DINAMICHE
Con "prodotto turistico" si indica un'insieme di strutture, prodotti, servizi, risorse ambientali e infrastrutturali. Ognuna di queste è riconducibile ad un proprio aspetto decisionale subordinato a logiche molto diverse. Se analizziamo la realtà dell'altopiano da questo punto di vista ci troveremo davanti ad una visione caleidoscopica di amministrazioni pubbliche a livello diverso, una galassia di pro loco, otto assessorati comunali, assessorato provinciale, assessorato regionale, Comunità Montana, Consorzio Turismo 7 Comuni, IAT Asiago, VicenzaE', GAL Montagne Vicentine... A questo punto aggiungiamo i decisori delegati dalle associazioni Commercianti, Coldiretti, Industriali, Artigiani... E’ fondamentale capire che nelle altre località si è passati da una situazione analoga in cui ci si limitava ad offrire le risorse sul territorio attraverso iniziative individualistiche a macchia di leopardo, ad una nuova situazione dove l'aggregazione sistemica ottimizza il conferimento dei valori dell'area traducendola nella primaria leva di successo di un distretto. Ovvero, si è introdotta l’organizzazione sistemica della valorizzazione e della presentazione dell'offerta complessiva del territorio dotandosi delle stesse metodologie e dinamiche con cui operano le grandi aziende. Perché dal punto di vista valorizzazione/promozione l'altopiano è un'unica, estesa, azienda diffusa sul territorio, con grandi potenzialità. Inutile rilevare le infinite complessità delle dinamiche che portano più parti sociali attorno ad un tavolo per condividere le basi di un accordo in questo senso, per contro è utile sottolineare che questo assetto si è dimostrato di gran lunga la strada giusta, fino a rappresentare oggi, univocamente, "il" modo di operare.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 31/05/2009 21.08.34 | Id messaggio : 36


ASSOLUTA CENTRALITA' E URGENZA
Rendere efficace e mirata un'azione di marketing territoriale per dare valore a tutto ciò che è «altopiano»: questa, in sintesi, la mission della Libera Consulta 7C. Sotto il profilo sociopolitico l'argomento riveste, per tutti, assoluta centralità e grande urgenza. Il ritardo é abissale, direttamente legato all'incapacità dei nostri decisori. La loro attuale lontananza culturale dalle dinamiche di marca ha creato e sta creando un danno inestimabile. Non mi riferisco solo a quanto investito male fino ad oggi, non elenco qui le tante opportunità sprecate. Ma va denunciato, senza più alcuna sudditanza a vecchi tabù culturali, la totale inadeguatezza di queste risorse umane rispetto alle accresciute aspettative del turismo di oggi. Passione e volontariato non bastano più. L'epoca dei personaggi istrionici capaci di polarizzare la scena rappresenta quello stesso passato del turismo che Asiago ha appena finito di celebrare. Inutile evocare fantasmi. Non perchè sia "sbagliato", ma perchè è inutile. Il mercato ci chiama a produrre e comunicare vantaggi competitivi, se non sono spendibili non sono competitivi. La verifica è presto fatta, pensando alla prossima Borsa Internazionale del Turismo (Milano 18-21 Febbraio 2010), queste decine di migliaia di euro investite una tantum in celebrazioni scoppiettanti, in che misura rappresenteranno attrazione nelle scelte di una famiglia di Roma? Davvero su internet dovrebbero scegliere l’altopiano per l’appeal pirotecnico? E se invece le stesse decine di migliaia di euro fossero state investite in valorizzazione dell'offerta turistica? Ad esempio un’infrastruttura con mappatura e tabellazione di una rete pedonale intercomunale, estesa, che irradia dal centro storico a questo nostro esteso parco giochi per adulti sospeso sul Nordest a 1000 metri slm ? Intervento permanente negli anni a seguire, minimi costi di manutenzione, utilità per abitanti e ospiti, fruibilità estate/inverno, ricaduta diffusa, collegamento centri storici- agriturismo, valorizzazione ragionata della toponomastica cimbra, parco letterario Mario Rigoni Stern. Venti anni fa è crollato il muro di Berlino, ma dai Glotter ai Grena non si passa.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 31/05/2009 21.07.10 | Id messaggio : 35


CONFIGURAZIONE DI TIPO DISTRETTUALE
Abbiamo sentito parlare a lungo, e siamo poi arrivati, ad un referendum per il passaggio al Trentino. Ma il nostro passaggio dall'attuale individualismo ad una forma di distretto turistico, semplicemente, non è neppure sul tavolo. Nel governo del nostro sistema turismo abbiamo molti decisori, quello che non abbiamo è un tavolo attorno a cui si confrontino e lavorino i rappresentanti delle istituzioni «per il bene dell'altopiano». Taluni invocano questo passaggio all'unità, è «per il bene per l'altopiano» si legge ogni tanto sulla stampa locale. Non serve scomodare Machiavelli: chiunque abbia strumenti ed esperienza minimi di strategie di marketing a medio termine sa che non si può essere protagonisti di alleanze se non si è forti di per sé; quello che non ci consente di essere competitivi non è l'assenza di soldi, ma è l'assenza di un organismo sovracomunale che con competenza e capacità ai massimi livelli coordini e faccia da tutor. Per le altre località si è trattato di un passaggio fisiologico, oggi è la normalità. Da noi la normalità è partire dall’opportunità di un finanziamento per attivare i progetti (si vedano i 3,5 milioni di euro per Marcesina). Il risultato sono interventi slegati, quando non in diretta competizione. Di dare un senso comune alle cose non se ne parla. Una progettualità comune da sottoporre a richieste di finanziamenti è quanto la Regione stessa ci chiede (Dott.sa Antonella Stella, Sindaco di Gallio).

