ovvero la Confederazione mobilità dolce -. Ferrovie, tratti stradali, strade arginali, navigli costituiscono un patrimonio viario eccezionale pronto per essere rivalutato con la mobilità dolce». «Una rivalutazione che non comporta alcunché di nuovo - precisa subito Marcarini -; il progetto si realizza infatti senza danneggiare il terriorio, ma solo recuperando e riutilizzando quanto già esiste». «Questo permette anche - prosegue - di contrastare l'abbandono di alcuni siti, cosa che costituirebbe non solo la perdita di una risorsa di uso pubblico, con il consgeuente degrado del territorio, ma anche una perdita della memoria storica». «Ma questi sentieri attorno ai paesi e fra un abitato e l'altro - conclude Marcarini - devono mantenere una caratteristica che noi definiamo "orizzontale", ovvero devono restare facili, adatti a un pubblico vasto di fruitori dalla terza età alle scolaresche, senza dimenticare i portatori di handicap».

Autore: Gerardo Rigoni | Luogo: Il Giornale di Vicenza, 26.01.11 | Data: 27/01/2011 17.38.00 | Id messaggio : 86


L'ANTICO BUON GOVERNO E IL TURISMO FUTURO
A soli 30 minuti d'auto da Asiago ci sono marche che il mondo ci invidia. Sono nate in un garage, senza contributi pubblici. Gente che ha lottato, saputo fare squadra, essere se stessa, fino ad arrivare a vendere jeans o tute da moto, o scarponi da trekking, ad americani e giapponesi, battendoli con l’originalità di un mix prodotto/comunicazione coerente nel tempo. Il prodotto turistico altopiano parte da vantaggi incredibili, risorse naturali, prossimità: competere, non dico nell'eccellenza, ma nel basico non è certo impossibile. Il turismo in Italia è il 12% del PIL, il Veneto è al primo posto. Per meglio favorire l’offerta del prodotto turistico locale, negli ultimi anni si sono avviati processi di aggregazione territoriale (Sistema Turismo Locale) basati su governance ascendenti, il buon governo attraverso la decisionalità dal basso. Si tratta di un passaggio obbligato per competere. Ma è un modello che l’altopiano non ha seguito. Si sta pagando ora con l'emarginazione, l’identità culturale del territorio è ridotta al minimo storico, un po’ i "poerle delle Alpi", diremo per capirci bene. Di una nazione con 500 anni di autonomia, di una straordinaria cultura giuridica alle spalle, di 700 anni dalla nascita della federazione di 7 Comuni, ti guardi intorno e non c’è traccia. Oggi la Commissione europea incentiva la partecipazione dal basso, promuove la consapevolezza di essere territorio, incoraggia il cooperativismo, lo premia con corridoi d’accesso ai fondi strutturali. Nessuna novità. Per chi conosce la nostra storia è un ritorno al passato, a valori fondativi (cfr. opere Giancarlo Bortoli). Una forma antica oggi facilmente modulabile, con modalità adeguate, al governo territoriale di un’economia del turismo tra “sistemi”, non più quindi tra “località”. L’attitudine aggregativa si scontra però con la realtà amministrativa altopianese e in particolare con un certo "slegocentrismo". Lo dico subito, tanto di cappello per l'impegno personale di assessori, vicesindaci, presidenti di consorzi turismo, pro loco e associazioni. Ma questa filiera decisionale è radicata "dentro" una visione in antitesi con il modello di governance richiesto, è frutto, inevitabilmente, fatalmente, dell’isolamento, della non-cultura di prodotto degli amministratori locali. L’alibi “Trentino = schèi facili” rimane abnorme. E’ lo stesso presidente del GAL (Gruppo Azione Locale) Agostino Bonomo a ridimensionare: «Serve maggiore coesione tra i Comuni. Il campanilismo allontana le soluzioni. Quando andiamo a Venezia con progetti unitari troviamo risposte e la porta aperta ai contributi UE e ai finanziamenti regionali. Per la promozione, la ricetta è obbligata: un vero coordinamento per dare all'Altopiano la vetrina che merita». Chiaro, ogni marca, se davvero tale, si chiede, ogni giorno, «quali valori mi rende unica e competitiva?». Il designer francese P. Stark risponde «la fuori (in pianura, NdA) c'è una tribù che aspetta il prodotto giusto, al prezzo giusto, dalle persone giuste». E’ quanto si sta facendo in altopiano nel turismo? Gli studi universitari indicano un turismo dove il «prodotto domandato si configura sempre più come esperienza». Saper rispondere a questa tendenza, decisamente stabilizzata, è una grande sfida e opportunità. Si tratta, prima di tutto, di saper mettere in rete questi nostri valori, sedersi attorno ad un tavolo di lavoro come da linee guida regionali (in realtà UE), costruire un nuovo prodotto turistico a partire da quelli a investimento minimo e massima unicità, comunicare sotto un unico marchio ombrello “sistema altopiano”. La parola d’ordine diventa “avviare connessioni”. Torno quindi, ancora una volta, alla valenza strategica, e propedeutica, di un progetto per un’estesa rete perdonale. E’ il primo, facile, concreto, responsabile, originale, sostenibile, passo per rifondare e rendere fruibile un patrimonio di identità, ambientale, storico e toponomastico insuperabile, già documentato da una buona bibliografia, una risorsa spendibile in competitività nel nuovo turismo della cultura locale, del camminare per scoprire, Slow Walking, Slow Food. Per il turista sarebbe normale aspettarsi percorsi segnalati, elementarmente mappati, in analogico e in digitale, semplici itinerari anulari che, estate e inverno, con partenza dai centri, circondino gli abitati, li connettano alle rispettive contrade, agriturismo, B&B, al Golf Arena, musei dell’Acqua, Latte, Legno, Grande Guerra, a tutto l'altopiano (8 comuni), con estensione intercomunale, più lontani e protetti possibile dalle auto. Non è vero che lo si sta facendo. La dorsale ciclopedonale da Folgaria è un'altra cosa, risponde ad altre aspettattive, c’è anche a Jesolo... Sono le carrarecce secolari delineate da stoan platten a rappresentare la nostra unicità, sono già esistenti, in gran parte abbandonate, dimenticate dagli stessi abitanti. Richiedono solo di essere rese "fruibili", connesse e dotate di un sistema visivo coordinato, minima manutenzione. E’ la visione di un Museo Etnico Diffuso dell’Altopiano dei 7 Comuni, parte integrante, fisica, di una forte, estesa, identità che dobbiamo recuperare per noi stessi. E’ una matrice di attrattività per un prodotto turistico di massima unicità, una rete di valori che viene ad accoglierti davanti all'albergo, appartamento, B&B, piazza, parcheggio, scuola... Per definizione (non certo mia), questo progetto richiede un tavolo multidisciplinare permanente a cui siedono talenti in architettura del paesaggio, toponomastica, microstoria e tradizioni locali, comunicazione, informatica, cultura cimbra. Ovvero, obbliga a fare squadra, a connettere risorse umane, a invitarle per meritocrazia: la carica amministrativa qui è un optional. Sembra apparentemente un obiettivo astruso, in realtà è l’avvio di una prima esperienza di processo di decisionalità per obiettivi comuni condivisi dentro logiche comuni, sotto un marchio comune, dal 1310.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N. 336 del 25.12.10 | Data: 12/01/2011 13.09.31 | Id messaggio : 85