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 31/05/2009 21.05.15 | Id messaggio : 34


SINERGIA CONTRO INDIVISUALISMO
L'idea che un singolo comune dell’altopiano possa agire autonomamente su questo piano, immaginare di trainare gli altri comuni ponendosi come modello di sviluppo da seguire, farlo attraverso un percorso proprio, è da valutare, quantomeno, come anacronismo. La prospettiva di avviare i lavori per la costituzione di un Centro Servizi di distretto turistico in cui ci sia sinergia tra i nostri comuni, altri enti ed imprese, è alla facile portata dell'altopiano. Non richiede, assolutamente, nessun grande finanziamento dall'esterno. Le risorse finanziarie, per altro sempre auspicabili, che dovessero arrivare dall'esterno non potranno generare di per sé, da sole, questa sinergia. Questo per il principio che il successo di un'azienda, proprio come accade per la felicità dell'individuo, non é qualcosa che si possa comprare, ordinare o pretendere: bisogna saper comportarsi in modo adeguato, predisporre le condizioni favorevoli e poi aspettare (Jonathan Haidt, Virginia University, The Happiness Hypothesis, 2006). Gli insegnamenti della Reggenza sono un passato che dovrebbe spingere a unirci e a guardare molto più avanti. Non abbiamo bisogno di camicie bianche, nere, rosse, verdi o di filotirolesi. Con l'unione abbiamo superato, nei secoli, le grandi difficoltà del vivere in montagna. Oggi siamo chiamati ad un grande nuovo progetto comune di sviluppo: l'altopiano come unica grande azienda-comprensorio diffusa nel territorio, vocata al turismo, guidata dalla cura e preservazione dell'ambiente. Tutto il resto é interessi privati, o politica con la p minuscola originata da questi. Sopravvissuto agli Ezzelino, Scaligeri, Visconti, Serenissimi, Asburgo, Bonaparte, di nuovo Asburgo, Savoia, il territorio come proprietà collettiva è oggi al centro dell’idea-sfida turismo? No. Siamo a novanta anni dalla ricostruzione dopo il profugato: attività di concertazione in corso per un piano territoriale univoco al momento in cui scrivo = zero. Potrà infine sembrare marginale, ma a mio avviso non lo è: un unico comune, Roana, dichiara nella testata del proprio sito web ufficiale l'appartenenza all'Altopiano dei Sette Comuni.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 31/05/2009 21.03.08 | Id messaggio : 33


Elementi di Marketing turistico
Marketing territoriale e comunicazione. L’offerta di un’estesa rete pedonale come vantaggio competitivo strategico nel turismo. La prima domanda a cui devi saper rispondere con incisività se parli di MOBILITA’ DOLCE è «ma perchè la chiamano “mobilità dolce” e non “mobilità lenta”?». Prima di tutto perchè non si pone come alternativa al concetto di “veloce”, ma semplicemente rappresenta un’altra cosa, un po’ come abbiamo imparato che “slow food” significa mangiare bene, con consapevolezza, una cultura della buona tavola. Inoltre perchè, concettualmente, MOBILITA’ DOLCE va molto oltre, più “avanti”, del concetto di velocità. Si tratta piuttosto di una nuova dimensione: sul piano culturale, attraverso un utilizzo sostenibile delle risorse del territorio (in antitesi al suo spreco); sul piano sociale, attraverso la valorizzazione del “nostro” ambiente come bene comune (con benefici a ricaduta più diffusa); sul piano politico attraverso una forte chiamata al cooperativismo (unitarietà del distretto turistico Altopiano 7 Comuni). Come premessa generale possiamo dire che stiamo parlando di un’infrastruttura ad impatto zero, da porre, come argomento protagonista, di massima attualità, al centro di una visione non tanto di rilancio, quanto di avvio di uno sviluppo sostenibile del turismo dei servizi. Quindi, di uso e beneficio collettivo dell’ambiente, di miglioria dell’offerta attraverso il recupero, l’organizzazione, la valorizzazione e l’ottimizzazione della fruizione di un’estesa rete di percorsi prevalentemente preesistenti.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 9.04.03 | Id messaggio : 32


MOBILITA' DOLCE
Si tratta di una rete viaria alternativa a quella motorizzata, una rete di percorsi separati e protetti, che consente di muoversi in libertà a tutti, diversamente abili, bambini, anziani, tra una località e l’altra, immersi nella natura, tra tracce di storia, lontani dai pericoli delle auto e dai loro gas di scarico. Nella presentazione del DDL N. 1170, 15.09.06, si definisce "rete di mobilità dolce", un "sistema di percorsi realizzati attraverso il recupero e il riutilizzo delle seguenti infrastrutture: ferrovie in disuso; strade rurali o percorsi pedonali e mulattiere di rilevante interesse storico; argini di fiumi; alzaie di canali; altri sentieri di pianura e montagna; altre infrastrutture lineari, quali tronchi stradali carrozzabili dismessi o in abbandono". Tradurre in una rete tutto questo rappresenta un sogno ad occhi aperti per chi vive in città, ma è realmente dietro l’angolo per il nostro territorio e per la nostra gente, una formidabile occasione di garantire il mantenimento “contestualizzato” della memoria storica di percorsi antichi e dotati di rilevante pregio paesaggistico. Il recupero di queste infrastrutture favorisce la conservazione del territorio, lo sottrae al degrado, all’abbandono, ai non pochi abusi, piccoli e grandi. Si consideri che una quota sempre più elevata di abitanti e di ospiti sarebbe sottratta alla sede stradale promiscua (marciapiedi) e alla minaccia dei gas di code di autoveicoli davvero pesante in alta stagione. Per la morfologia favorevole che, per definizione, solo un altopiano può offrire, va infine considerato che tali percorsi, grazie alla moderata pendenza e alla distanziazione dalla viabilità ordinaria, possono essere ottime palestre di esercizio per bambini, scolaresche, disabili e anziani.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.59.02 | Id messaggio : 31


PERCORSI
Per “percorso” si intende generalmente un tracciato strutturato e attrezzato con segnalazioni e arredo urbano rispondenti alle più essenziali esigenze di fuibilità. Una rete di percorsi di MOBILITA’ DOLCE rappresenta idealmente per l’altopiano un sistema viario quasi altrettanto esteso di quello ordinario (traffico motorizzato), ma dedicato specificatamente alla persone che desiderino muoversi a piedi (traffico non motorizzato), in sicurezza e libertà, percorrendo un tracciato separato e protetto, scostato, quanto più possibile, dalla rete stradale ordinaria. In altre località turistiche, italiane ed europee, operazioni analoghe di recupero - insisto, stiamo parlando di recupero - si sono concretamente tradotte in sensibile innalzamento della qualità di vita per gli stessi abitanti. Nel nostro caso, proprio dove all’epicentro culturale c’è una secolare vocazione turistica, questa visione del territorio è ancora confusa, a macchia di leopardo, inadeguata, artigianale, individualista, priva di approccio sistemico. Il salto di qualità implica l’analisi dei nuovi megatrend e stili di vita per rispondere ad una domanda insistente, ma relistica, di qualità dei servizi. In questo senso, l’offerta di fruibilità di MOBILITA’ DOLCE diventa un forte indicatore nella percezione di valore di qualità del turismo. Disattenderla è deleterio. Si tratta semplicemente di mappare e dotare questi percorsi di segnaletica, con particolare rilevo alla tabellazione con toponomastica e microstoria (cimbro, etimi) e cenni storici (Reggenza, Prima Guerra Mondiale). Tutto è gia esistente, ma deve essere dato un senso al tutto, riguarda il marketing e la comunicazione. Viene richiesto l’essenziale perchè anche una famiglia arrivata per la prima volta in altopiano la sera prima lasci ferma l’auto e raggiunga, autonomamente, un altro centro a piedi, in totale sicurezza e libertà, con nonni e bambini. Per questi ospiti si tratta di “percezione di accoglienza”, per noi stessi è “orgoglio di appartenenza”. Per tutti percorrere significherà sfogliare il grande libro della nostra secolare, unica, identità.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.57.23 | Id messaggio : 30


UNA RISORSA ESISTENTE
UNA RISORSA ESISTENTE CHE NON “VEDIAMO”. La MOBILITA' DOLCE rappresenta dunque uno dei maggiori vantaggi competitivi che un territorio a forte vocazione turistica possa offrire. Ma quale impegno richiede l’infrastruttura? Come premessa generale possiamo dire che stiamo parlando di un’attività volta al recupero, organizzazione e valorizzazione di una rete di percorsi pedonali. Nel nostro caso è ottenibile da tracciati quasi totalmente già preesisitenti a cui dare un senso. Un’eredità invidiabile di mulattiere, tratturi, ex stradelli militari. Questa risorsa è patrimonio dei Comuni ed è riferita, specificatamente, al gradone basso dell’altopiano, cioè a quell’ampia estensione ondulata, prevalentemente prativa, che circonda i centri. Non stiamo quindi considerando i sentieri di montagna, questi sono presidiati ottimamente in questo senso dal CAI e rigurdano prevalentemente la zona alta dell'altopiano. La zona di straordinario interesse che merita di essere dotata di questa rete è la quota basso-collinare, quella compesa tra i 1000 -1400 metri circa slm. La sua funzione è dunque mettere in connessione abitanti e/o ospiti con il complesso delle risorse naturali, storico – culturali e ricettive del territorio limitrofo a ciascun centro abitato. Espandendone la potenzialità. Tutto questo, a sua volta, in connessione con altri centri abitati e/o zone residenziali in una nuova, organica, fruizione allargata.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.56.07 | Id messaggio : 29


VANTAGGI COMPETITIVI
Possiamo parlare di vantaggi competitivi quando il prodotto o il servizio che proponiamo offre valenze positive che altri concorrenti non possono offrire, o che questi possono offrire solamente in misura sensibilmente minore. Più il mercato si evolve e più cercheremo attrattività; più vorremmo essere attuali e rilevanti, più sarà determinante disporre di vantaggi competitivi con cui catturare l’attenzione di nuovi clienti e, parallelamente, consolidare il consenso di quelli già acquisiti. Queste dinamiche riguardano il MARKETING, l’attività di ricerca e sviluppo di che un'AZIENDA affida a degli ESPERTI per ANALIZZARE, interpretare, PROGETTARE, distribuire, COMUNICARE e vendere il PRODOTTO che il MERCATO chiede. Una dinamica complessa, apparentemente lontana dalla vita economica del nostro altopiano, in realtà centrale e determinante. Nel nostro caso: l’”azienda” è l’altopiano, il “mercato” è quello del turismo di montagna, il “consumatore” è l’ospite, il “prodotto” che offriamo è il nostro ambiente con il suo grande patrimonio storico culturale. Ma diversamente dalle altre località, quello che non abbiamo è la consapevolezza di essere un’unica grande azienda di servizi e, come conseguenza, non abbiamo in corso una normale attività di analisi, ricerca e sviluppo marketing (Centro Servizi). Subiamo il nostro turismo, non ne siamo i protagonisti.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.52.59 | Id messaggio : 28