I LUOGHI CHE CI CIRCONDANO, I LORO NOMI
Il significato dei nomi delle località che ci circondano, di un sentiero o di una contrada, può aprirci inaspettati scenari storici. Ognuno di questi nomi custodisce un patrimonio pervenutoci attraversando i secoli e oggi può restituirci qualcosa di prezioso per la sua unicità culturale. Sta a ciascuno coglierne il senso, restituirlo, renderlo fruibile. In questo ci aiuta il lavoro di analisi dei toponimi (nomi dei luoghi) e della loro etimologia (origine e storia del nome) che in altopiano troviamo pubblicati in interessantissimi lavori. Comune per comune, frutto di una raccolta paziente fatta con amore e rispetto per il territorio, questi libri rappresentano una grande risorsa. Certo, sarebbe auspicabile raccogliere questi tesori sotto lo stemma della Reggenza, in un'unica, ambiziosa, opera di toponomastica storica di tutti gli otto comuni. Ma questa visione si scontra con una realtà dove la cultura e la consapevolezza di appartenenza sembrano valori oramai definitivamente perduti… Tortima è una frazione di Conco, in prossimità di Fontanelle, poche case lungo la strada che qui fa un passaggio obbligato per l'accesso in Altopiano. Da qui si apre la vista sulla pianura, con l'aria pulita si vedono coltivazioni e capannoni diventare all'orizzonte laguna, fino a Venezia. E ogni volta ti coglie l'emozione. Qualche burlone fa risalire il nome al gran numero di curve che da li si oppongono a Bassano: tòrtima …'na strada contorta. Tortima (pronuncia tòrtima), deriva dalla radice cimbra Tor "porta", "portone", "valico", "passaggio" (Rizzolo, Schmeller). La sua posizione geografica di varco da e per l'altopiano è perfettamente descritta dal nome. Significativamente, poco lontano e sovrastante, c'è anche una località "le porte" (Rubbio) probabilmente tradotto da un precedente Törle (pronuncia tèrle) contrazione del plurale Tör-le, ora elegante agriturismo con una gran vista sulla pianura. Törle è anche il nome di un monte in prossimità di Kaberlaba, a sud di Asiago, inoltre nello stesso comune abbiamo Torbèllele, Turknotto, Turcio dove la radice Tür ha lo stesso significato (Rizzolo). In inglese Tor è Door "uscio, porta, atrio", in tedesco Tor è usato anche nello sport per dire "goal" quando il tiro entra appunto ...in porta. Finita la tortima ecco Angarano, l'antico quartiere che ci accoglie a Bassano, da sempre sponda ovest allo storico ponte palladiano. Il nome Angarano compare per la prima volta in un documento del 1131. Nel corso dei secoli le vie che scendevano da Rubbio e Valrovina (l'attuale Provinciale passa per San Michele, ma solo dal 1916) dovevano attraversare necessariamente Angarano perchè questa si estende da nord a sud lungo la destra del Brenta. Il nome è composto da due parti: Hangar e il suffisso an. Ciascuna delle due parti è particolarmente diffusa, conosciuta e ricorrente in tutta l'area di cultura cimbra. Altopianese originario di Rotzo, illustre bassanese, letterato e insegnante presso la famiglia Roberti, l'Abate Agostino Dal Pozzo (1732-1798) amava descrivere questa area linguistica a lui tanto cara compresa tra l'Adige ed il Brenta come un' "isola de' monti". Dal Pozzo annotò il termine hàngar, hàngher nel suo oggi preziosissimo Vocabolario Domestico dei Sette Comuni Vicentini; per l'area roveretana il Battisti (Glossario) riporta anger; il linguista bavarese Shmeller riporta angar: "un terreno prativo o arativo recintato". Particolarmente suggestiva anche la descrizione 'luogo dove si legavano gli animali (…) prima di arrivare alla borgata' (cfr Anzilotti, Provincia autonoma di Trento. Servizio Beni librari e archivistici, 2002). Il suffisso an ha invece funzione di collettivante, ci indica cioè che non si tratta di "un" singolo hàngar, ma di un insieme di terreni recintati. Ai giorni nostri, volendo cogliere al meglio il senso di questo antico nome, dobbiamo considerare la necessità di allora di descrivere un luogo sintetizzando le più salienti caratteristiche di unicità. In questo caso parliamo di un territorio che secoli fa, scendendo dall'altopiano, doveva impressionare molto i nostri tzimbar che vi si affacciavano dall'alto fin dall'eremo di San Bovo, poco abituati a paesaggi coltivati così estesi. Quel luogo fu dunque descritto approssimativamente con "...ai campi recintati" o anche "…all'estensione di coltivazioni". Molte, infine, le altre testimonianze di questa presenza: Àngar contrada ora scomparsa a Sud di Asiago (notaio Dall'Oglio 1522); Àngar località in contrada Tòccoli a Roana (notaio Azzolini 1694), nello stesso comune Àngar di Sopra, Àngar di Sotto e Ànger; Àngaro e (nella forma diminutiva) Àngaretto a Lusiana (Archivio Comunale 1733); Hàngar presso Castelletto di Rotzo; Àngarana presso Villaraspa a Molvena; Àngher, Presso Santa Caterina, Schio; Àngheri, Centa San Nicolò (TN). Altri indizi possono farci capire, solo per citare qualche esempio, quanto sia esteso ed importante il bacino di toponimi cimbri: Mol (conca, avvallamento), presente in Sisemol (Gallio), Camol (località sul monte Grappa) e (Comune di) Molvena; Mar (mucchio di sassi, sassoso, sasso) presente in Marotte (Lusiana), (Comune di) Marostica e (Comune di) Marano. Capire il senso dei nomi dei luoghi rappresenta uno straordinario strumento di conoscenza del territorio. Il miglior libro che racconti la storia di un altopiano non ricco, ma pur protagonista di una forte economia (legno da costruzione, carbone vegetale, pelli, lana, formaggi…), unicità linguistica (cimbro) e giuridica (reggenza) può essere scritto attraverso queste indicazioni, direttamente sui luoghi. In questo disegno c'è il senso del recupero e messa in rete dei percorsi pedonali secolari già esistenti. Attraverso un'organica, estesa, sapiente tabellatura e valorizzazione potremo comunicare prima di tutto la nostra inespressa identità culturale, poi offrire grande unicità a quella turistica. Senza consumo di territorio, acqua, energia. Senza modificare minimamente, ma riqualificando, il paesaggio, nostro bene e risorsa comune.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'ALTOPIANO N.333 del 13.11.10 | Data: 12/01/2011 13.05.31 | Id messaggio : 84