CAPACITA' ATTRATTIVA
CAPACITA' ATTRATTIVA del territorio. Come già introdotto nell’intervento precedentemente con l’argomento MARCA, è sempre fondamentale mantenere centrale la consapevolezza che la soddisfazione dell’ospite è direttamente legata alla sensazione di qualità che lui percepisce. La strategia va quindi mirata ad individuare, valorizzare e comunicare i nostri VANTAGGI COMPETITIVI. L’obiettivo è ottenere una maggior percezione di qualità. Questa tuttavia non è percepita per parametri assoluti, ma relativi (comparativi). Sta, responsabilmente, alla vocazione turistica dell’altopiano soddisfare o disattendere le aspettative di qualità. Aspettative che possiamo ricondure a due filoni di attese: A_essere accolti da sensibili migliorie di cui poter fruire rispetto a quanto già trovato in passato (percezione di qualità e miglioramento continuo); B_essere coinvolti emotivamente in nuove esperienze coerenti all’icona culturale che la località rappresenta (percezione di affettività e complicità). Con l’adozione di una rete unica ed estesa di MOBILITA’ DOLCE l’“entità” altopiano di fatto “firma” un vantaggio competitivo rispondendo, con coerenza e statuts di “marca”, alle attese A e B.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.51.24 | Id messaggio : 27


CAPIRE LE ASPETTATIVE
CAPIRE LE ASPETTATIVE del turista e fargli trovare un'estensione di percorsi pedonali segnalati, a partire dal centro storico, è voler crescere. Cerchiamo di riflettere sul perchè il nostro ospite Andrea Cunico Jegary può passeggiare tranquillamente dieci giorni l'anno d'estate con la famiglia e gli amici da San Candido a Sesto a Moso alla Val Fiscalina lungo un'articolata rete pedonale in mezzo al verde e senza auto per poi rientrare a Gallio e non trovare qui niente di simile, nemmeno per raggiungere a piedi il capoluogo Asiago, lungo il Ghelpack, come già si faceva prima del 1300. Offrire turismo dei servizi oggi implica «confrontarsi costantemente con il mondo esterno e divenire soggetto di comunicazione» (Giampaolo Fabris). Capire le aspettative è una visione che implica attenzione all’ospite, attitudine all’accoglienza e cultura dell’ospitabilità. Una visione del territorio che, sapendo andare oltre a quella classica dell'impiantistca invernale, risponde ad una NUOVA TENDENZA di fruibilità dell’ambiente. Si tratta di un vantaggio competitivo spendibile 12 mesi all'anno, a basso costo di attuazione/manutenzione, a zero costo di impatto ambientale. Tutto facile dunque? No naturalmente, questo “ritorno al futuro”, impone al territorio - senza deroga alcuna - di divenire un unico distretto turistico coeso attorno ad un’economia distrettuale in cui l’elemento aggregante è l’eccellenza del prodotto-servizio.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.49.27 | Id messaggio : 26


TENDENZA
La valorizzazione di una rete di percorsi pedonali è divenuta una tendenza ormai ben consolidata in altre realtà turistiche. Un plus rilevante prima di tutto per gli stessi abitanti (conoscenza del territorio), poi per la peculiare popolazione turistica (invecchiamento + fenomeno seconde case). «Gli studi economici sul turismo dell'ultimo decennio hanno ampiamente sottolineato la necessità di un approccio sistemico al fenomeno, non solo per il suo carattere collettivo e la sua forte valenza territoriale, ma anche per i numerosi vantaggi che ne possono derivare in termini di economie di scala e di esternalità positive.» scrive M. Antonioli Corigliano nella premessa a L’approccio sistemico al turismo, e ancora «un sistema reticolare si foda sul concetto di cooperazione interna fra gli attori per competere verso il mercato esterno.» A prova della concretezza e dell’urgenza di questa visione estesa e organica dello sviluppo di queste infrastrutture, e se proprio non riusciamo a vedere altri esempi un po’ più importanti, possiamo osservare la frequentazione del pur modesto tratto della STRADA DELLA PACE che collega Gallio (Gastaprun) alla contrada Camona, meno di un chilometro. Un altro esempio è rappresentato dalla frequentazione del tratto Asiago - Canove, lungo dell’ex ferrovia. Sono significativamente frequentati anche se si tratta di modesti “segmenti” che costringono a itinerari andata-ritorno, non hanno carattere anulare e non sono organici ad una rete estesa.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.48.05 | Id messaggio : 25


CONCLUSIONE
Per una molteplicità di aspetti contingenti, l’attitudine alla MOBILITÀ DOLCE espressa da un determinato territorio si rivela un preciso indicatore della reale vocazione turistica. Per contro, il disamore e la lontananza dall’argomento rappresentano un indicatore di mancanza di cultura dell’ospitalità.Tra i tanti vantaggi, è l'aspetto geopolitico che in particolare dovrebbe spingerci all'urgenza di operare in questa direzione. Un progetto così organico e diffuso sul territorio obbliga infatti i DECISORI dell'area a cooperate con obiettivi e finalità comuni, in un'unica visione. Teniamo presente che operatori pubblici, operatori privati e portatori di interessi esterni (tra cui io metterei, irrispettosamente, anche Regione e Provincia...) agiscono, ciascuno, in base ad ordini di priorità molto differenti, spesso conflittuali, mentre solo l’altopiano, da sè, autonomamente, può realmente sviluppare una propria progettualità. A partire, quindi, da i propri interessi reali. Possiamo dunque affermare che questo modo di operare obblighi di fatto i DECISORI delle singole istituzioni, enti e imprese operanti nel distretto a perdere momentaneamente la propria autonoma fisionomia per demandare non tanto il processo decisionale quanto quello consultivo, ad una nuova unità di analisi, un CENTRO SERVIZI MARKETING E COMUNICAZIONE. Semplicemente, quanto accade nel privato. Semplicemente, quanto accade in altre località turistiche. A questo punto è necessario chiarire che questo assetto organizzativo prevede più un fattore di acquisizione di competenze esterne che interne al distretto turistico stesso. Inoltre va ribadito che questo CENTRO SERVIZI ha funzione di supervisione, coordinamento, tutor del disciplinare d’area, ma non si sovrappone alle attuali operatività di informazione turistica, incoming, tour operation o organizzazione di eventi. Possiamo quindi concludere che solamente una forte cooperazione tra i differenti DECISORI dell'altopiano rappresenterebbe la condizione perchè una rete di percorsi di MOBILITÀ DOLCE diventi a tutti gli effetti un prodotto turistico completo e quindi una risorsa collettiva spendibile come VANTAGGIO COMPETITIVO. Un'offerta territoriale insuperabile, vasta, coerente con la nostra storia, dietro l’angolo, sostenibile e straordinariamente appetibile 12 mesi su 12 per le nuove tendenze del turismo internazionale. Ma irragiungibile per l’inadeguatezza in questo campo dei nostri DECISORI.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 22/04/2009 8.46.22 | Id messaggio : 24