L'ALBERO DELLA REGGENZA
vicino alla sede della comunità montana ad Asiago questa sera verrà acceso il più bel albero di natale a cui un altopianese convinto potesse pensare | è addobbato con le palline preparate dalle classi delle elmentari di vari comuni dell'altopiano | allora c'è speranza, c'è un filo che a 700 anni dalla nascita della Regierung vun Siben Komoin corre nel buio ma non si spezza pochi soldi, massimo risultato, valori, splendido | un grazie all'assessore della comunità montana Andra Benetti Bisachese

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 17/12/2010 13.55.33 | Id messaggio : 81


LA SEGMENTAZIONE DEL MERCATO TURISTICO
Tale lavoro vuol essere un semplice esempio di come dovrebbe essere affrontato il tema dello sviluppo turistico in Altopiano ed è nato da un divertente esercizio di sintesi grafica dei target di riferimento e dei principali mercati/prodotti che caratterizzano l’offerta “altopianese”. Ben conscio della complessità del problema e delle tante risposte che dovrebbero essergli date, da un punto di visto operativo mi sono limitato a elencare alcune banali e poco onerose azioni che, se intraprese in un progetto unitario e coordinato, potrebbero tracciare la via per un’azione ben più incisiva ed efficace da parte degli organi competenti. roberto_perizzolo@libero.it

Autore: Roberto Perizzolo | Luogo: Castelfranco Veneto | Data: 25/10/2010 13.48.59 | Id messaggio : 79


LE PERSONE PIU' IMPORTANTI DELLE ISTITUZIONI
(Il presidente della Comunità Montana Lucio Spagnolo risponde alle riflessioni di Andrea Cunico nel fondo dal titolo “Recuperare l’identità perduta” pubblicate sul precedente numero del nostro giornale.) Ti ho letto, con attenzione, Andrea Cunico Jegary. Argomenti e ragioni su cose che condivido, su temi che sono scritti nelle linee programmatiche di questa amministrazione della Comunità Montana. Senti: “…E’ fondamentale che questo processo (di inquadramento e sviluppo turistico) avvenga rendendo più integrate e forti le proposte turistiche e attuando una politica unitaria per la programmazione turistica e per i progetti che riguardano l’intero territorio” E ancora: “I nostri paesi, come destinazione turistica montana devono sviluppare sempre più le attività e competenze manageriali finalizzate alla valorizzazione delle risorse, alla gestione del marketing strategico ed operativo, alla raccolta e alla gestione dei dati e al potenziamento della cooperazione interimprenditoriale e intersettoriale.” Ci siamo, forse con parole diverse, vogliamo dire le stesse cose; forse anch’io nel mio piccolo, auguro un prossimo futuro di ascolto, di confronto, di analisi, di condivisione e di scelte unitarie per il territorio. Come presidente della Comunità montana mi sento chiamato in causa e provo a dirti, con sincerità, quali riflessioni sono scaturite dal mio animo alla lettura delle tue riflessioni nell’articolo “Recuperare l’identità perduta”. La prima è una premessa fondamentale: nell’immaginario collettivo la Comunità montana è luogo d’incontro e di condivisione delle scelte per il nostro territorio, anche di “comando” e di imposizione delle decisioni da parte di chi la amministra. Solo nell’immaginario collettivo; molto meno lo è nella realtà politico-amministrativa dell’altopiano! E con questo fatto, innegabile, dobbiamo fare i conti tutti: il presidente per primo, i sindaci, gli amministratori e i Cittadini che, come te, suggeriscono strategie e sistemi di governo. In comunità montana si fa troppo poca strategia unitaria per il territorio, la si fa, forse, solo in alcune specifiche occasioni. Non voglio dire a quante e quali altre funzioni è assegnata la Comunità montana o quali compiti assolve: non è questo il luogo e le mie considerazioni non potrebbero che apparire…di parte! Non difendo niente e nessuno, né condanno a priori. Il cambiamento di rotta che chiedi è sostanziale, è un giro di boa a 180 gradi, è un modo diverso di concepire l’amministrazione e la politica. Usi parole che possono suscitare risentimento e fastidio o passionale approvazione: parli di un “parco” dietro l’angolo che significa creazione di un grande museo diffuso della Spettabile Reggenza. Personalmente non ho paura delle parole: non mi intimorisce la parola “parco” come non so essere pregiudizialmente contrario ad altre parole persino a quelle discutibili come “nuove costruzioni o piano di lottizzazione”. Nessuna paura, se sono frutto di un condiviso, partecipato percorso di riflessione e di confronto. Mi atterrisce invece il facile perbenismo di chi sa, sempre, qual è la parte giusta, di chi non vuole ragionare e stenta a dar retta alla controparte, di tutti coloro i quali non ammettono di poter cambiare, convenientemente, idea. Mi spaventa chi non si accorge che la Gente chiede alle istituzioni tradizionali di cambiare di avvicinarsi ai bisogni reali di ognuno. Così nella società spadroneggiano incertezza, qualunquismo e indifferenza; si delegano ad altri le scelte, talvolta anche solo per poter poi, comodamente, criticarle. Riporti nel tuo articolo, le affermazioni dei tuoi amici o conoscenti: “Jegary, qua i xe tutti apatici …meno che ai schei”. Lo so, me lo sono sentito dire molte volte anch’io. Anche questa, se permetti, potrebbe però essere una sottile forma di qualunquismo e disimpegno. Chi critica ha il dovere civico di mettersi in gioco, di proporsi, di candidarsi, di voler cambiare le cose, o è tenuto solo a fare da censore, per quanto pulito ed onesto, sulle altrui decisioni? Questi signori sono pur stati eletti da qualcuno, dalla maggioranza dei cittadini. Rifletto sul fatto se sia giusto allora imputare a loro, ai “decisori” come li chiami tu, ogni responsabilità. Se si fa di ogni erba un fascio, se passa l’idea che amministratori impegnati e responsabili vengano confusi con i gli opportunisti, con i “furbetti”, si rischia il successo del politico che la spara più grossa, diventa vincente chi dovrebbe invece sembrare grottesco e bizzarro! Si dà così valore al vuoto strepitare di voci stravaganti che risuonano come le sirene di Ulisse, conquistando gli elettori e prendendoli “per la pancia”. Trionfa chi spara affermazioni che appena sfiorano il cervello e molto spesso sono lontane dalla realtà e dal cuore! Cito ora la lucida, intelligentissima sapienza di Mons. Luigi Sartori, cimbro di Roana e insigne teologo: “Una volta eravamo portati dalle istituzioni, come nei viaggi eravamo portati dai treni. Oggi nel nostro viaggio ognuno ha un suo treno… Finora le istituzioni hanno servito alla autorità, per tutelarla contro gli abusi della libertà individuale, per motivare la sottomissione delle persone. Oggi le istituzioni devono servire a liberare le persone, a rafforzare e difendere la loro libertà. Contro gli abusi delle autorità, contro ogni forma di sfruttamento, di strumentalizzazione di asservimento. È necessario ascoltare, essere ricettivi, è necessario valorizzare la persona, sempre, in ogni ambito della società. Sono necessari piccoli gruppi, in cui poter incontrarsi, trovarsi, capirsi, aiutarsi, convivere. ….”. Essendo io assolutamente, profondamente convinto della validità di tali affermazioni, forse, non sono l’uomo giusto per la presidenza della Comunità montana e se il mio credere in ciò costituisse problema, sarei disposto a lasciare la guida della Comunità montana già domani mattina. Le persone che hai citato nel tuo articolo, definendole risorse per il nostro territorio, risorse alle quali potremmo affidarci per una generale consulta sul nostro altopiano, sui suoi problemi, sulle sue enormi potenzialità, sono tutte persone stimabili a me gradite, alcune fra queste anche persone a me care. Ne conosco, ne conosciamo anche molte altre. Ti ringrazio per aver posto all’attenzione di tutti, questi temi di così grande interesse. Possiamo incontrarci, senza presunzione di sapere tutto, di pontificare o di condannare. Incontrarci per essere persone oltre i gruppi, oltre le istituzioni, per fare gruppo per essere a fianco delle istituzioni. Perché, concludendo ancora con Mons. Sartori: “Le istituzioni possono essere belle e prestigiose ma le persone sono più importanti!” Quando vuoi, quando volete…vi aspetto.

Autore: Lucio Spagnolo | Luogo: L'ALTOPIANO N. 327 del 21.08.2010 | Data: 30/08/2010 21.19.09 | Id messaggio : 75


PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE ...?
Sento dire, e ho letto da qualche parte, che il Piano di Assetto Territoriale Intercomunale(P.A.T.I.) tematico dell'Altopiano dei Sette Comuni è un lavoro inutile, destinato a rimanere lettera morta, uno dei tanti progetti elaborati da un'Amministrazione che la successiva lascia nei cassetti della Comunità Montana. Mi piacerebbe sapere se chi sostiene ciò si è preso la briga di dare almeno uno sguardo al Documento Preliminare, primo step del P.A.T.I. tematico dell'Altopiano dei 7 Comuni e unico documento sinora prodotto, scaricabile dal sito della Comunità Montana, perchè a questo punto dovrebbe aver capito che, come è specificato a pag.5, esso è finalizzato a precisare gli obiettivi generali, le scelte strategiche, le indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole, e le azioni che il P.A.T.I. tematico dell'Altopiano dei 7 Comuni intende mettere in atto per la tutela e lo sviluppo del territorio, in relazione ai temi di seguito indicati: 1) Viabilità primaria e secondaria: grande viabilità (collegamenti interni ed esterni da e per l'Altopiano) e viabilità minore, ( per esempio piste ciclabili, sentieristica, viabilità pedonale, etc., questo lo sto aggiungendo io perchè era emerso dalle varie discussioni!) 2) Sviluppo delle zone dedicate all'impiantistica per lo sport invernale ed estivo: impianti per lo sci alpino e per lo sci nordico. 3) Attività produttive. 4) Malghe e pascoli. 5) Tutela e valorizzazione delle risorse ambientali, culturali, storiche e paesaggistiche. Temi questi individuati a cura delle Amministrazioni comunali di Conco-Foza-Gallio-Lusiana-Roana e Rotzo, promotrici del P.A.T.I. tematico dell'Altopiano dei Sette Comuni. Chi ha qualche cognizione sulla nuova Legge Urbanistica Regionale (la n°11 del 23.04.2004) è al corrente che il P.A.T.I. è in pratica un Piano di Assetto del Territorio (nuovo Piano Regolatore Comunale) intercomunale, che comprende quindi tutte le tematiche previste da un Piano Regolatore. Siccome si è voluto lasciare libera ogni amministrazione comunale per quanto riguarda soprattutto la gestione urbanistica ed edilizia del proprio territorio, si sono individuate delle tematiche che potessero essere intercomunali, proprio per evitare conflitti fra i territori, visto che gli stessi si trovano a livelli di sviluppo ed esigenze diverse specialmente in tema di gestione urbanistica. E proprio perchè i temi sopra citati hanno una valenza particolare nel contesto del nostro Altopiano essi assumono un'importanza strategica quanto mai rilevante. Il Documento Preliminare, come già detto, traccia un percorso strategico che le nuove amministrazioni possono benissimo modificare, se non condiviso. Quello che trovo assurdo e tragico per l'Altopiano, ma ormai sto rendendomi conto che funziona così ad ogni tornata elettorale, è che si butti alle ortiche un lavoro faticoso di condivisione, di discussioni anche con le categorie economiche, di individuazione di strategie e temi, che dovevano essere il punto di partenza di un progetto strategico, finalmente condiviso!, di tutto il territorio dell'Altopiano dei sette comuni. Giustificatemi quindi se resto amareggiato e quasi furioso, quando leggo le interviste rilasciate ad ogni piè sospinto dai vari nuovi amministratori, che parlano di progetti strategici unitari, condivisi da tutti, per lo sviluppo del ns/territorio, dando quindi per scontato che il lavoro finora fatto sia inutile. Avessero almeno il coraggio di criticarlo; che lo modifichino, che lo discutano,visto anche che per esso la Regione Veneto aveva già stanziato un finanziamento. Mi viene quindi il sospetto, quasi la certezza, che il motivo per cui si considera inutile il P.A.T.I. tematico sia altro, e cioè la mancanza della primadonna, in primis, e poi il fatto che tutto quello che viene fatto da un'Amministrazione sia, per principio, respinto e vanificato da quella successiva. Qualcosa di analogo sta poi succedendo per quanto riguarda la certificazione EMAS dei comuni. Ricordo che quando sono entrato nella Giunta della Comunità Montana il progetto, cofinanziato dal programma leader del G.A.L.Montagna Vicentina, riguardava solo i comuni di Asiago, Gallio e Roana; ho insistito quindi con i colleghi della Giunta perchè partecipassero anche gli altri comuni (saremmo stati i primi a livello di Unione Europea ad avere quasi una registrazione EMAS di territorio, visto che di solito la registrazione viene richiesta dal singolo ente); restava escluso il solo comune di Enego, che godeva già della certificazione ISO 14001, come ci diceva l'assessore Spagolla. Tale registrazione, non ho qui lo spazio sufficiente a spiegarla, doveva servirci anche ad attrarre un nuovo target turistico attento ad un turismo ambientale, soprattutto europeo (inglese,austriaco e tedesco per cui il Consorzio Turistico 7Comuni si sta spendendo molto!).Tutto ciò presupponeva poi una concertazione tra i vari enti per l'infrastrutturazione di tutto il territorio a tale finalità, sempre puntando sulla qualità ambientale e dei servizi. Ora scopro che la nuova Amministrazione di Gallio si è ritirata da questo progetto, che la nuova Amministrazione di Lusiana delocalizza il centro servizi Fontanella Bike Resort in una zona centrale del paese, dove di ciclisti non si vede ombra, dove già mancano spazi, dove non si creeranno nuovi posti di lavoro; e allora cosa vi viene da pensare? Per me sempre il discorso della primadonna, in primis, e poi quanto già detto! Speriamo non succeda altrettanto al Piano di Gestione della Zona di Protezione Speciale Altopiano dei Sette Comuni visto che, malauguratamente, non è stata denominata Zona di Protezione Speciale dell'Altopiano di Asiago! Mi scuso con quanti mi hanno letto se sono stato prolisso e forse troppo polemico, ma penso che non possiamo più perdere altri treni per lo sviluppo. Vorrei che certi argomenti non fossero discussi solo fra addetti ai lavori ed amministratori, ma che diventassero occasione di pubblici dibattiti, sia informativi che propositivi, fra tutti i residenti e non, gli stakeholders come ci definisce l'Unione Europea, visto che si parlerebbe del futuro anche dei nostri figli. P.S. Dobbiamo cominciare a costruire tutti assieme il nostro futuro, visto che ormai solo l'Unione Europea, e forse la Regione, sicuramente non il nostro governo, ci danno una mano! Carboniero Giampaolo

Autore: Giampaolo Carboniero | Luogo: | Data: 30/08/2010 19.02.55 | Id messaggio : 74