Elementi di Marketing turistico
Da oltre un anno seguo il blog locale Radio Monte Katz, forse intervenendo un po’ troppo. Lo trovo uno strumento di discussione importante, libero. Pur con momenti alti e altri "anonimi", questo blog aperto a tutti ha raggiunto una certa rilevanza come dimostrano anche le attuali 150.000 visite circa. Per chi non abbia dimestichezza con internet dirò che è un po' come fare filò, anche se magari sei lontano. Lo stesso Billarman, il padrone della stalla diremo, governa quotidianamente il blog pur vivendo a Londra. Mi ha spiegato Sergio Bonato che muoversi per il mondo ed avere il cuore in altopiano è, storicamente, l'attitudine della nostra gente, dei “cimbri”. In questi filò ho trovato spazio per cercare di raccontare di come sia irreale e paradossale che il nostro territorio abbia perduto la sua secolare autodeterminazione, la capacità cooperativistica e federalistica. Ovvero la sua capacità progettuale. Insomma, di come si sia persa quella visione di insieme del divenire del territorio, lo stesso che ha fortemente connotato nei secoli la federazione e la Reggenza. Quello che ci manca è l'umiltà di riconoscere gli errori, il saper fare un passo indietro, il riappropriarci dell'antico formidabile patrimonio di tradizioni di governo con cui oggi potremmo ripensare la gestione del territorio: dalla passata fase silvo-pastorale alla nuova ambientale-turistica. Questo scrivo su Radio Monte Katz, e lo so, mi si da del visionario. «...Ma, allora?» dirà qualcuno. E' che ho appena letto tre cose che mi hanno fatto davvero pensare. Sono, allo stesso tempo, lontane tra loro ed insieme assolutamente coese.  La prima è che ho appena letto MANIFESTO PER LA METROPOLI NORDEST, di Gigi Copiello, classe 1950. E' di Velo d'Astico, proprio sotto il Costo diremo. «Mi venne da dire che ero stato in cima al Summano e avevo visto l'America. L'America avevo visto, altro che Venezia! (...) Addio paesi, addio campagne. Come a Los Angeles, dissi, tra un po' di tempo (...).» Si tratta di un libro davvero breve, poco meno di 100 pagine. L'ho riletto un paio di volte. Non so a voi, ma a me capita di farlo quando mi riconosco in quello che leggo. L'ho fatto ad esempio con Storia di Tonle e, con grande commozione, con L'anno della vittoria. Copiello ha quasi 60 anni. Come a lui stesso piace ricordare con straordinaria autoironia, non ha «ancora finito di studiare filosofia a Padova». Appena tornato da un viaggio in California, una domenica mattina, in una conferenza a Vicenza con tanto di Sindaco, se ne esce con questa "visione" del Nordest come fosse l'America. E' stato in cima il Summano, ha osservato la pianura che partendo dalla nostra pedemontana diventa il mitico Nordest. E l'ha "vista" come se fosse Los Angeles, la megalopoli orizzontale californiana. Accade poi che durante la conferenza racconti in pubblico di questa visione, sorprendendo per primo proprio se stesso. Ne scrivo qui perchè mi capita la stessa cosa ogni qualvolta salgo a piedi sul Sisemol o sul Katz. Lo faccio spesso, l'ultima volta domenica scorsa, con le ciaspole, accompagnato da mia figlia, l'ultima, di 10 anni. Guardo la nostra conca ondulata fondersi all'orizzonte. A mattino con il Grappa (di cui si vede ad occhio nudo la sagoma dell'Ossario) a sera con le Piccole Dolomiti. Uno scenario antico. Quando sono lontano, immerso nel lavoro frenetico, é questo che "vedo" chiudendo gli occhi alla sera: un continuo di laiten (declivi, pendii, rive) incise da stalle-capannoni, campanili, condomini, file di stoan platten (le antiche lastre di pietra allineate a confine), sciami di villette. Un territorio ad alta vocazione turistica dal valore storico-ambientale inestimabile. Un tesoro che non sappiamo più difendere. Un giardino pensile sul ricco Nordest. La seconda cosa che mi ha davvero colpito è che, tardivi ma buoni, alcun segnali arrivano inaspettati e rassicurano chi si sente dare del visionario: il direttivo provinciale della Coldiretti scrive una Lettera-aperta al presidente della Regione Veneto Galan sulla tutela ambientale: «TROPPE CASE DEI TURISTI. L'AGRICOLTURA SI RIBELLA. STOP ALLA DISTRUZIONE DEL TERRITORIO. NON E' CON I SOLDI DELLA SPECULAZIONE EDILIZIA CHE I COMUNI COSTRUISCONO IL FUTURO». Anche il sindaco Gios va in questa direzione, penso tra me e me, e non meno il PAT anticipato in questi giorni, e anche quello di Gallio. Ancora la Coldiretti «(...) l'eccessiva urbanizzazione va a ridurre la qualità del territorio che poi è l'unico motivo di attrazione del turismo. È evidente che se non saremo in grado di preservare il territorio che i nostri padri ci hanno lasciato anche la maggior fonte di reddito del nostro Altopiano ne risentirà in modo grave ed i turisti si orienteranno verso altre località che meglio di noi stanno operando per mantenere ciò che di più prezioso hanno.» Mi dicono anche che so solo criticare, allora ho voluto scrivere per dire: finalmente, giusto, grazie, forza, non fermatevi. Il tema quindi è, veramente, la centralità della dialettica turismo-ambiente: io non ho dubbi su questa visione del divenire del comprensorio. Purtroppo, quando la Prima Guerra Mondiale ha interrotto violentemente il corso della nostra storia, ha interrotto anche un passaggio dalla centralità dall'economia silvo-pastorale a quella turistica che allora iniziava a dare i suoi primi frutti. Oggi prevale un forte egocentrismo cognitivo, «Più ponti, meno campanili» esorta Sergio Bonato. E' un buon inverno, nevica. Le categorie economiche unite alzano i calici e augurano buone feste (L'Altopiano, 25 dic 08, pag 4). Va tutto bene. E si auspicano «future collaborazioni per il bene dell'Altopiano». Ma va tutto bene dove? Dov'è la progettualità io chiedo? Quale tavolo aperto c'è a cui siedano da una parte Confindustria, Coldiretti, Confartigianato, Confcommercio, eccetera e dall'altra le pubbliche amministrazioni? Ma poi, perchè quello che da oltre un decennio in «altre località» si chiama marketing territoriale, qui si chiama «per il bene dell'Altopiano»? Sembra un buon nome per una lista elettorale. Ancora una "visione": un tavolo a cui siedano categorie e pubbliche amministrazioni, la consapevolezza, finalmente, da parte dei decisori dell'urgenza per la costituzione di un centro servizi marketing e comunicazione territoriale, una Consulta per il Marketing Territoriale Altopiano di Asiago 7 Comuni che funga da Centro di Ricerca e Sviluppo per il rilancio di un turismo rispettoso dell'ambiente, sostenibile, competitivo. Uno nuovo scenario in cui i Comuni, i loro uffici e assessorati al turismo, lo IAT, il Consorzio Turistico ecc. ecc. continuino a coprire i loro attuali rispettivi ruoli. Ma a coordinare tutto ci sia finalmente (ma è tardissimo) un organismo competente, partecipato, in grado di sviluppare visione e progettualità d’insieme. A partire proprio dalla riorganizzazione e comunicazione di quegli invidiabili valori che rappresentano l'unicità dell'altopiano. Una "visione" di marketing condivisa, l’obiettivo di dare rilevanza all’offerta (valori e competitività di marca), una strategia di valorizzazione prodotto-comunicazione (inscindibili nel turismo) competitiva. Una vera “Reggenza” per il turismo in grado di sviluppare finalmente marketing e comunicazione adeguati. E' l'azienda-altopiano che deve tornare competitiva. Nel marketing - ci lavoro da 30 anni - bisogna saper predisporre con coerenza le condizioni più favorevoli e poi aspettare il responso del mercato. Gli strumenti (soldi) ci sono, manca la "nostra" progettualità (agire per obiettivi condivisi). Progettare il futuro significa autodeterminazione e condivisione di un piano di marketing territoriale: non è un qualcosa che può arrivare da fuori, non si può demandare "attaccandoci" al trentini o ad un megadistretto del turismo veneto o ubriacarci di Montagna Cimbra per dimenticare. Non puoi neppure andare all'IKEA e ordinare un tot di km2 di marketing territoriale. Puoi solo essere umile, imparare da quelli più bravi (Nereo Stella lo fece), sederti attorno un tavolo, fare l'inventario di quello che hai, individuare i tuoi vantaggi strategici rispetto alla concorrenza, valorizzare la tua unicità, cooperare per ripartire da dove la storia ci ha lasciati. A colpi di Skoda 305 novanta anni fa, a gettate di cemento fino solo a ieri (spero). La terza cosa è Sleghe Downtown che davvero ringrazio per avermi risposto su Radio Monte Katz: «Ma Jegary, (...) finchè la gente normale non farà proprio l'assunto che il territorio è un suo proprio bene personale non cambierà nulla perchè non avrà percezione del mancato guadagno conseguente ad uno sfruttamento indistinto ed indisciplinato. Bisogna che prima la gente capisca l'importanza del territorio in cui vive, e percepisca il rischio che questo habitat corre. Altrimenti la promessa di sviluppo puntuale con fondi per rattoppare degli impianti di risalita inutili farà sempre presa...». Sleghe Downtown, lo so che è proprio come dici tu, lo so che bisogna che prima la gente capisca l'importanza del territorio in cui vive. Ed oggi ho anche la consapevolezza, pesantissima, che nemmeno un gigante ineguagliabile come Mario Rigoni Stern abbia fatto pienamente lukha (breccia, varco) tra i suoi paesani. Cosa possiamo fare? Per me c'è solo l'ottimismo della ragione. Proviamo - almeno in questo - a non girare la testa dall'altra parte, leggiamo, scriviamo, parliamo, partecipiamo, passiamo parola. Cerchiamo di non essere inutili, come ripeteva Stern. Infine, il rapporto dell'altopiano con la realtà del turismo è oggi difficile. Lo è nella misura in cui l'altopianese è a disagio con se stesso: come sentirsi protagonisti in una realtà socioeconomica così contraddittoria? Sembra si faccia apposta a non portare in primo piano le positività. Abbiamo più storia di autonomia e confederazione noi che gli Stati Uniti, perché allora non lo scriviamo agli ingressi dell'altopiano? Perché non abbiamo un'unica tabellazione coordinata, un unico marchio "sette teste", con testo in cimbro, italiano, tedesco e inglese per offrire e offrirci lo straordinario patrimonio di toponomastica dell'altopiano? Perché non abbiamo, come in «altre località», una rete di percorsi pedonali intercomunali? Per la nostra natura stessa di altopiano nessuna delle «altre località» potrà mai offrire una rete pedonale (mobilità dolce) da centro a centro. Questo vantaggio competitivo, assolutamente ignorato, rappresenta l'assoluta unicità del nostro territorio. Saliamo ogni tanto sul Sisemol, sembra che l'etimo stesso suggerisca approssimativamente un "da dove si vede la conca" (Prof. Danillo Finco, Gallio toponomastica e microstoria). O saliamo sul Katz, meno di un'ora a piedi dalle vetrine di Corso 4 Novembre, mulattiera già esistente, ma ai turisti non dobbiamo farlo sapere... Osserviamo meglio e facciamo tesoro di quello che già abbiamo ma che non "vediamo"?: laiten, stoan platten, pèchlelen, bègalen, khéssele... Estate ed inverno, niente auto, niente impianti, niente impatto. C'è già tutto, basta dare un senso alle cose. Da queste piccole grandi cose parte il senso di appartenenza. Che a sua volta genera positività, a partire dall'orgoglio di essere noi la storia, di essere noi "protagonisti" e non "vittime" del turismo. Piccoli successi in questo senso generano grandi ritorni sociali, con ritorni economici diffusi e l'avvio di circoli virtuosi che in pochi anni ci restituirebbero la leadership che ci meritiamo. Per contro, arroganza e saccenza, come in ogni realtà lavorativa, creano solo emarginazioni. L'individualismo e i decisionismi alimentano circoli viziosi, le negatività emergono irricevibili, fino alla perversione sociale di condividere il disprezzo verso "el xaleto" e trovare in questa complicità il "nostro" unico punto di aggregazione. Andrea Cunico Jegary