Da secoli l'Altopiano rappresenta un'unica, forte
Da secoli l'Altopiano dei 7 Comuni rappresenta un'unica forte identità. Oggi questo straordinario patrimonio di unicità si manifesta ormai solo marginalmente nella sua originaria singolarità. Stiamo perdendo progressivamente rilevanza e notorietà. Il recupero di quell'originaria percezione di insieme di Comuni che costituiscono un unico territorio dovrebbe essere al centro di ogni scelta e guidare ogni progetto. Ma non è così. Basterebbe ad esempio ricondurre sotto l'unico marchio Spettabile Reggenza 7 Comuni l’immagine coordinata di tutta la comunicazione relativa alla promozione turistica, alle manifestazioni sportive, culturali, di animazione, ricreative e dello spettacolo. Sarebbe sufficiente omettere, non certo il nome, ma almeno lo stemma municipale. Che sono ben otto e che nulla hanno a che vedere con il mercato del turismo, dove gli attori da tempo non sono più i comuni ma i sistemi turistici di vallata (es. identità: Val di Fassa, Alta Val Pusteria, Val Gardena). Significativo poi come nemmeno sul piano territoriale l'identità altopiano sia marcata con indicazioni di confini geografici agli accessi stradali primari. In questa (non) logica viene ignorata la rete di percorsi pedonali intercomunali esistente da secoli e, peggio, l’aspettativa della sua fruibilità “sotto” un unico marchio. Per non dire di internet, dove per ricordare di essere “sotto” l'antica fratellanza basterebbe prevedere uno spazio minimo (banner) in testa a ciascuno degli otto siti ufficiali. Manca dunque una visione generale. Peggio, non c’è quella sensibilità che ti aspetteresti, quel voler preservare nella memoria collettiva la percezione di identità e unicità di un ineguagliabile patrimonio ambientale, storico, culturale e linguistico. Considerato che non stiamo parlando di interventi milionari, l’equazione “Trentino = soldi da spendere” non funziona, l’alibi non regge. «Cos’è allora che non consente di far decollare una normale, moderna, competitiva, economia turistica di vallata?» mi chiedeva disorientato un collega modenese che ho ospitato. Incompetenze, analfabetismo territoriale, personalismi, localismi, interessi di poltrona e immobiliari. Proprio perché il nostro territorio non è culturalmente pronto, e meno ancora lo sono gli amministratori, la prima fase di ciascun progetto dovrebbe prevedere l'avvio di un ampio processo di consultazione. Le linee guida europee indicano, e favoriscono, l'approccio di tipo ascendente (partecipazione dal basso, o "bottom-up"). E’ questo il passaggio obbligato per radicare nel territorio una cultura in cui ciascun progetto assuma un senso nella storia, nei luoghi, nella gente. Implica promuovere incontri pubblici, saper ascoltare con umiltà. Il nostro organismo naturale per questo laboratorio di idee è la Comunità Montana, è l’erede di quella continuità e coerenza nella tradizione di buon governo del territorio, un tempo intrinseche nella cultura giuridica della Spettabile Reggenza. Il progetto, ad esempio, per la messa in rete dello straordinario patrimonio di percorsi (nb: rete di mobilità non motorizzata, sviluppo anulare intorno ai centri e di dorsale a loro collegamento), richiede la costituzione di un tavolo che individui, attiri a sé e accolga i talenti con esperienza, competenze, professionalità multidisciplinari: microstoria, toponomastica, comunicazione e marketing territoriale. Operativamente significa che la ComMon individui le figure che rappresentano vere risorse: architetti che hanno già operato (es. Stefani, Corà ed altri), conoscitori dei luoghi che hanno già scritto delle guide (es. Romeo Covolo ed altri), esperti di toponomastica e microstoria che hanno già, magnificamente, pubblicato (es. Finco per Gallio, i Frigo Rigo per Roana, Bonato dell'Ist. di Cultura Cimbra ed altri), esperienze nella promozione turistica (es. De Guio, Longhi ed altri), nella comunicazione, ecc ecc. Necessita dunque attingere dal meglio della nostra cultura “cimbra”, storica, ambientale, in un’intesa che impegni ciascuna amministrazione al mantenimento e implemento della rete di percorsi nel tempo. L’approccio non può essere straordinario, ma sistemico. Stiamo parlando di una "unica identità altopiano", implica un disciplinare d’area, l’omissione nelle tabelle degli stemmi comunali, la sola presenza di quello della Spettabile Reggenza. Perché è questa identità territoriale che deve emergere geograficamente per essere finalmente percepita nella sua originalità. Stiamo parlando di un grande parco, l'obiettivo è ambizioso, ed è dietro l’angolo, funzionale al concetto di grande Museo Etnografico Diffuso Spettabile Reggenza 7 Comuni. Siamo di fronte all’opportunità di scrivere, con le nostre forze, direttamente sul nostro territorio, un enorme libro della nostra storia, della nostra gente, della nostra identità secolare. Che va ben oltre, rispettosamente, alla monocultura della Grande Guerra. Un grande libro fruibile a tutti, dedicato ai veri protagonisti, gli altopianesi e i loro figli, poi, orgogliosamente, ai loro ospiti. I quali, stiamone certi, lo rispetteranno. E’ l’opportunità per rigenerare l’orgoglio di appartenenza. L’ultima è stata il referendum per il passaggio al Trentino, la cui partecipazione testimonia molte cose, supera e va oltre il quesito stesso, rivendica partecipazione, democrazia. L’accesso dal basso alle informazioni e ai processi decisionali in materia di ambiente e qualità della vita è una legge italiana e sono linee-guida dell’UE. «L’essenza della democrazia è che il potere viene esercitato tramite il pubblico dibattito» scrive oggi il Nobel per l’economia Amartya Sen. Continuo a trovare un nesso con l'art. 1 dello statuto della nostra Reggenza «Il bene del popolo è il bene del governo, e il bene del governo è il bene del popolo» che è stato scritto ad Asiago settecento anni fa. I «"Sette antichi Comuni fratelli cari" le cui regole per i boschi e i pascoli sono in vigore dal XIV secolo d.C. Uno straordinario esempio di democrazia dal basso» scrive Gian Antonio Stella il 22 luglio 2010 sul Corriere della Sera. Ma «Identità Altopiano / democrazia dal basso» è una relazione che oggi non conosciamo più, che sempre sfuggiamo. Facile capire gli interessi di certi riveriti imprenditori ad ostacolarla. Un po' meno il perchè irriti tanto e addirittura offenda chi ci amministra, al punto da spingerli all'alienazione da questa nostra realtà storica cercando intese turistiche con Trento. Tutto, pur di non fare i conti, attorno ad un tavolo, con i propri «Sette antichi Comuni fratelli cari». Non c'è nemmeno segno di indignazione, tutto scorre in una dimensione irreale, «Jegary, qua i xe tuti apatici …meno che ai schei». Cosa ci si aspetta dai decisori dell'altopiano, se non di rispondere al futuro che bussa inascoltato da anni? Solo una normale, ordinaria, visione di economia di vallata. Nessuno sta sostenendo veramente questa visione, «Asiago meno di altri» sento sempre più spesso dire negli incontri periferici. I singoli (ingenti) finanziamenti transfrontalieri amplificano i localismi. Possiamo dire che sia in corso un dibattito sufficiente su Marcesina, ciclabile da Folgaria, rete di percorsi di mobilità dolce? Per contro, l'ambito transfrontaliero trentino rappresenta lo stato dell'arte in termini di governo territoriale del turismo. Siamo quindi, forse mai come oggi nei secoli, particolarmente esposti e vulnerabili. Va ritrovata, strategicamente, la nostra identità nell'unitarietà. Va fondato un nostro governo territoriale per il turismo, ma non ci aiuterà Venezia, non Vicenza, tantomeno Trento. Primo obiettivo comune: competitività di sistema nel mercato turismo montano di prossimità. Le risorse non mancano, manca la visione.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: L'Altopiano N° 126 07.08.2010 | Data: 12/08/2010 20.08.03 | Id messaggio : 73


ITALIA NOSTRA PER MARCESINA
A nome di Italia Nostra sezione di Vicenza desidero sottoscrivere l’iniziativa di una pagina sul quindicinale L’Altopiano in difesa della Piana di Marcesina, contro il progetto varato dal Comune di Enego di valorizzazione turistica basata sulla costruzione di parcheggi per 800 posti macchina e per 40 posti per campers. Italia Nostra non condivide in assoluto una strategia basata su un turismo di massa , da picnic domenicali che con le caratteristiche paesaggistiche e ambientali della Pianna saranno causa di danni irreversibili- Giù le mani da Marcesina che non è bene solo del Comune di Enego, ma di tutto l’altopiano e di tutti quelli che della montagna apprezzano la bellezza nel silenzio e nella lenta conquista del passo dopo passo. Giovanna Dalla Pozza Peruffo, Presidente di Italia Nostra sezione di Vicenza.

Autore: Giovanna Dalla Pozza Peruffo | Luogo: | Data: 14/07/2010 13.00.12 | Id messaggio : 72


2° OBIETTIVO DI COMUNICAZIONE: MARCESINA
Come abitanti legati alle proprie origini o come foresti che responsabilmente fruiscono dell'altopiano, chiediamo la massima trasparenza e la pubblicazione dei progetti di rilevante interesse territoriale e ambientale, quali la ciclopedonale da Folgaria, la rete pedonale intercomunale, il tavolo per lo sviluppo unitario del turismo e la "riqualificazione di Marcesina", tema oggi di maggior attualità e urgenza. La nostra iniziativa vuole sensibilizzare tutti e in particolare la Comunità Montana Spettabile Reggenza 7C affinchè, attraverso il suo sito web e con l'organizzazione di incontri pubblici, informi gli altopianesi sull'iter dei progetti. Rendere fruibili tali informazioni è un preciso impegno previsto dalle direttive U.E. e dalla Legge 108 art. 1: "Al fine di contribuire alla protezione del diritto di ogni persona della presente e delle future generazioni di vivere in un ambiente adeguato alla propria salute ed al proprio benessere, ogni Parte garantirà i diritti di accesso all'informazione, alla partecipazione pubblica nel processo decisionale e l'accesso alla giustizia in materia di ambiente." L'altopiano è un ineguagliabile patrimonio da salvaguardare, ciascuno di noi può contribuire chiedendo di favorire l'informazione e la partecipazione: sostieni l'iniziativa, scrivi un commento a mail@liberaconsulta7c.it specificando che ne acconsenti la pubblicazione sul nostro sito liberaconsulta7c.it.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: Liberaconsulta7C | Data: 07/07/2010 17.45.45 | Id messaggio : 71


L'ASSESSORE REGIONALE AL TURISMO ESORTA
Incontro tecnico dell'assessore regionale Marino Finozzi con le amministrazioni dell'Altopiano. Una visita sulla questione del turismo che Finozzi ha voluto intavolare prima dell'avvio della stagione turistica estiva con gli otto sindaci e con Lucio Spagnolo e Andrea Benetti, rispettivamente presidente ed assessore al Turismo della Comunità Montana. Scopo della visita, sollecitare gli amministratori locali  "fare squadra" e stilare un piano turistico unitario di medio lungo termine concertato con le categorie e avvalendosi delle competenze presenti sul territorio. «Si deve lavorare verso una politica turistica condivisa, ma non solo tra le attuali amministrazioni ma dal territorio tanto da pensare a piani e progetti di 5, 10 o anche 15 anni che non subiranno modifiche sostanziali con eventuali cambi amministrativi - ha sottolineato Finozzi - E il luogo più adatto per una concertazione territoriale è sicuramente la Comunità Montana».