Autore: Da L'ALTOPIANO del 04.04.09 | Luogo: | Data: 06/04/2009 18.51.55 | Id messaggio : 21


QUALI OBIETTIVI ?
L'obiettivo è dotare finalmente il sistema turismo altopiano di un centro servizi impegnato nella ricerca e sviluppo per la massima competitività del mix prodotto/comunicazione. Questa area di eccellenza strategica nasce per operare, in estrema sintesi, su cinque direttrici valoriali del brand Altopiano di Asiago 7 Comuni: 1_AVVIARE un'attività sistemica di branding (valorizzazione di marca) mirata ad organizzare e dare visibilità all'identità AA7C sotto un unico marchio immediatamente riconoscibile e immediatamente riconducibile al grande patrimonio di unicità storica-ambientale del nostro territorio 2_PROMUOVERE e coordinare azioni informative e formative dedicate agli operatori in generale, con particolare attenzione alle opportunità per i giovani; l'attività è mirata a promuovere cultura di marketing e nuove professionalità adeguate alle nuove esigenze del mercato internazionale 3_VALORIZZARE la percezione di qualità del prodotto di ciascuna filiera attraverso la definizione di un disciplinare d'appartenenza che impegni reciprocamente ad un rigoroso controllo a garanzia della corretta valorizzazione e posizionamento della marca AA7C in quanto valore riconosciuto e condiviso dal territorio come patrimonio comune 4_SUPPORTARE direttamente con consulenze di marketing e comunicazione i singoli produttori impegnati nell'offerta di prodotti di qualità legati alla tipicità ed unicità della marca AA7C, con particolare priorità ai prodotti che, per entità di distribuzione e visibilità, possano veicolare notorietà e coerenza di valori del territorio e della sua vocazione turistica  5_MONITORARE, analizzare, interpretare il continuo divenire delle aspettative di mercato (megatrend), tradurre tempestivamente questi segnali in linee guida generali per il coordinamento globale delle iniziative del territorio mirando a soddisfare la domanda con un approccio sistemico verso nuove iniziative in coerenza, continuità e univocità all'identità della marca AA7C.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 12/02/2009 18.56.36 | Id messaggio : 20