Autore: Gerardo Rigoni | Luogo: "l'Altopiano" | Data: 25/06/2010 11.48.01 | Id messaggio : 70


ALTOPIANO, UN UNICO SISTEMA TURISMO
L'altopiano è un sistema turismo mai nato. Ancora oggi gli amministratori locali non conoscono il marketing territoriale e ne ostacolano l'avvio per timore di rivelarsi inadatti e incompetenti. Piccoli interessi localistici, o di schieramento, impediscono ambiguamente di separare e superare le microfiliere decisionali di municipio, mentre andrebbe delegata la strategia ad un unico, forte, grande governo unitario del sistema turismo, magari attraverso la Comunità Montana. Il territorio paga questo ritardo con emarginazione e non-competitività. Da dove iniziare il miglioramento? Da noi stessi, bisogna informarci di più, discutere, partecipare, aiutare, "far parte del miglioramento". Possiamo chiedere ad esempio un ciclo di incontri pubblici, propedeutici, promosso dalla Comunità Montana: "Sistema turismo Altopiano 7C, visione e buon governo". Perchè le persone, per scegliere e partecipare, devono sapere, conoscere e avere coscienza della potenzialità inespressa dal loro territorio. Rilevanza e sostenibilità un tempo erano nell'economia silvopastorale, oggi la sfida è nell'innovazione, strumento indispensabile per essere protagonisti nel mercato del turismo culturale montano di prossimità. Serve questa cultura, serve divenire protagonisti orgogliosi del territorio. Non subirne la frustrante emarginazione.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 15/05/2010 10.13.52 | Id messaggio : 68


GOVERNO DEL SISTEMA TURISMO
Manca un governo del sistema turismo, ed è insostenibile e irresponsabile guardare per questo alle municipalità. Non è questa la loro funzione, non lo è nei sistemi turistici Val Gardena, Val Badia o Val di Fassa. Non mancano dunque i finanziamenti U.E., ma vison e governance; non sono i confini con il Trentino a danneggiarci, ma i nostri confini mentali e la perduta capacità di fare territorio. Tutti, negli ultimi mesi, invocano la necessità di un progetto generale, ma nessuno indica, finalmente, CHI - COME - PERCHE'. Io credo nella strada percorsa, per secoli, dai nostri predecessori: assolutamente straordinario come coincidano con le odierne linee guida europee... CHI: referati del territorio, un tempo sotto il tetto del Palazzo della Reggenza, oggi sotto quello della Comunità Montana; COME: una consulta “tutor” territoriale con nomina e supervisore di un Centro Servizi Strategici Marketing e Comunicazione; PERCHE': l'avvio di un'economia di vallata è la governace più diffusa, rodata, concreta. Per noi, inoltre, rappresenta la continuità di quella «cultura giuridica un tempo implicita dentro una lunga pratica di costume, ora da esplicitare in consapevolezze aggiornate ed in applicazioni corrispondenti alle esigenze economiche attuali.» (Prof. S. Bonato, 1984). L'idea che gli amministratori locali siano direttamente “committenti di iniziative turistiche” oggi è archeologia, analfabetismo territoriale. In linea con le direttive Comunitarie e con la nostra stessa storia, va preteso l'avvio di un normale approccio sistemico di unica azienda-territorio.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 15/05/2010 10.11.18 | Id messaggio : 67


VISION E GOVERNANCE
VISIONE (vision) il termine indica la proiezione di uno scenario di miglioramento. E' la capacità, da parte di chi fissa gli obiettivi strategici e ne incentiva l'azione, di saper delineare, comunicare e condividere orizzonti verso cui concentrare e organizzare le azioni. Per un territorio, valore e rilevanza di una vision si misurano con il saper rispettare responsabilmente due aspetti: reale sostenibilità dello sviluppo; ideali, valori fondativi, aspirazioni. Oggi non c'è ancora una vision di un altopiano percepito come un'unica identità e quindi capace di dare peso, senso ed estensione a ciascuna rete: cultura, internet, mobilità dolce, fondo / mtb, musei tradizionali, soprattutto “diffusi”, di guerra, dell'acqua, ma anche del legno, del latte, della nostra cultura, malghe, rifugi, alberghi, agriturismo, bed and brekfast, manifestazioni, ecc ecc. Una buona vision spinge ad un'azione comune, quotidiana, in cui ciascuno, nel proprio interesse, concorra al miglioramento per la competitività del sistema. BUON GOVERNO (governance), inteso come “buon governo del territorio”. Tra Vision e governance, dunque, c'è connessione e pensare all'altopiano come unica, diffusa, azienda-territorio non ha di per sé nulla di rivoluzionario, non è «politica». La legge italiana (LN 29.03.01 n.135, art.5) riconosce un Sistema Turistico Locale come "un contesto turistico omogeneo o integrato, comprendente ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzato dall'offerta integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell'agricoltura e dell'artigianato locale, o dalla presenza diffusa di imprese turistiche singole o associate" …se ci mettiamo al centro il Sacrario del Leiten, è la cartolina dell'altopiano.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 15/05/2010 10.04.31 | Id messaggio : 65


UNIONE EUROPEA
L' U.E. “impone” ai governi nazioni, regionali, locali di incoraggiare sul territorio le indispensabili forme partecipative Bottom-Up (dal basso verso l'alto). Lo fa con norme che regolano l'accesso ai fondi, quindi: niente cooperativismo, niente schei. Direttive che il 18.10.01 hanno portato alla modifica dell'art.118 della Costituzione Italiana “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarieta'". Quindi: favorire il buon governo del nostro sistema-turismo, Partenariato Pubblico Privato, forme di cooperazione, tavolo della consulta territoriale per il turismo. Non si tratta di scoprire la ruota, è solamente il principio di valorizzare i migliori talenti disponibili. Significa mettere al centro la “meritocrazia”, favorire la connessione dei profili professionali di eccellenza, con figure di tecnici scelte non tra le cariche politico-istituzionali-amministrative (casomai da queste individuate in base a reali competenze).

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 15/05/2010 10.02.29 | Id messaggio : 64




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