NON SONO I SOLDI CHE CI SERVONO, MA PROGETTI
ASIAGO.La critica del presidente del Comitato pro Trentino (di Gerardo Rigoni) «I COMUNI ALTOPIANESI NON SONO AFFATTO UNITI. Grazie al movimento referendario sono arrivati oltre 7 milioni e mezzo di euro». Il presidente del Comitato Francesco Rodeghiero: «...fino ad ora grazie al movimento referendario di vari Comuni veneti all'Altopiano sono arrivati oltre 7,5 milioni di euro di finanziamenti sia dalla legge Lanzillotta, sia dall'accordo Galan-Dellai. Però ancora una volta si deve sottolineare che non sono i soldi che ci sevono, ma un progetto complessivo dell'Altopiano a favore dell'occupazione, delle famiglie, di chi vuole rimanere a vivere quassù».

Autore: Giornale di Vicenza | Luogo: | Data: 10/02/2009 21.18.02 | Id messaggio : 19


POCHI CAMPANILI E MOLTI PONTI
"Sogno una comunità dove ci siano più ponti che campanili. Vorrei un altopiano capace di un progetto quotidiano di intenti e di azioni. Lo ripeto: meno campanilismo, più collaborazione. E' ormai una necessità per non morire. Manca una cultura dell'accoglienza. Ai nostri ospiti dobbiamo ofrrire relazioni solide, un segno di amicizia che sia insieme un saluto e un invito a tornare. Parlo della cultuta del turismo, parlo dell'ospitalità che seve ad affezionare il turista." Professor Sergio Bonato, già sindaco di Roana, presidente Istituto Cultura Cimbra, in una intervista raccolta da Franco Mognon per l'inchiesta VIAGGIO SULL'ALTOPIANO

Autore: Giornale Di Vicenza, 28.06.08 | Luogo: | Data: 30/06/2008 20.00.18 | Id messaggio : 15


IL RAPPORTO TRA TURISMO E COMUNICAZIONE
"Il rapporto tra turismo e comunicazione è forte e inscindibile. In realtà, possiamo sempre più affermare che non esiste un distacco netto tra il momento della produzione e il momento della comunicazione del prodotto: la costruzione del prodotto deve comprendere anche la comunicazione, la progettazione di infrastrutture e servizi deve riguardare anche la costruzione dell'identtà, l'hardware si deve fondere con il  software, il virtuale con il reale, il fisico con il percepit"Il rapporto tra turismo e comunicazione è forte e inscindibile. In realtà, possiamo sempre più affermare che non esiste un distacco netto tra il momento della produzione e il momento della comunicazione del prodotto: la costruzione del prodotto deve comprendere anche la comunicazione, la progettazione di infrastrutture e servizi deve riguardare anche la costruzione dell'identtà, l'hardware si deve fondere con il  software, il virtuale con il reale, il fisico con il percepito." Francesco Giordana, torinese, giornalista, laureato in Scienze Politiche, opera nel mondo della comunicazione d'impresa dal 1975. Docente di Relazioni Pubbliche nel Corso di Laurea in Scienze Turistiche della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano.Francesco Giordana, torinese, giornalista, laureato in Scienze Politiche, opera nel mondo della comunicazione d'impresa dal 1975. Docente di Relazioni Pubbliche nel Corso di Laurea in Scienze Turistiche della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano.

Autore: Francesco Giordana | Luogo: | Data: 21/04/2008 8.09.35 | Id messaggio : 13


IL TURISMO CHIEDE PIU' ATTENZIONE
"A mio avviso, i risultati non completamente positivi sull'andamento turistico dell'Altopiano, dovuti, appunto alla scarsità di presenze nelle strutture meno qualificate, derivano non tanto dalla carente offerta di alberghi di livello alto, quanto piuttosto ad una insufficiente promozione, soprattutto rispetto a località concorrenti e vicine a noi come ad esempio il Trentino Alto Adige." Andrea Gallo, direttore della Confcommercio di Vicenza,

Autore: Giornale Di Vicenza, 26 Marzo 2008 | Luogo: | Data: 03/04/2008 17.55.31 | Id messaggio : 12


UN'AGENZIA INTERTERRITORIALE
La Libera Consulta per il Marketing Territoriale Spettabile Reggenza Altopiano 7 Comuni nasce come movimento indipendente, basato sul volontariato, aperto a tutti. L'altopiano ha bisogno di condividere un'attività di marketing territoriale univoca. E’ basilare ed é urgente la costituzione di un'agenzia interterritoriale che individui, che raccolga, che accolga e attiri a sé, risorse umane con esperienza, competenza e professionalità multidisciplinari, con particolare riferimento al mondo della comunicazione e del marketing.

Autore: Andrea Cunico Jegary | Luogo: | Data: 14/02/2008 21.04.05 | Id messaggio : 11




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